domenica 22 luglio 2018

La salute nel movimento


Forse l’etica è una scienza scomparsa dal mondo intero. 
Non fa niente, dovremo inventarla un’altra volta
Jorge Louis Borges

Avrai già sentito dire l'espressione “Sii sportivo”, che di solito intende esprimere un'esortazione ad essere più corretti, leali, equanimi e quindi a saper prendere di buon grado tanto una vittoria quanto una sconfitta. Infatti, onestà, rispetto ed equilibrio psichico sono i valori autentici dello sport, cui si aggiungono la forza e la padronanza del corpo fisico e un'efficace gestione dello stress mentale, ed è per questo che lo sport è considerato da millenni una pratica di sviluppo psicofisico salutare, non solo in generale, ma anche nelle scuole iniziatiche, in cui è sempre prevista una qualche forma di attività fisica, volta a rafforzare la capacità dello spirito di temprare il corpo e trasformarlo in un potente strumento di conoscenza, crescita ed espressione di sé.



Il movimento è di vitale importanza per la salute e l'equilibrio dell'essere umano e se vogliamo diventare sempre più resilienti, ovvero capaci di affrontare il cambiamento evolvendoci con gioia, lo sport dovrebbe essere una palestra per l'anima, non solo un'occasione di sfogo per il corpo, e dovrebbe allenare tutti i muscoli, cervello incluso, esercitando il buon funzionamento dell'intero apparato psicofisico. Il campo da gioco (onesta sublimazione del campo di battaglia) dovrebbe essere un terreno di confronto costruttivo con se stessi e con l'avversario, il quale in effetti è il nostro più prezioso alleato, perché ci consente di misurarci con le nostre capacità, specialmente nella gestione della manifestazione sul piano fisico della nostra forza interiore, da cui dipende non solo l'efficacia del gesto atletico ma in generale il tipo di atteggiamento e di comportamento tenuto in campo.
Una condotta sportiva e il gioco corretto (il cosiddetto fair play) sono di fatto occasioni per l'anima di esercitare le proprie doti in un ambito circoscritto (il campo, la palestra, la pista...) in cui però vengono riprodotte le stesse circostanze che dovrà affrontare in generale nelle sfide della vita, dando prova di sé e del fatto, inconfutabile a livello esoterico, che la vera forza è sempre interiore.



Gli antichi conoscevano il legame occulto tra prestazione sportiva e vita sociale, e tenevano in grande considerazione gli atleti, tanto per la loro abilità fisica esemplare quanto per la loro condotta irreprensibile. Essi sapevano che entrambi questi aspetti sarebbero stati inevitabilmente presi a modello dagli altri cittadini.
I giochi olimpici dell'Antica Grecia, l'avvenimento sportivo più noto dell'antichità classica, erano così importanti che venivano utilizzati come riferimento cronologico (un'olimpiade, tra l'altro, era il periodo di quattro anni che intercorreva tra due edizioni successive dei giochi) e durante il loro svolgimento si sospendevano guerre e conflitti. A dimostrazione del fatto che esprimere con onore e audacia i propri talenti consente di riscattarsi indipendentemente dalla propria condizione di partenza, anche le più rigide convenzioni sociali venivano accantonate in favore del riconoscimento delle doti sportive, per cui tra gli acclamati vincitori olimpici compaiono svantaggiati ed emarginati come schiavi e perfino alcune donne.



Una di queste donne la cui storia è giunta fino ad oggi è Cinisca, principessa di Sparta, che in qualità di organizzatrice e preparatrice dei cavalli vinse la più prestigiosa corsa dei carri, il tethrippon, per ben due volte e le vennero dedicate due statue olimpiche, e un tempio in suo onore in patria in cui veniva venerata come eroina. Ecco cosa questa audace e ambiziosa antesignana di tutte le atlete fece scrivere sotto una delle sue statue, erette nel tempio di Zeus a Olimpia:

[I re] di Sparta sono [mio]padre e i [miei] fratelli;
con un [carro di cavalli dai piedi veloci]
Cinisca, vittoriosa ha eretto questa statua.
Io dichiaro di essere l'unica donna in tutta la Grecia
ad aver vinto questa corona.

Il premio per la vittoria dei giochi olimpici, infatti, consisteva nel diritto di immagine, ovvero in una statua che veniva eretta nel tempio del Padre degli déi e che letteralmente consegnava l'atleta vittorioso alla gloria dell'Olimpo. Non erano previsti premi in denaro, anche se gli atleti potevano essere ingaggiati da un organizzatore (come fece Cinisca con l'auriga del suo carro), mentre chi veniva colto a truccare le competizioni o a trasgredirne le regole era sanzionato e una targa con il suo nome e la descrizione del suo reato veniva esposta in una sorta di viale del pubblico biasimo. Il messaggio per tutti i partecipanti era chiaro: prima aspira alla gloria immortale, e quando te la sarai guadagnata, fama e ricchezza seguiranno, ma se ti comporti in modo disonesto tutto il mondo lo saprà e insieme all'onore avrai perduto la reputazione.
Del resto, lo sport non dovrebbe insegnarci proprio questo? Vincere i nostri limiti, qualunque forma assumano, e imparare a esprimere la divinità nella materia. La forza e la bellezza di un gesto atletico suscitano genuina ammirazione proprio perché diventano un segno tangibile delle meravigliose potenzialità realizzabili da un'anima incarnata.



Ovviamente, a livello agonistico le conseguenze di come si affronta la sfida sportiva con se stessi e con gli altri vengono amplificate, anche per via dell'attenzione mediatica rivolta da sempre agli atleti, esposti continuamente al rischio di passare dal podio al dimenticatoio o, cosa assai peggiore, di vedersi trasformare in personaggi da rotocalco. Il comportamento più o meno valoroso e onorevole degli sportivi contemporanei è sotto gli occhi di tutti: esso riflette e talvolta esaspera le caratteristiche salienti dell'ambiente in cui operano, e chiunque sia dotato di un minimo di discernimento può trarre a riguardo le proprie conclusioni, per cui non spenderò parole per commentare il livello, ormai infimo, di gran parte delle competizioni sportive che vengono trasmesse in televisione. Siccome però questo spettacolo indecoroso e disonorevole per il genere umano viene replicato sempre più spesso anche a livello dilettantistico, vorrei concludere invitandoti a riflettere su un tema cruciale e che non a caso dà il titolo a questo articolo: il rapporto tra salute e movimento. Come ho già avuto modo di accennare e di approfondire con esercizi specifici, descritti nella pratica della resilienza alimentare, l'essere umano, come tutti i viventi, è fatto per muoversi e una vita attiva costituisce la miglior prevenzione e cura di innumerevoli disturbi della modernità, ma i suoi benefici dipendono il larga misura dal grado di consapevolezza con cui pratichiamo.



Qualsiasi attività fisica, dallo sport alle pulizie di casa, comporta il movimento di energia, questo significa non solo che contribuisce a tonificare il corpo fisico, ma che rimette in circolo e spesso amplifica le nostre emozioni, le quali al pari dei grassi, vengono smobilitati in modo che l'apparato psicofisico possa disporne meglio. Va da sé che la gestione ottimale delle energie mobilitate durante l'attività motoria è possibile solo se siamo consapevoli di cosa sta avvenendo nel nostro corpo e intenzionati a rimanere presenti ad ogni reazione psicofisica in corso, altrimenti finirà che ad esempio, andremo a correre, a piedi o in bicicletta, per “smaltire lo stress della giornata in ufficio” solo per incontrare altre persone stressate (nient'altro che specchi della nostra condizione) e scaricare su di loro l'eccesso di emozioni represse che i neurotrasmettitori, attivati dall'esercizio fisico (in particolare l'adrenalina), fanno emergere prepotentemente in noi. É evidente che il genere di sport o attività fisica “da sfogo meccanico” innesca solo circoli viziosi di sostanze dopanti, prodotte naturalmente dal corpo e in cui lo sportivo rischia di rimanere intrappolato, senza alcun beneficio durevole per la propria salute, probabilmente con l'unico risultato di aggiungere qualche altro elemento di disturbo nel proprio ambiente già sovraccarico di interferenze e squilibri. La soluzione è sempre la stessa: presenza e osservazione dei propri processi interiori e di quanto avviene all'esterno. Solo quando si acquisisce la capacità di osservarsi, quindi di essere consapevoli di ciò che sta veramente succedendo, è possibile scegliere e smettere di reagire come bestie dissennate. E non è mai troppo tardi per iniziare.



Se stai praticando sport o hai intenzione di cominciare, poniti alcune domande risveglianti:

  • Come mi sento prima di praticare? E dopo?
  • Quali emozioni sperimento? Riesco a gestirle o tendo a scaricarle sugli altri?
  • Che genere di persone incontro e cosa mi piace o mi infastidisce di loro?
  • Quali sono le caratteristiche principali dell'ambiente in cui pratico?
  • Quali valori mi trasmettono i compagni di squadra?
  • Ammiro l'allenatore/istruttore? Lo ritengo un modello di comportamento esemplare?
  • Quali risultati voglio ottenere da questa pratica?
  • Quali risultati ottengo effettivamente dopo aver praticato?

L'attività fisica, sport incluso, è un aspetto importante della nostra vita, che ci aiuta a rimanere in forma e soprattutto presiede al movimento delle emozioni dentro e fuori dal corpo, e non dovrebbe essere lasciato al caso, né relegato tra i passatempi occasionali. Gli esercizi che pratichiamo, e soprattutto l'atteggiamento e il modo con cui li svolgiamo, rispecchiano lo stato attuale della nostra energia e idealmente dovrebbero aiutarci a crescere a livello sia psicofisico che spirituale. Esercitandoti in consapevolezza puoi far emergere la parte migliore di te anche quando ti alleni o gareggi e questo inevitabilmente avrà delle ripercussioni positive sulla tua vita in generale.
Mariavittoria

PREPARA CORPO E MENTE A VINCERE LO STRESS

MANUALE DI AUTOMASSAGGIO
Ritrovare salute e vitalità con le antiche tecniche cinesi

Conosci sicuramente le strategie antistress: praticare esercizi di rilassamento, fare sport regolarmente, avere un'alimentazione equilibrata, guardare in modo relativo e positivo agli eventi della tua vita, avere un passatempo o un hobby... Quando pratichi le tecniche esposte in questo libro riunisci diverse strategie: trascorri un momento con te stesso nella calma e nella tranquillità, sviluppi emozioni positive e fai circolare l'energia nel tuo corpo. Tutte le tensioni, tutte le ansie sono messe da parte per coltivare il meglio di te stesso.”


domenica 24 giugno 2018

Obiettivi e aspirazioni dell'anima




Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare
Lucio Anneo Seneca


Nel precedente post abbiamo analizzato le chiavi per raggiungere la felicità.
Oggi prendiamo in considerazione un metodo semplice ed efficace per individuare e quindi realizzare gli obiettivi della nostra vita.




Innanzitutto, bisogna che ci mettiamo bene in mente che questo tema non va affrontato alla leggera, ma semmai con leggerezza. Occorre evitare di dare per scontato che la determinazione degli obiettivi non sia nient’altro che esplicitare i nostri desideri, magari elencando la prima cosa che ci passa per la mente. Al contrario, con questo atto volontario e consapevole, stiamo ponendo le basi per stabilire che cosa vogliamo veramente fare, e quindi che cosa esprimere del nostro essere in questa vita; si tratta di un’opera di importanza basilare, che richiede impegno, attenzione e dedizione, specialmente da parte di coloro che intendono evolvere consapevolmente. 
Bisogna che ci muniamo di pazienza, perché occorre investire del tempo e delle energie per discernere che cosa sia veramente meglio per noi e, al contempo, munirsi di entusiasmo, perché quello che stiamo facendo è un vero e proprio atto metafisico di creazione.



Cerchiamo di sistemarci comodamente in un luogo piacevole (una panchina al parco, la nostra camera immersa nella penombra alla luce di una candela, sul balcone o in giardino purificati dai raggi del sole e da una brezza leggera…), in cui nel tempo torneremo ogni volta per svolgere la nostra opera creatrice, dando alla nostra attività un ritmo, se possibile, costante. Nell’effettuare queste scelte non ci sono costrizioni, soltanto la gioiosa consapevolezza di stare consacrando una parte del tempo alla creazione consapevole di qualcosa di unico e fondamentale per il nostro mondo. 
Quando siamo immersi in questa atmosfera piacevole e rilassata, cerchiamo di fare un po’ di vuoto all’interno di noi stessi, una sorta di purificazione, soprattutto dagli influssi del bombardamento di informazioni, input e condizionamenti che costantemente subiamo. Per farlo, possiamo seguire una tecnica specifica di respirazione consapevole (ad esempio la respirazione ha o quella piko piko, spiegate e consigliate dalla resilienza alimentare), oppure semplicemente seguire per qualche minuto il flusso naturale del nostro respiro, fino a liberarci da ogni tensione corporea o pensiero importuno.



Una volta rilassati, possiamo concentrarci serenamente sul compito che ci siamo prefissati. Il primo passo fondamentale da compiere è discriminare fra ciò che ci appartiene e quello che invece ci arriva come riflesso dell’ambiente che ci circonda. Occorre cioè distinguere fra gli obiettivi che ci derivano da influenze esterne (pubblicità, istituzioni, relazioni personali, ecc.) e le aspirazioni che invece è il nostro io autentico, meglio ancora l’anima stessa, a suggerirci. Questa netta separazione può apparire banale, ma non lo è, anzi è un passo cruciale e una riflessione essenziale da compiere per emanciparsi dalle pressioni condizionanti, che altrimenti continueranno a plasmare la nostra vita a livello inconscio. Per operare questa distinzione, innanzitutto svolgiamo l’esercizio sui desideri spiegato alla fine del post precedente, cercando di non tralasciare nessun ambito (per esserne sicuri, possiamo rispondere alle domande proposte considerando ogni settore della nostra vita, ad esempio famiglia, lavoro, amici, interessi personali…), dopodiché stiliamo un elenco di tutte le attività in cui eccelliamo senza sforzo, tutto quello che spontaneamente ci viene bene. Questa lista includerà anche le qualità, i pregi, i talenti che riconosciamo essere nostri e costituirà una buona base di partenza per elaborare una direzione verso la quale muoverci.



Quando i nostri obiettivi piano piano affioreranno alla coscienza, non esaminiamo subito la loro fattibilità, anzi, questo non è affatto il nostro compito: a noi spetta di focalizzarci sull’obiettivo autentico, ovvero svelare le aspirazioni dell’anima, senza esaminare i metodi per arrivare a realizzarlo. Lasciamo che l’imponderabile, l’inammissibile e l’impossibile entrino dalla porta principale nella nostra vita e che il nostro mondo si prenda cura di come raggiungere le nostre mete. 
Potrebbe non venirci in mente niente ed essere ancora totalmente ignari della direzione da imprimere alla nostra vita: niente paura, continuiamo con tranquillità la nostra ricerca, offrendo quotidianamente alla nostra anima il maggior numero di esperienze possibili, tra quelle che più ci ispirano o anche che ci appaiono praticabili, per quanto insolite (qui vale la risposta alla domanda cruciale Perché no?), onde lei possa, una volta riconosciuto quello che fa al caso suo, indicarcelo con sicurezza. 
Un obiettivo comunque lo possiamo sempre portare avanti con sicuro beneficio: espandere il nostro benessere psicofisico e la nostra consapevolezza attraverso la pratica della resilienza alimentare e avvalersi attivamente di tutto ciò che rende degna di essere vissuta la nostra permanenza in questa dimensione.



Il lavoro di identificazione delle aspirazioni dell’anima procederà per stratificazione, aggiungendo, limando, perfezionando, rivedendo e, certo, anche sottraendo: è un movimento in divenire, in trasformazione, una forma pensiero nostra alleata che si può plasmare, preziosa e duttile come l’oro, rinfrescante e piena di vita come l’acqua, dinamica come l’aria e rigenerante per il fuoco dello spirito. 
Investiamo dunque in noi stessi, dedichiamo del tempo a trovare quello che ci sta veramente a cuore e conduce all’autentica realizzazione: quale miglior viatico per una vita piena e gioiosa, in armonia con il nostro sé più profondo e con tutto ciò che ci circonda e che inevitabilmente ci fa da specchio.
Fabrizio


RITROVA LA VIA DELLA TUA AUTENTICA REALIZZAZIONE

IL PIACERE PRIMA DI TUTTO
Come liberarsi dalle catene e ritrovare il senso dell'Esistenza

"Quando senti sorgere in te il Piacere della Potenza, allora sii come un guerriero; quando hai la possibilità di guardare al Desiderio per orientarti, sii come un sacerdote; quando la Libertà ti chiederà di essere al posto tuo, lasciale quel posto con totale reverenza, come farebbe un danzatore, non hai nulla da perdere. Questa fluidità è Vita! Se rinunci a lei e diventi rigido, non sei più vivo, ti sei lasciato intrappolare."






martedì 22 maggio 2018

Il segreto della felicità


Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che
il mio pensiero può rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l'intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di saggezza del cuore.
Charles Chaplin



Che cosa è veramente la felicità e soprattutto come si realizza? Mi sembra un argomento sul quale valga la pena soffermarsi e riflettere attentamente. Iniziamo considerando il contenuto di un celebre documento storico di importanza fondamentale per le sorti dell'Occidente moderno, nel quale si legge testualmente:

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.

Parole illuminanti e più che condivisibili contenute nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America (1776), grazie alle quali ancora oggi molti sanno, almeno per sentito dire, che nel Paese a stelle e strisce la ricerca della felicità è un diritto sancito dall'atto fondativo della nazione. Pochi però sono a conoscenza del fatto che questa idea originale, filantropicamente rivoluzionaria, si deve a un italiano.




Infatti, Benjamin Franklin non era convinto della prima stesura del passo sopra citato, che dietro proposta di John Locke dichiarava il diritto dell’uomo alla “proprietà”, e si rivolse al confratello partenopeo Gaetano Filangeri, il quale suggerì di sostituire quel termine così circoscritto alla ricchezza terrena con la parola “felicità”, che si prestava a interpretazioni di più ampie vedute e probabilmente di minor potenziale sovversivo, almeno nel breve periodo. Fu così che, grazie all’originalità napoletana e al pragmatismo americano, la massoneria oltreoceano risolse di trasformare quello che doveva essere una semplice dichiarazione di diritti materiali in una rivendicazione dal sapore idealista e decisamente avveniristico, in cui gli inalienabili diritti alla vita e alla libertà andavano a braccetto con l’altrettanto irrinunciabile diritto alla ricerca della felicità, senza particolari limitazioni all’interpretazione di quest’ultimo concetto innovativo.
In seguito, ci pensò il capitalismo, e ancor più la pubblicità a rinsaldare il valore dell’equazione tra ricchezza e felicità, attraverso l’induzione delle masse al consumismo più sfrenato in nome della ricerca e ostentazione di un benessere economico che surrettiziamente veniva presentato come sinonimo di benessere individuale e collettivo. Questo genere di condizionamento è talmente radicato da continuare ad agire ancora oggi, pressoché indisturbato, a livello globale, catapultando l’individuo in un baratro esistenziale di cui la crisi mondiale non può che riflettere i tratti più sinistri.



Sia chiaro: il benessere economico (inteso come la capacità di provvedere alle proprie esigenze materiali in modo adeguato e ottimale) è una conquista importante, dal momento che il soddisfacimento dei bisogni primari (nutrimento, riparo dalle intemperie, vestiario, ecc...) è una necessità imprescindibile ai fini di un’esistenza umana decente e dignitosa sulla Terra. Come ogni risorsa materiale, anche il denaro è un mezzo, uno strumento, e non la meta o l'obiettivo della propria realizzazione (su questo argomento ti consiglio di leggere il post Il denaro nel percorso spirituale, di Salvatore Brizzi).
Il punto essenziale però, riguardo alla felicità e al suo rapporto con la ricchezza, è un altro: una volta affrancati dalla mera sopravvivenza, ci si ritrova ad avere un certo potere d’acquisto che in genere determina l’appartenenza ad un gruppo o ceto sociale, anche se ad un livello molto superficiale, altrimenti se denaro e potere fossero veramente direttamente proporzionali gli uomini più influenti al mondo sarebbero automaticamente e in modo esclusivo quelli più ricchi, mentre non è sempre così, dal momento che ci sono altri tipi di potere all’opera nel mondo, come quello delle idee ad esempio di scienziati, ma anche di filosofi, artisti e letterati, e quello dell’autorevolezza dei grandi leader carismatici, che a fronte di risorse economiche piuttosto comuni riescono comunque a determinare il corso della storia. Vero è che come simile attrae il proprio simile, anche un tipo di potere tende ad attrarne altri, ma è importante non confonderli in modo arbitrario, altrimenti rischiamo di considerare il Dalai Lama e Papa Francesco alla stregua di Trump e Putin, giusto per citare delle celebrità la cui influenza nell’evoluzione umana, evidentemente non può essere identica né di pari valore.



L’occidentale medio tende a disperdere se non proprio a dissipare insensatamente il proprio potere d’acquisto, ma dopo qualche anno o decennio o vita di consumismo irresponsabile, in modo più o meno improvviso e violento si rende conto che avere di più non significa necessariamente essere più felici. E la risposta alla sua implicita domanda è proprio in questa osservazione (di per sé un’importante presa di coscienza): la felicità non è qualcosa da avere, ma da provare (essere).



Sì, ci sono esseri umani felici in ogni parte del mondo, nelle condizioni materiali e ambientali più disparate: dalla giungla amazzonica ai deserti africani, fino ai borghi europei e alle metropoli asiatiche. O sei felice o non lo sei, e se lo sei lo senti e lo riconosci negli altri, ma non dipende da quello che hai, però, in un certo senso è strettamente legato a quello che fai, perché provi felicità nella misura in cui quello che sei corrisponde a quello che fai.




La felicità è una delle quattro emozioni positive (le altre sono gioia, gratitudine e meraviglia) che nutrono l’anima e il corpo, essa illumina gli occhi e canta nei cuori di chi sta realizzando il proprio progetto di vita. Per questo è fondamentale agire, non tanto “alla ricerca della felicità” quanto in corrispondenza di ciò che ci rende felici, che non riguarda mai dei possedimenti materiali (oggetti, proprietà…) ma nemmeno delle persone. Se osservi bene, infatti, ti accorgi che quello che ti rende felice in realtà non è qualcosa o una certa persona, ma come ti fa sentire, per questo abbiamo bisogno delle persone che amiamo mentre, se per un cortocircuito dei sentimenti avviene il contrario (e ci ritroviamo ad amare le persone di cui abbiamo bisogno), la relazione diventa una dipendenza o codipendenza che rischia presto o tardi di naufragare tragicamente. Le persone che frequentiamo, e quello che facciamo, quindi non ci rendono felici, ma finiscono con il restituirci l’immagine del nostro grado di felicità. Questa, al giorno d’oggi spesso non è una scoperta molto rassicurante, ma riveste un’importanza vitale (a meno che, ovviamente, tu non preferisca una bugia confortante a una verità risvegliante) perché ci restituisce il potere della consapevolezza che alimenta il cambiamento.



Ed eccoci al punto essenziale di questo discorso: imparare a distinguere tra desideri e aspirazioni, laddove un desiderio è qualcosa che manca soprattutto alla tua personalità, mentre l’aspirazione è qualcosa che vuoi vivere (perché non hai ancora provato ad essere) dal profondo dell’anima.
È questo il segreto della felicità? Non proprio, discernere accuratamente tra desiderio e aspirazione è il principio, in senso letterale, della felicità, il segreto sta nello scoprire le aspirazioni autentiche della nostra anima, attivarci per realizzarle e lasciare che i desideri della personalità si avverino da soli. Pare che Gesù Cristo lo spiegasse esortando a cercare prima di ogni altra cosa “il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6, 33)



A questo punto diventa chiaro il significato metafisico di tutti gli esercizi per realizzare i desideri: non è tanto per ottenere qualcosa che se ci appartiene si realizzerà comunque, ma per conoscere meglio le nostre aspirazioni.
Infatti, realizzando un desiderio non sarai più felice di quanto sei ora, non a lungo, e poco dopo ti accorgerai di desiderare qualcos’altro perché per la personalità è del tutto naturale tendere a volere e avere di più (accumulare); se invece vivi in conformità alle tue aspirazioni, la felicità fluisce dentro e fuori di te senza limiti fisici.



Fai un elenco sincero dei tuoi desideri e chiediti:
  • Perché voglio che questo desiderio si realizzi?
  • Che cosa mi manca veramente?
  • Che cosa penso che cambierà quando avrò ottenuto quello che mi manca?
  • Come mi sentirò esattamente?
  • Che cosa posso fare per sentirmi in quel modo già adesso?

Probabilmente la risposta più rivelatrice sarà quella all’ultima di queste domande, perché immancabilmente almeno metà di quello che vuoi sentire puoi provarlo anche subito: la tua vita non è così diversa da quella che pensi di voler vivere, almeno non nelle cose che dipendono veramente da te, e tutto sommato esse sono una parte considerevole dell’esistenza, per cui hai non solo il diritto di cercare la felicità, ma soprattutto il dovere di sceglierla, giorno dopo giorno, e questo è un segreto che nel Nuovo Millennio apre porte senza precedenti.
Mariavittoria


IL SEGRETO DEL CUORE
Lo spazio interiore è quel luogo dentro di te destinato ad accogliere ciò che desideri. Ogni volta che ti permetti di sentirlo, attivi il tuo magnete facendogli attrarre con maggiore intensità l’oggetto dei tuoi desideri.”


giovedì 19 aprile 2018

Come cane e gatto



Ciò che plasma le nostre vite sono le domande che ci poniamo, 
quelle a cui ci rifiutiamo di rispondere, 
quelle che mai penseremmo di fare. 
Sam Keen


Dopo aver letto il post precedente, alcuni mi chiedono come si fa a individuare con certezza la propria energia personale di base, ovvero il filtro psicologico della nostra percezione del mondo. 
A partire dagli studi di Jung sulla personalità, e a ben vedere già da molto prima, sono state sviluppate molte teorie e sistemi che prevedono classificazioni diverse, in qualche modo sovrapponibili, ma come abbiamo già accennato, in sostanza l’energia personale consta di due elementi: percezione (mentale o sentimentale) e direzione (introversa o estroversa). Comprendere con quale filtro percettivo stiamo vivendo è essenziale per instaurare un buon rapporto con se stessi e con il prossimo, a cominciare da una comunicazione efficace che promuova la cooperazione e la comprensione reciproca, obiettivo evolutivo più che mai necessario e di cui parlo approfonditamente nella pratica della resilienza alimentare.




A livello sia sociale che individuale, siamo ancora lontani da una piena comprensione e collaborazione di tutte le parti coinvolte, dal momento che oggigiorno, come avrai notato dalla tua esperienza personale o da quello che si vede in giro, la tendenza è piuttosto quella di litigare e scontrarsi “come cane e gatto”, ovvero come esseri viventi che manifestano una visione del mondo completamente divergente e apparentemente inconciliabile.



Appunto, tu, in linea di massima e 
senza pensarci troppo, 
preferisci i cani o i gatti?



Si tratta di una domanda puramente psicologica, fermo restando l’amore e il rispetto che un essere sufficientemente evoluto dovrebbe dimostrare nei confronti di tutte le creature viventi (e ci tengo a precisare che chi ama gli animali non li mangia, proprio non ci pensa nemmeno, come tu non prenderesti in considerazione nemmeno per ipotesi di mangiarti il tuo migliore amico e, mi auguro, neanche il tuo “peggior nemico”) scegliere intuitivamente il gane o il gatto, considerati come archetipi comportamentali, è il metodo più rapido per farci un’idea del tipo di energia personale che ci alimenta e che guida la nostra percezione, rendendoci più consapevoli sia delle nostre risorse attuali che del modo in cui a livello più o meno consapevole, veniamo percepiti dagli altri.
Ti va di provare a fare insieme questo gioco per scoprire qualcosa in più sulla tua personalità?





Furtivo, elegante, fieramente indipendente e riservato, il gatto esercita su noi comuni bipedi un fascino magnetico antico, legato al mistero e a tutto ciò che appare crepuscolare, sinuoso, profondo e maestoso. 
Il gatto vede quel che per noi è del tutto invisibile, e non solo al buio, e pur essendo un originale dalla spiccata individualità è anche insospettabilmente abitudinario, si affeziona ai luoghi che frequenta spesso e si prende cura con discrezione delle persone che lo rispettano e che soddisfano le sue esigenze, ripagandole con il dono della propria inestimabile presenza nella loro vita e un affetto commisurato alla situazione specifica contingente. 
Con tutta la sua felina enigmaticità, il gatto a livello simbolico rappresenta l’energia mentale che al suo meglio sviluppa impareggiabili doti di intuizione, meditazione, riflessione, strategia e saggezza profonda, ma può rivelarsi anche prigioniero della propria diffidenza, tendenza al calcolo e insensibilità.



Chi ha la fortuna di coabitare con un gatto, grazie al suo esempio può imparare a riconoscersi re del proprio regno, padrone di se stesso e a farsi amare come un essere consapevole del proprio valore e del proprio potere, vale a dire come una divinità incarnata. Sa bene con quale adorabile furfante ha a che fare, esigente, intransigente, sempre sprezzante nei confronti della mediocrità, ma altrettanto pronto a sfoderare l’inesorabile istinto del predatore letale. Proverbiale il passo felino con cui questo fantasista a quattro zampe si muove nella vita con la studiata disinvoltura, la tattica e la sicurezza di un maestro equilibrista in grado di stupire ad ogni balzo sospeso sull’ignoto.





Se tendenzialmente preferisci i gatti, la tua energia personale con molta probabilità è di tipo mentale, è introversa se l’idea di osservare i pesci dentro ad un acquario ti rilassa; è invece mentale ma estroversa se magari preferiresti un bel giro a cavallo (ovviamente il tuo gatto non avrebbe dubbi su cosa scegliere).





Il cane è socievole, espansivo, allegro, vistosamente e chiassosamente entusiasta di partecipare alla vita di gruppo e ci conquista con la sua travolgente simpatia e l’instancabile dedizione nei confronti di chi ama. 
La sua innata propensione al servizio gli rende necessaria la presenza di una persona di riferimento (il proprietario, di solito, che diventando per il quadrupede il sommo modello da seguire ne è a tutti gli effetti responsabile, per cui è evidente che il grado di “educazione” di ogni cane riflette fedelmente quello del suo padrone) attorno a cui far ruotare tutta la propria esistenza e sebbene il senso della privacy gli sia del tutto estraneo, il nostro quattro zampe scodinzolante sarà pronto a sacrificare la vita per difendere lo spazio vitale e la proprietà personale di chi ama. 
Il cane rappresenta l’energia sentimentale che opportunamente sviluppata esprime al meglio sensazioni, sentimenti, azioni e realizzazioni materiali, ma può anche soffrire enormemente manifestando servilismo, irragionevolezza ed eccessiva dipendenza nei confronti degli altri.



Chi ha la fortuna di convivere con un cane può imparare a comunicare con spontaneità i propri sentimenti e ad amare incondizionatamente, traendo esempio da quell’irresistibile sacco di pulci e coccole sempre pronto a sostenere e difendere chi ama, con l’integerrima tenacia e la feroce intraprendenza di un angelo custode. Il migliore amico dell’uomo è un esempio proverbiale di fedeltà, fiducia nella vita e virtù positive di un cuore intelligente. 
Se tendenzialmente preferisci i cani, la tua energia personale con molta probabilità è di tipo sentimentale, introversa se ti piacciono le scimmie, estroversa se ti diverte di più l’idea di incontrare un coloratissimo pappagallo (anche qui il tuo cane probabilmente non avrebbe dubbi).




Naturalmente stiamo parlando di archetipi psicologici, esistono gatti iperattivi e cani schivi e comunque ogni individuo manifesta a proprio modo le caratteristiche salienti della specie di appartenenza; ma a questo punto penso che tu abbia abbastanza elementi di base per scegliere. Ragione o sentimento, mente o corpo, gatto o cane? E ancora, interno o esterno, occulto o manifesto, pesce-scimmia o cavallo-pappagallo? 
Se invece proprio non sai deciderti forse la tua energia personale in questo momento è di tipo trasversale (mentale-sentimentale). Del resto, nonostante le evidenti differenze, cane e gatto hanno anche considerevoli elementi in comune: amano giocare, esplorare, sono affettuosi, intelligenti e imparano velocemente attraverso l'esperienza. Inoltre, entrambi percepiscono con chiarezza (il gatto più visivamente, il cane più a livello olfattivo) un'ampia gamma di realtà e di esseri a noi del tutto invisibili, e trovano desiderabile la compagnia umana, tanto da averla trasformata da inevitabile incombenza a uno dei loro principali vantaggi evolutivi, sia a livello globale, nell'eccezionale successo della diffusione della loro specie, che individualmente, nella possibilità di rapido sviluppo di una coscienza di sé preludio ad un ulteriore sviluppo animico. Ben venga quindi l'energia personale di tipo trasversale, un motivo in più per promuovere l’integrazione a tutti i livelli e la conoscenza profonda dell'unità nella diversità.





Puoi farti un’idea più precisa della composizione della tua energia personale trasversale scegliendo intuitivamente tra pesci e scimmie (energia introversa) o cavalli e pappagalli (energia estroversa).
Aiutati a familiarizzare con gli archetipi delle energie di base con questo prospetto riassuntivo:




Questo test, pur nella sua semplicità, costituisce un primo strumento per imparare a osservare il tipo di percezione e di direzione che caratterizza l’energia tua e di chi ti circonda. Prendiamo, ad esempio, il caso di una donna che dopo una lunga giornata di lavoro non vede l’ora di rilassarsi in silenzio (energia introversa), seduta in compagnia di una buona lettura (energia mentale) o a contatto con la natura (energia sentimentale), mentre il suo compagno rientra dopo otto ore di ufficio-traffico-riunioni e sente il bisogno di ricaricarsi andando a correre (energia mentale estroversa) o a vedere la partita allo stadio (energia sentimentale estroversa). Alla luce di quello che abbiamo imparato sulle energie personali, possiamo ancora stupirci se questa coppia litiga “come cane e gatto”? Certamente no, ma c’è molto margine per aprire uno spazio di reciproca comprensione, e pensa anche a cosa si può scoprire considerando tutte le altre espressioni che in qualche modo richiamano gli animali archetipi di cui abbiamo parlato: che genere di energia personale rivelano due persone che “hanno un battibecco”, o chi se ne sta “muto come un pesce”… Potrei continuare, ma penso che il concetto sia chiaro e gli spunti di riflessione numerosi. Lasciati guidare verso la natura più autentica dell’energia personale dalla conoscenza degli archetipi del mondo animale.

Mariavittoria



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I 4 COLORI DELLA PERSONALITÀ
"In natura esistono quattro tipi di energia che sono anche dentro ogni essere umano, ma in proporzioni diverse."



martedì 27 marzo 2018

Trappole della spiritualità


Quello che sei è un regalo di Dio nei tuoi confronti,
quello che diventi è il tuo regalo a Dio.
Hans Urs von Balthasar


È primavera e con la natura rinasce l’energia Yang per agire nel mondo esteriore e portare a compimento le proprie intenzioni e aspirazioni. Bene, ma innanzitutto chi è esattamente questo qualcuno che aspira a qualcosa?



Si tratta di una domanda esistenziale fondamentale, che sottende all’autentico desiderio di coscienza di sé e può fare da deterrente ad alcune “trappole spirituali” ben note, eppure solitamente sottovalutate, come ci ricorda questo video che richiederà solo 4 minuti del tuo tempo, ma che potrebbe salvarti da almeno tre errori per i quali rischi di girare invano anni e anni, se non proprio per tutta una vita.



Consideriamo insieme il messaggio che queste tre illustri guide contemporanee si sono date la pena di trasmettere all’umanità in cammino.
Igor Sibaldi (maestro dell’accorgersi) ci mette in guardia dalle due principali trappole della spiritualità: l’io e gli altri, ovvero la convinzione, spesso inconscia, che la verità spirituale sia appannaggio di qualcuno in particolare, evidente segno della mancata connessione con la realtà intrinseca, per quanto l’apparenza a livello superficiale possa dimostrare il contrario.

Prima domanda:
Che cosa sto cercando davvero e perché lo desidero così tanto?

Se stai ancora cercando qualcuno, incluso tu stesso, che ti conduca alla verità, chiediti sinceramente per quale motivo, dal momento che solo conoscendo i tuoi veri moventi potrai sperare di comprendere il significato degli avvenimenti della tua vita e iniziare a interagire, anziché reagire, con il tuo destino.



David Simurgh (maestro dell’Eish Shaok) ci spiega che andare alla ricerca del sacro e della perfezione convinti che si trovi altrove rispetto al presente è pura illusione, è comportarsi come se lo spirito non fosse immanente e trascendente, ovvero come se esistesse una separazione sostanziale tra materia ed energia, manifestazione e potenziale, mondo esteriore e mondo interiore, quando tutto invece è interconnesso e in divenire proprio adesso.

Seconda domanda:
Che cosa mi impedisce di vivere pienamente il presente?

Se stai ancora cercando la perfezione o l’illuminazione da qualche parte, fai un respiro profondo, rilassa il corpo e la mente e ritorna al momento presente, concentra la tua attenzione nell’unico tempo e luogo in cui si esperisce la vita e chiediti quali barriere hai innalzato per non sentire e non sapere che tutto avviene nell’intrinseca perfezione del qui e ora. Solo quando avrai imparato questa lezione, non a parole ma nei fatti, ti sarà possibile risvegliarti e cogliere la verità per quello che è, esattamente così come è.



Daniel Lumera (maestro del perdono) ci ricorda che il percorso del ricercatore spirituale è soggetto a ogni genere di errore, poiché errare è umano, ma la chiave dell’evoluzione sta nell’imparare dai proprio sbagli, una possibilità che si apre solo a chi non pretende di essere già arrivato.

Terza domanda:
Quali sono i miei limiti e come posso trasformarli in nuovi punti di partenza?

Se sei in vita puoi avere la ragionevole certezza che c’è ancora qualcosa che puoi o ti conviene imparare dall’esperienza di questa esistenza, il viaggio diventa un percorso consapevole quando ti rendi conto che ogni limite in realtà è una soglia da varcare, e solo avendo l’umiltà di riconoscerlo potrai davvero passare oltre.



In verità, niente è esteriore, casuale o definitivo nella vita, specialmente in quella del “cercatore spirituale”. Tutti però indossiamo una maschera che si modella sulla base della nostra energia personale fondamentale (mentale o sentimentale, introversa o estroversa) e che sottende alla totalità della nostra percezione. Una volta smascherata la personalità, emerge il temperamento individuale e inizia il gioco della vita a carte scoperte. A quel punto, pur rispettando le regole, esistono infinite possibilità, tali per cui nessuno potrebbe stabilire in anticipo chi vincerà la partita che, a ben vedere, stai giocando oltre lo spazio-tempo e, si spera, al di là di te stesso.

Mariavittoria


TU CHE MASCHERA INDOSSI?

AL DI LÀ DI TE STESSO
La formidabile storia di un divino ballo in maschera
Questo libro è stato scritto per il pioniere spirituale che è in te. Le sue pagine parlano di quei momenti in cui ti sei sentito incompleto, impaurito, fuori posto nel mondo. L’intero manuale ha il compito di farti ritrovare il coraggio di chi è qui per compiere una missione, per spalancare il cuore, per dimenticare la sofferenza.”

Eish Shaok

giovedì 22 febbraio 2018

Floriterapia invernale

La salute è il nostro patrimonio, un nostro diritto.
Edward Bach

L’inverno, con il suo carico di gelo, freddo e buio, è il periodo dell’anno in cui la natura si rifugia in una quiete riflessiva, indispensabile per affrontare serenamente la rinascita primaverile. Il suo rigore ci suggerisce di ritirarci in noi stessi e rivolgere lo sguardo alla nostra interiorità. Questo è il periodo più adatto per scrutarci nel profondo e affrontare le nostre paure recondite o manifeste: i fiori di Bach ci aiuteranno in questo delicato compito.

aspen fiori di bach
Il fiore: Populus Tremula


Aspen (Populus Tremula) è utile per tutte le persone che sentono crescere dentro di sé un’inquietudine a cui non riescono a dare un nome. È come se un timore impalpabile proveniente da chissà dove, si presentasse sulle sponde dell’essere senza che a questa sensazione indefinibile si possa porre rimedio. Questa paura immotivata rende la persona sensibile o anche ipersensibile e nervosa. Il mondo appare avvolto da una nebbia, da un manto quasi irreale che può irretire e generare una percezione fisica simile ad un’oppressione al petto. Può capitare che ci siano dei momenti specifici della giornata in cui si provano queste sensazioni, come ad esempio quando ci si sveglia dal sonno con una sgradevole impressione, come se i sogni/incubi notturni avessero portato chissà quali presagi. Come il pioppo che ondeggia, le cui foglie appaiono spaurite ed in balia degli elementi, allo stesso modo anche gli individui che vengono assaliti da subitanee ondate di timore, di preoccupazione, finanche di paura, si credono alla mercé di un’imperscrutabile sensazione di fatalità incipiente.



Grazie all’assunzione di Aspen, l’individuo apprende a sviluppare una tranquillità interiore assolutamente priva di paure infondate. La vita diventa gioiosa, con una naturale e spontanea attitudine a sperimentare nuove esperienze e a proiettarsi verso nuovi orizzonti. Il tremante e meditabondo atteggiamento di trepidante attesa per qualcosa di nefasto che sta per arrivare, lascia posto ad un calmo fluire attraverso l’esistenza, fiducioso che il meglio debba ancora arrivare.

mimulus
Il fiore: Mimulus Guttatus


Mimulus (Mimulus Guttatus) è una panacea per tutti coloro che sono paralizzati da fobie e paure specifiche, come la claustrofobia, la paura dei ragni, dei serpenti, del buio, di qualunque condizione particolare, compresa la paura della paura, la forma più insidiosa ed infida fra quelle che possiamo annoverare.
Si tratta comunque di paure che si sono radicate nel profondo, cristallizzate a tal punto da influire gravemente sul rapporto con la realtà. È facile farsi condizionare dalla fobia al punto da impostare i propri programmi, le proprie azioni e anche i propri desideri in modo tale da tentare di evitare ogni situazione che possa costringere ad affrontare a viso aperto i propri timori. Le manifestazioni di queste paure variano da individuo ad individuo: taluni reagiscono chiudendosi in un guscio protettivo, altri sviluppano un’aggressività che pensano li possa preservare da ogni male, altri semplicemente trascinano la propria esistenza, cercando di non avventurarsi in situazioni difficili da gestire.

Il rimedio: Mimulus, Laboratorio Di Leo


Mimulus risveglia la volontà di riscatto, una sana voglia di reagire e, perché no, anche il coraggio necessario per guardare in faccia l’abisso che ci si è costruiti e per poterlo affrontare costruttivamente. Con leggerezza, un briciolo di sensato ottimismo e senza prendersi troppo sul serio, l’individuo sarà in grado di fronteggiare le sue paure notando che esse non sono poi così brutte come le si dipingeva. La conseguenza di questo ritrovato atteggiamento proattivo è che la vita schiude le sue porte e che le opportunità di godere momenti speciali nell’esistenza si moltiplicano. Mimulus non fa scomparire magicamente le paure, ma aiuta ad integrarle e ad elaborarle, contribuendo a far voltare pagina e ad inaugurare un nuovo, fecondo capitolo esistenziale.
Per la posologia di entrambi i fiori, si rimanda a quanto indicato nel post floriterapia primaverile


fiori di Bach



Il tocco lieve con cui i fiori di Bach agiscono, sfiorando le parti più profonde del nostro essere per favorirne l'integrazione armonica ed esortandoci ad esprimere il meglio delle loro virtù naturali, sono l'alleato più idoneo per la guarigione delle nostre paure e per il riequilibrio emozionale, indispensabile alla nostra evoluzione quotidiana. I rimedi floreali, e in particolare i fiori di Bach, sono un vero e proprio balsamo per l’anima.

Fabrizio


L'AIUTO IN PIÙ:

Favorisci il riequilibrio e l'armonizzazione delle emozioni grazie all'azione mirata delle sinergie floreali specifiche Psycho Emotional, una per ogni emozione da comprendere e bilanciare

PAURA: PSYCHO EMOTIONAL 1 

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