giovedì 22 giugno 2017

V. Lo specchio del mondo

Come muoversi nello spazio delle varianti

Al mondo non ci sono problemi irrisolvibili
ma soltanto soluzioni più o meno semplici.
Fermati e rifletti: la risposta è adesso.
Enigma iniziatico

Probabilmente conoscerai la celeberrima massima cartesiana “penso dunque sono”, oggi tanto vituperata dalle correnti di spiritualità fai da te, ebbene, considera che essa, da un certo punto di vista strettamente realistico, rispecchia una grande verità:

Il vostro mondo è tutto ciò che di esso pensate

Questa frase, con cui Vadim Zeland esordisce per introdurre la V carta dei Tarocchi dello spazio delle varianti, riassume uno dei contenuti più rivoluzionari della ricerca quantistica degli ultimi decenni, retaggio imprescindibile della sapienza metafisica di origine immemore. Esiste un legame diretto tra pensiero ed esistenza, che si esprime in modo sensibile nella realtà, non solo perché tutto quello che si manifesta è stato concepito sul piano mentale, prima di assumere una forma materiale, ma soprattutto perché la percezione della realtà e del suo potenziale evolutivo dipendono dal pensiero, per il semplice fatto che tutto ciò che non riusciamo a immaginare (cioè a “pensare” utilizzando la nostra mente sincronica-analogica e intuitiva) o a ideare (cioè a pensare, nel senso più comune del termine, utilizzando la nostra mente cronologica e razionale) sostanzialmente per noi non esiste, non rientrando nel nostro campo percettivo, e di conseguenza non può essere esperito coscientemente. Questa è scienza, oltre che puro buon senso.

I Tarocchi dello spazio delle varianti: V

Ne consegue che cambiare il proprio mondo significa essenzialmente cambiare il proprio modo di pensare, precisamente passando dalla modalità passiva di pensiero reattivo (osservo il mondo circostante e mi esprimo, giudicando e reagendo, in base a ciò che percepisco) a quella proattiva di pensiero creativo (osservo me stesso ed esprimo al massimo delle mie attuali possibilità, proprio adesso, qui ed ora, quello che voglio percepire) che automaticamente, per risonanza, porta allo slittamento verso la nicchia dello spazio delle varianti ottimale all'espressione esterna della mia condizione interiore.



Una conseguenza fondamentale di questa verità è il potere creativo della parola, che la tradizione magica tramanda con la formula aramaica Avrah KaDabra, “creo come parlo”, perché ciò che diciamo, e il modo in cui lo esprimiamo, rappresenta l'esternazione di pensieri sedimentati nella coscienza, espressione del nostro attuale modo di essere, ovvero di un atteggiamento mentale e di un'emissione di energia che più di ogni altra cosa inevitabilmente plasma lo strato del nostro mondo. Da qui si evince il potenziale benefico di un utilizzo sensato delle affermazioni, orientate ad una visione positiva e ad un approccio proattivo alla vita, e, detto per inciso ma a caratteri cubitali, del prestare la massima attenzione alla qualità dei propri dialoghi (interiori ed esteriori) perché di fatto quello che esprimiamo a parole consolida la realtà fisica.



Con questa carta, quindi, Vadim Zeland ci ricorda che il mondo manifesto si crea per risonanza e inizia a spiegarlo introducendo l'analogia dello specchio, metafora estremamente funzionale alla comprensione dell'applicazione pratica di questa legge universale. Infatti, pensando al nostro mondo come ad uno specchio, diventa subito evidente che per cambiare ciò che vediamo bisognerà agire sulla sorgente dell'immagine riflessa, adoperandoci affinché corrisponda a quello che vogliamo davvero esternare. Il cambiamento non può che avvenire dall'interno e per rendersene conto conviene iniziare a guardarsi consapevolmente allo specchio. Supponiamo, ad esempio, che ci piacerebbe circondarci di persone felici e sorridenti (a chi non piacerebbe?) ma guardandoci allo specchio vediamo il ritratto dell'insoddisfazione, certamente non sarà quell'immagine da cambiare ma l'espressione del soggetto, cosa, a ben vedere, molto più semplice e fattibile dell'affannarsi a voler cambiare un riflesso totalmente effimero: sorridi e pensa a quello che ti rende felice e l'immagine cambierà. Un altro esempio classico è l'amore: tutti vogliono essere amati, praticamente lo pretendono, e cosa si riflette nello specchio del mondo se non questa disperata presunzione? Se invece ci disponiamo ad esprimere amore in ogni circostanza, riceveremo amore, non in un fantomatico futuro ma proprio adesso, poiché a livello spirituale essere e avere coincidono. L'amore è l'energia universale, più si dà e più si riceve, dal momento che non si può donare ciò che non si ha già e questo vale anche sul piano materiale. In sostanza, puoi creare il tuo mondo, perché esso è un riflesso di ciò che sei. Questa è una grande verità metafisica, una legge quantistica universale e l'inizio dei miracoli coscienti.



Lo specchio del mondo ci restituirà esattamente l'immagine delle nostre più forti aspettative sulla realtà. E ciò può essere una benedizione o una maledizione, dipende dal nostro stato di consapevolezza o incoscienza e dal fatto che conosciamo o meno questa legge. Sì, perché di legge trattasi. Qualunque stereotipo attecchito nella nostra mente, qualsiasi imperitura tradizione a cui ci atteniamo, qualsiasi luogo comune al quale ci conformiamo, qualsivoglia superstizione a cui crediamo, qualunque imprinting al quale rispondiamo, tutti, indistintamente, troveranno una risposta affermativa, risonante, da parte dello specchio del mondo. Se ci aspettiamo che la vita sia sofferenza e che tutto si ottenga con il sudore della fronte, allora sarà sicuramente così. Se pensiamo sinceramente che la vita sia una festa e che ogni giorno ci aspetti una nuova entusiasmante avventura, allora non otterremo niente di meno di questo. Tenendo presente che il mondo concorda sempre con quello che si pensa di esso, abbiamo una meravigliosa opportunità di orientare coscientemente per il meglio la nostra vita e di impostare le basi per una gestione della realtà confacente alle nostre aspettative e alle nostre più autentiche prospettive di realizzazione del nostro potenziale. È un’occasione d’oro, che va colta giorno dopo giorno senza tentennare.



Sorprendentemente semplice, tutto sommato, ma per niente facile da vivere, specialmente se ti sei appena risvegliato da un'esistenza automatica. Diciamo che per la prima volta apri davvero gli occhi sulla realtà e ti guardi coscientemente allo specchio (metaforicamente, considerando la tua vita, ma anche fisicamente) e quello che vedi è ben lontano da quello che vorresti: niente panico, nessuno ti sta suggerendo di convincerti che un incubo sia un sogno celestiale, il punto fondamentale è sapere che si tratta del tuo incubo. Tu hai contribuito sostanzialmente a crearlo, solo tu puoi disfarlo e trasformarlo nella realtà dei tuoi sogni. Inizia a praticare la vera riflessione: come puoi esprimere al massimo, con tutto te stesso, quello che vuoi proprio qui e ora? Lascia perdere le circostanze e la situazione contingente, concentrati su quello che vuoi veramente e manifestalo al meglio delle tue possibilità attuali. Puoi avere tutto ciò che desideri, a patto di riuscire ad esserlo. La fonte della tua realizzazione, cosciente o meno, sei comunque tu. Riflettere bene ti conviene. Applicati e condividi la tua prospettiva di creazione consapevole della realtà con chi può comprenderla e sostenerla. La Forza è con te e l'unione fa la Forza.

La carta V “Lo specchio del mondo” ti ricorda:

  • Il mondo è uno specchio: impara a riflettere ciò che vuoi davvero
  • Il mondo riflette il modo che abbiamo di rapportarci ai suoi fenomeni
  • Il mondo concorda sempre con quello che pensiamo
  • Che cosa pensiamo del nostro mondo?
  • Se siamo convinti che il nostro mondo ci riservi sempre il meglio del meglio, allora sarà effettivamente così

Ora prova ad osservare come tutto questo si applica alla tua vita quotidiana: in che modo la consapevolezza cambia la manifestazione della realtà? Raccontaci la tua esperienza scrivendola nei commenti al post!
Mariavittoria & Fabrizio


LETTURA DEL MESE

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La fisica dell'auto-guarigione

Non c'è dominio sulla natura, né sul corpo che è natura, ma c'è rispetto e cura di chi custodisce segreti, di chi conosce leggi misteriose e permette il loro compimento. Così è possibile vedere nel corpo le leggi dell'anima, nella materia le leggi dello spirito: così ogni organo, come insegna Paracelso, è una funzione; ogni organo, come direbbe Jung, è un archetipo; ogni organo, come direbbe il medico cinese, è un'emozione, e un senso abita coscientemente ciò che nella materia accade.”