martedì 22 maggio 2018

Il segreto della felicità


Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che
il mio pensiero può rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l'intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di saggezza del cuore.
Charles Chaplin



Che cosa è veramente la felicità e soprattutto come si realizza? Mi sembra un argomento sul quale valga la pena soffermarsi e riflettere attentamente. Iniziamo considerando il contenuto di un celebre documento storico di importanza fondamentale per le sorti dell'Occidente moderno, nel quale si legge testualmente:

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.

Parole illuminanti e più che condivisibili contenute nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America (1776), grazie alle quali ancora oggi molti sanno, almeno per sentito dire, che nel Paese a stelle e strisce la ricerca della felicità è un diritto sancito dall'atto fondativo della nazione. Pochi però sono a conoscenza del fatto che questa idea originale, filantropicamente rivoluzionaria, si deve a un italiano.




Infatti, Benjamin Franklin non era convinto della prima stesura del passo sopra citato, che dietro proposta di John Locke dichiarava il diritto dell’uomo alla “proprietà”, e si rivolse al confratello partenopeo Gaetano Filangeri, il quale suggerì di sostituire quel termine così circoscritto alla ricchezza terrena con la parola “felicità”, che si prestava a interpretazioni di più ampie vedute e probabilmente di minor potenziale sovversivo, almeno nel breve periodo. Fu così che, grazie all’originalità napoletana e al pragmatismo americano, la massoneria oltreoceano risolse di trasformare quello che doveva essere una semplice dichiarazione di diritti materiali in una rivendicazione dal sapore idealista e decisamente avveniristico, in cui gli inalienabili diritti alla vita e alla libertà andavano a braccetto con l’altrettanto irrinunciabile diritto alla ricerca della felicità, senza particolari limitazioni all’interpretazione di quest’ultimo concetto innovativo.
In seguito, ci pensò il capitalismo, e ancor più la pubblicità a rinsaldare il valore dell’equazione tra ricchezza e felicità, attraverso l’induzione delle masse al consumismo più sfrenato in nome della ricerca e ostentazione di un benessere economico che surrettiziamente veniva presentato come sinonimo di benessere individuale e collettivo. Questo genere di condizionamento è talmente radicato da continuare ad agire ancora oggi, pressoché indisturbato, a livello globale, catapultando l’individuo in un baratro esistenziale di cui la crisi mondiale non può che riflettere i tratti più sinistri.



Sia chiaro: il benessere economico (inteso come la capacità di provvedere alle proprie esigenze materiali in modo adeguato e ottimale) è una conquista importante, dal momento che il soddisfacimento dei bisogni primari (nutrimento, riparo dalle intemperie, vestiario, ecc...) è una necessità imprescindibile ai fini di un’esistenza umana decente e dignitosa sulla Terra. Come ogni risorsa materiale, anche il denaro è un mezzo, uno strumento, e non la meta o l'obiettivo della propria realizzazione (su questo argomento ti consiglio di leggere il post Il denaro nel percorso spirituale, di Salvatore Brizzi).
Il punto essenziale però, riguardo alla felicità e al suo rapporto con la ricchezza, è un altro: una volta affrancati dalla mera sopravvivenza, ci si ritrova ad avere un certo potere d’acquisto che in genere determina l’appartenenza ad un gruppo o ceto sociale, anche se ad un livello molto superficiale, altrimenti se denaro e potere fossero veramente direttamente proporzionali gli uomini più influenti al mondo sarebbero automaticamente e in modo esclusivo quelli più ricchi, mentre non è sempre così, dal momento che ci sono altri tipi di potere all’opera nel mondo, come quello delle idee ad esempio di scienziati, ma anche di filosofi, artisti e letterati, e quello dell’autorevolezza dei grandi leader carismatici, che a fronte di risorse economiche piuttosto comuni riescono comunque a determinare il corso della storia. Vero è che come simile attrae il proprio simile, anche un tipo di potere tende ad attrarne altri, ma è importante non confonderli in modo arbitrario, altrimenti rischiamo di considerare il Dalai Lama e Papa Francesco alla stregua di Trump e Putin, giusto per citare delle celebrità la cui influenza nell’evoluzione umana, evidentemente non può essere identica né di pari valore.



L’occidentale medio tende a disperdere se non proprio a dissipare insensatamente il proprio potere d’acquisto, ma dopo qualche anno o decennio o vita di consumismo irresponsabile, in modo più o meno improvviso e violento si rende conto che avere di più non significa necessariamente essere più felici. E la risposta alla sua implicita domanda è proprio in questa osservazione (di per sé un’importante presa di coscienza): la felicità non è qualcosa da avere, ma da provare (essere).



Sì, ci sono esseri umani felici in ogni parte del mondo, nelle condizioni materiali e ambientali più disparate: dalla giungla amazzonica ai deserti africani, fino ai borghi europei e alle metropoli asiatiche. O sei felice o non lo sei, e se lo sei lo senti e lo riconosci negli altri, ma non dipende da quello che hai, però, in un certo senso è strettamente legato a quello che fai, perché provi felicità nella misura in cui quello che sei corrisponde a quello che fai.




La felicità è una delle quattro emozioni positive (le altre sono gioia, gratitudine e meraviglia) che nutrono l’anima e il corpo, essa illumina gli occhi e canta nei cuori di chi sta realizzando il proprio progetto di vita. Per questo è fondamentale agire, non tanto “alla ricerca della felicità” quanto in corrispondenza di ciò che ci rende felici, che non riguarda mai dei possedimenti materiali (oggetti, proprietà…) ma nemmeno delle persone. Se osservi bene, infatti, ti accorgi che quello che ti rende felice in realtà non è qualcosa o una certa persona, ma come ti fa sentire, per questo abbiamo bisogno delle persone che amiamo mentre, se per un cortocircuito dei sentimenti avviene il contrario (e ci ritroviamo ad amare le persone di cui abbiamo bisogno), la relazione diventa una dipendenza o codipendenza che rischia presto o tardi di naufragare tragicamente. Le persone che frequentiamo, e quello che facciamo, quindi non ci rendono felici, ma finiscono con il restituirci l’immagine del nostro grado di felicità. Questa, al giorno d’oggi spesso non è una scoperta molto rassicurante, ma riveste un’importanza vitale (a meno che, ovviamente, tu non preferisca una bugia confortante a una verità risvegliante) perché ci restituisce il potere della consapevolezza che alimenta il cambiamento.



Ed eccoci al punto essenziale di questo discorso: imparare a distinguere tra desideri e aspirazioni, laddove un desiderio è qualcosa che manca soprattutto alla tua personalità, mentre l’aspirazione è qualcosa che vuoi vivere (perché non hai ancora provato ad essere) dal profondo dell’anima.
È questo il segreto della felicità? Non proprio, discernere accuratamente tra desiderio e aspirazione è il principio, in senso letterale, della felicità, il segreto sta nello scoprire le aspirazioni autentiche della nostra anima, attivarci per realizzarle e lasciare che i desideri della personalità si avverino da soli. Pare che Gesù Cristo lo spiegasse esortando a cercare prima di ogni altra cosa “il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6, 33)



A questo punto diventa chiaro il significato metafisico di tutti gli esercizi per realizzare i desideri: non è tanto per ottenere qualcosa che se ci appartiene si realizzerà comunque, ma per conoscere meglio le nostre aspirazioni.
Infatti, realizzando un desiderio non sarai più felice di quanto sei ora, non a lungo, e poco dopo ti accorgerai di desiderare qualcos’altro perché per la personalità è del tutto naturale tendere a volere e avere di più (accumulare); se invece vivi in conformità alle tue aspirazioni, la felicità fluisce dentro e fuori di te senza limiti fisici.



Fai un elenco sincero dei tuoi desideri e chiediti:
  • Perché voglio che questo desiderio si realizzi?
  • Che cosa mi manca veramente?
  • Che cosa penso che cambierà quando avrò ottenuto quello che mi manca?
  • Come mi sentirò esattamente?
  • Che cosa posso fare per sentirmi in quel modo già adesso?

Probabilmente la risposta più rivelatrice sarà quella all’ultima di queste domande, perché immancabilmente almeno metà di quello che vuoi sentire puoi provarlo anche subito: la tua vita non è così diversa da quella che pensi di voler vivere, almeno non nelle cose che dipendono veramente da te, e tutto sommato esse sono una parte considerevole dell’esistenza, per cui hai non solo il diritto di cercare la felicità, ma soprattutto il dovere di sceglierla, giorno dopo giorno, e questo è un segreto che nel Nuovo Millennio apre porte senza precedenti.
Mariavittoria


IL SEGRETO DEL CUORE
Lo spazio interiore è quel luogo dentro di te destinato ad accogliere ciò che desideri. Ogni volta che ti permetti di sentirlo, attivi il tuo magnete facendogli attrarre con maggiore intensità l’oggetto dei tuoi desideri.”


giovedì 19 aprile 2018

Come cane e gatto



Ciò che plasma le nostre vite sono le domande che ci poniamo, 
quelle a cui ci rifiutiamo di rispondere, 
quelle che mai penseremmo di fare. 
Sam Keen


Dopo aver letto il post precedente, alcuni mi chiedono come si fa a individuare con certezza la propria energia personale di base, ovvero il filtro psicologico della nostra percezione del mondo. 
A partire dagli studi di Jung sulla personalità, e a ben vedere già da molto prima, sono state sviluppate molte teorie e sistemi che prevedono classificazioni diverse, in qualche modo sovrapponibili, ma come abbiamo già accennato, in sostanza l’energia personale consta di due elementi: percezione (mentale o sentimentale) e direzione (introversa o estroversa). Comprendere con quale filtro percettivo stiamo vivendo è essenziale per instaurare un buon rapporto con se stessi e con il prossimo, a cominciare da una comunicazione efficace che promuova la cooperazione e la comprensione reciproca, obiettivo evolutivo più che mai necessario e di cui parlo approfonditamente nella pratica della resilienza alimentare.




A livello sia sociale che individuale, siamo ancora lontani da una piena comprensione e collaborazione di tutte le parti coinvolte, dal momento che oggigiorno, come avrai notato dalla tua esperienza personale o da quello che si vede in giro, la tendenza è piuttosto quella di litigare e scontrarsi “come cane e gatto”, ovvero come esseri viventi che manifestano una visione del mondo completamente divergente e apparentemente inconciliabile.



Appunto, tu, in linea di massima e 
senza pensarci troppo, 
preferisci i cani o i gatti?



Si tratta di una domanda puramente psicologica, fermo restando l’amore e il rispetto che un essere sufficientemente evoluto dovrebbe dimostrare nei confronti di tutte le creature viventi (e ci tengo a precisare che chi ama gli animali non li mangia, proprio non ci pensa nemmeno, come tu non prenderesti in considerazione nemmeno per ipotesi di mangiarti il tuo migliore amico e, mi auguro, neanche il tuo “peggior nemico”) scegliere intuitivamente il gane o il gatto, considerati come archetipi comportamentali, è il metodo più rapido per farci un’idea del tipo di energia personale che ci alimenta e che guida la nostra percezione, rendendoci più consapevoli sia delle nostre risorse attuali che del modo in cui a livello più o meno consapevole, veniamo percepiti dagli altri.
Ti va di provare a fare insieme questo gioco per scoprire qualcosa in più sulla tua personalità?





Furtivo, elegante, fieramente indipendente e riservato, il gatto esercita su noi comuni bipedi un fascino magnetico antico, legato al mistero e a tutto ciò che appare crepuscolare, sinuoso, profondo e maestoso. 
Il gatto vede quel che per noi è del tutto invisibile, e non solo al buio, e pur essendo un originale dalla spiccata individualità è anche insospettabilmente abitudinario, si affeziona ai luoghi che frequenta spesso e si prende cura con discrezione delle persone che lo rispettano e che soddisfano le sue esigenze, ripagandole con il dono della propria inestimabile presenza nella loro vita e un affetto commisurato alla situazione specifica contingente. 
Con tutta la sua felina enigmaticità, il gatto a livello simbolico rappresenta l’energia mentale che al suo meglio sviluppa impareggiabili doti di intuizione, meditazione, riflessione, strategia e saggezza profonda, ma può rivelarsi anche prigioniero della propria diffidenza, tendenza al calcolo e insensibilità.



Chi ha la fortuna di coabitare con un gatto, grazie al suo esempio può imparare a riconoscersi re del proprio regno, padrone di se stesso e a farsi amare come un essere consapevole del proprio valore e del proprio potere, vale a dire come una divinità incarnata. Sa bene con quale adorabile furfante ha a che fare, esigente, intransigente, sempre sprezzante nei confronti della mediocrità, ma altrettanto pronto a sfoderare l’inesorabile istinto del predatore letale. Proverbiale il passo felino con cui questo fantasista a quattro zampe si muove nella vita con la studiata disinvoltura, la tattica e la sicurezza di un maestro equilibrista in grado di stupire ad ogni balzo sospeso sull’ignoto.





Se tendenzialmente preferisci i gatti, la tua energia personale con molta probabilità è di tipo mentale, è introversa se l’idea di osservare i pesci dentro ad un acquario ti rilassa; è invece mentale ma estroversa se magari preferiresti un bel giro a cavallo (ovviamente il tuo gatto non avrebbe dubbi su cosa scegliere).





Il cane è socievole, espansivo, allegro, vistosamente e chiassosamente entusiasta di partecipare alla vita di gruppo e ci conquista con la sua travolgente simpatia e l’instancabile dedizione nei confronti di chi ama. 
La sua innata propensione al servizio gli rende necessaria la presenza di una persona di riferimento (il proprietario, di solito, che diventando per il quadrupede il sommo modello da seguire ne è a tutti gli effetti responsabile, per cui è evidente che il grado di “educazione” di ogni cane riflette fedelmente quello del suo padrone) attorno a cui far ruotare tutta la propria esistenza e sebbene il senso della privacy gli sia del tutto estraneo, il nostro quattro zampe scodinzolante sarà pronto a sacrificare la vita per difendere lo spazio vitale e la proprietà personale di chi ama. 
Il cane rappresenta l’energia sentimentale che opportunamente sviluppata esprime al meglio sensazioni, sentimenti, azioni e realizzazioni materiali, ma può anche soffrire enormemente manifestando servilismo, irragionevolezza ed eccessiva dipendenza nei confronti degli altri.



Chi ha la fortuna di convivere con un cane può imparare a comunicare con spontaneità i propri sentimenti e ad amare incondizionatamente, traendo esempio da quell’irresistibile sacco di pulci e coccole sempre pronto a sostenere e difendere chi ama, con l’integerrima tenacia e la feroce intraprendenza di un angelo custode. Il migliore amico dell’uomo è un esempio proverbiale di fedeltà, fiducia nella vita e virtù positive di un cuore intelligente. 
Se tendenzialmente preferisci i cani, la tua energia personale con molta probabilità è di tipo sentimentale, introversa se ti piacciono le scimmie, estroversa se ti diverte di più l’idea di incontrare un coloratissimo pappagallo (anche qui il tuo cane probabilmente non avrebbe dubbi).




Naturalmente stiamo parlando di archetipi psicologici, esistono gatti iperattivi e cani schivi e comunque ogni individuo manifesta a proprio modo le caratteristiche salienti della specie di appartenenza; ma a questo punto penso che tu abbia abbastanza elementi di base per scegliere. Ragione o sentimento, mente o corpo, gatto o cane? E ancora, interno o esterno, occulto o manifesto, pesce-scimmia o cavallo-pappagallo? 
Se invece proprio non sai deciderti forse la tua energia personale in questo momento è di tipo trasversale (mentale-sentimentale). Del resto, nonostante le evidenti differenze, cane e gatto hanno anche considerevoli elementi in comune: amano giocare, esplorare, sono affettuosi, intelligenti e imparano velocemente attraverso l'esperienza. Inoltre, entrambi percepiscono con chiarezza (il gatto più visivamente, il cane più a livello olfattivo) un'ampia gamma di realtà e di esseri a noi del tutto invisibili, e trovano desiderabile la compagnia umana, tanto da averla trasformata da inevitabile incombenza a uno dei loro principali vantaggi evolutivi, sia a livello globale, nell'eccezionale successo della diffusione della loro specie, che individualmente, nella possibilità di rapido sviluppo di una coscienza di sé preludio ad un ulteriore sviluppo animico. Ben venga quindi l'energia personale di tipo trasversale, un motivo in più per promuovere l’integrazione a tutti i livelli e la conoscenza profonda dell'unità nella diversità.





Puoi farti un’idea più precisa della composizione della tua energia personale trasversale scegliendo intuitivamente tra pesci e scimmie (energia introversa) o cavalli e pappagalli (energia estroversa).
Aiutati a familiarizzare con gli archetipi delle energie di base con questo prospetto riassuntivo:




Questo test, pur nella sua semplicità, costituisce un primo strumento per imparare a osservare il tipo di percezione e di direzione che caratterizza l’energia tua e di chi ti circonda. Prendiamo, ad esempio, il caso di una donna che dopo una lunga giornata di lavoro non vede l’ora di rilassarsi in silenzio (energia introversa), seduta in compagnia di una buona lettura (energia mentale) o a contatto con la natura (energia sentimentale), mentre il suo compagno rientra dopo otto ore di ufficio-traffico-riunioni e sente il bisogno di ricaricarsi andando a correre (energia mentale estroversa) o a vedere la partita allo stadio (energia sentimentale estroversa). Alla luce di quello che abbiamo imparato sulle energie personali, possiamo ancora stupirci se questa coppia litiga “come cane e gatto”? Certamente no, ma c’è molto margine per aprire uno spazio di reciproca comprensione, e pensa anche a cosa si può scoprire considerando tutte le altre espressioni che in qualche modo richiamano gli animali archetipi di cui abbiamo parlato: che genere di energia personale rivelano due persone che “hanno un battibecco”, o chi se ne sta “muto come un pesce”… Potrei continuare, ma penso che il concetto sia chiaro e gli spunti di riflessione numerosi. Lasciati guidare verso la natura più autentica dell’energia personale dalla conoscenza degli archetipi del mondo animale.

Mariavittoria



TIPI DI PERSONALITÀ E PSICOLOGIA DEI COLORI 
SCOPRI IL COLORE DELLA TUA PERSONALITÀ

I 4 COLORI DELLA PERSONALITÀ
"In natura esistono quattro tipi di energia che sono anche dentro ogni essere umano, ma in proporzioni diverse."



martedì 27 marzo 2018

Trappole della spiritualità


Quello che sei è un regalo di Dio nei tuoi confronti,
quello che diventi è il tuo regalo a Dio.
Hans Urs von Balthasar


È primavera e con la natura rinasce l’energia Yang per agire nel mondo esteriore e portare a compimento le proprie intenzioni e aspirazioni. Bene, ma innanzitutto chi è esattamente questo qualcuno che aspira a qualcosa?



Si tratta di una domanda esistenziale fondamentale, che sottende all’autentico desiderio di coscienza di sé e può fare da deterrente ad alcune “trappole spirituali” ben note, eppure solitamente sottovalutate, come ci ricorda questo video che richiederà solo 4 minuti del tuo tempo, ma che potrebbe salvarti da almeno tre errori per i quali rischi di girare invano anni e anni, se non proprio per tutta una vita.



Consideriamo insieme il messaggio che queste tre illustri guide contemporanee si sono date la pena di trasmettere all’umanità in cammino.
Igor Sibaldi (maestro dell’accorgersi) ci mette in guardia dalle due principali trappole della spiritualità: l’io e gli altri, ovvero la convinzione, spesso inconscia, che la verità spirituale sia appannaggio di qualcuno in particolare, evidente segno della mancata connessione con la realtà intrinseca, per quanto l’apparenza a livello superficiale possa dimostrare il contrario.

Prima domanda:
Che cosa sto cercando davvero e perché lo desidero così tanto?

Se stai ancora cercando qualcuno, incluso tu stesso, che ti conduca alla verità, chiediti sinceramente per quale motivo, dal momento che solo conoscendo i tuoi veri moventi potrai sperare di comprendere il significato degli avvenimenti della tua vita e iniziare a interagire, anziché reagire, con il tuo destino.



David Simurgh (maestro dell’Eish Shaok) ci spiega che andare alla ricerca del sacro e della perfezione convinti che si trovi altrove rispetto al presente è pura illusione, è comportarsi come se lo spirito non fosse immanente e trascendente, ovvero come se esistesse una separazione sostanziale tra materia ed energia, manifestazione e potenziale, mondo esteriore e mondo interiore, quando tutto invece è interconnesso e in divenire proprio adesso.

Seconda domanda:
Che cosa mi impedisce di vivere pienamente il presente?

Se stai ancora cercando la perfezione o l’illuminazione da qualche parte, fai un respiro profondo, rilassa il corpo e la mente e ritorna al momento presente, concentra la tua attenzione nell’unico tempo e luogo in cui si esperisce la vita e chiediti quali barriere hai innalzato per non sentire e non sapere che tutto avviene nell’intrinseca perfezione del qui e ora. Solo quando avrai imparato questa lezione, non a parole ma nei fatti, ti sarà possibile risvegliarti e cogliere la verità per quello che è, esattamente così come è.



Daniel Lumera (maestro del perdono) ci ricorda che il percorso del ricercatore spirituale è soggetto a ogni genere di errore, poiché errare è umano, ma la chiave dell’evoluzione sta nell’imparare dai proprio sbagli, una possibilità che si apre solo a chi non pretende di essere già arrivato.

Terza domanda:
Quali sono i miei limiti e come posso trasformarli in nuovi punti di partenza?

Se sei in vita puoi avere la ragionevole certezza che c’è ancora qualcosa che puoi o ti conviene imparare dall’esperienza di questa esistenza, il viaggio diventa un percorso consapevole quando ti rendi conto che ogni limite in realtà è una soglia da varcare, e solo avendo l’umiltà di riconoscerlo potrai davvero passare oltre.



In verità, niente è esteriore, casuale o definitivo nella vita, specialmente in quella del “cercatore spirituale”. Tutti però indossiamo una maschera che si modella sulla base della nostra energia personale fondamentale (mentale o sentimentale, introversa o estroversa) e che sottende alla totalità della nostra percezione. Una volta smascherata la personalità, emerge il temperamento individuale e inizia il gioco della vita a carte scoperte. A quel punto, pur rispettando le regole, esistono infinite possibilità, tali per cui nessuno potrebbe stabilire in anticipo chi vincerà la partita che, a ben vedere, stai giocando oltre lo spazio-tempo e, si spera, al di là di te stesso.

Mariavittoria


TU CHE MASCHERA INDOSSI?

AL DI LÀ DI TE STESSO
La formidabile storia di un divino ballo in maschera
Questo libro è stato scritto per il pioniere spirituale che è in te. Le sue pagine parlano di quei momenti in cui ti sei sentito incompleto, impaurito, fuori posto nel mondo. L’intero manuale ha il compito di farti ritrovare il coraggio di chi è qui per compiere una missione, per spalancare il cuore, per dimenticare la sofferenza.”

Eish Shaok

giovedì 22 febbraio 2018

Floriterapia invernale

La salute è il nostro patrimonio, un nostro diritto.
Edward Bach

L’inverno, con il suo carico di gelo, freddo e buio, è il periodo dell’anno in cui la natura si rifugia in una quiete riflessiva, indispensabile per affrontare serenamente la rinascita primaverile. Il suo rigore ci suggerisce di ritirarci in noi stessi e rivolgere lo sguardo alla nostra interiorità. Questo è il periodo più adatto per scrutarci nel profondo e affrontare le nostre paure recondite o manifeste: i fiori di Bach ci aiuteranno in questo delicato compito.

aspen fiori di bach
Il fiore: Populus Tremula


Aspen (Populus Tremula) è utile per tutte le persone che sentono crescere dentro di sé un’inquietudine a cui non riescono a dare un nome. È come se un timore impalpabile proveniente da chissà dove, si presentasse sulle sponde dell’essere senza che a questa sensazione indefinibile si possa porre rimedio. Questa paura immotivata rende la persona sensibile o anche ipersensibile e nervosa. Il mondo appare avvolto da una nebbia, da un manto quasi irreale che può irretire e generare una percezione fisica simile ad un’oppressione al petto. Può capitare che ci siano dei momenti specifici della giornata in cui si provano queste sensazioni, come ad esempio quando ci si sveglia dal sonno con una sgradevole impressione, come se i sogni/incubi notturni avessero portato chissà quali presagi. Come il pioppo che ondeggia, le cui foglie appaiono spaurite ed in balia degli elementi, allo stesso modo anche gli individui che vengono assaliti da subitanee ondate di timore, di preoccupazione, finanche di paura, si credono alla mercé di un’imperscrutabile sensazione di fatalità incipiente.



Grazie all’assunzione di Aspen, l’individuo apprende a sviluppare una tranquillità interiore assolutamente priva di paure infondate. La vita diventa gioiosa, con una naturale e spontanea attitudine a sperimentare nuove esperienze e a proiettarsi verso nuovi orizzonti. Il tremante e meditabondo atteggiamento di trepidante attesa per qualcosa di nefasto che sta per arrivare, lascia posto ad un calmo fluire attraverso l’esistenza, fiducioso che il meglio debba ancora arrivare.

mimulus
Il fiore: Mimulus Guttatus


Mimulus (Mimulus Guttatus) è una panacea per tutti coloro che sono paralizzati da fobie e paure specifiche, come la claustrofobia, la paura dei ragni, dei serpenti, del buio, di qualunque condizione particolare, compresa la paura della paura, la forma più insidiosa ed infida fra quelle che possiamo annoverare.
Si tratta comunque di paure che si sono radicate nel profondo, cristallizzate a tal punto da influire gravemente sul rapporto con la realtà. È facile farsi condizionare dalla fobia al punto da impostare i propri programmi, le proprie azioni e anche i propri desideri in modo tale da tentare di evitare ogni situazione che possa costringere ad affrontare a viso aperto i propri timori. Le manifestazioni di queste paure variano da individuo ad individuo: taluni reagiscono chiudendosi in un guscio protettivo, altri sviluppano un’aggressività che pensano li possa preservare da ogni male, altri semplicemente trascinano la propria esistenza, cercando di non avventurarsi in situazioni difficili da gestire.

Il rimedio: Mimulus, Laboratorio Di Leo


Mimulus risveglia la volontà di riscatto, una sana voglia di reagire e, perché no, anche il coraggio necessario per guardare in faccia l’abisso che ci si è costruiti e per poterlo affrontare costruttivamente. Con leggerezza, un briciolo di sensato ottimismo e senza prendersi troppo sul serio, l’individuo sarà in grado di fronteggiare le sue paure notando che esse non sono poi così brutte come le si dipingeva. La conseguenza di questo ritrovato atteggiamento proattivo è che la vita schiude le sue porte e che le opportunità di godere momenti speciali nell’esistenza si moltiplicano. Mimulus non fa scomparire magicamente le paure, ma aiuta ad integrarle e ad elaborarle, contribuendo a far voltare pagina e ad inaugurare un nuovo, fecondo capitolo esistenziale.
Per la posologia di entrambi i fiori, si rimanda a quanto indicato nel post floriterapia primaverile


fiori di Bach



Il tocco lieve con cui i fiori di Bach agiscono, sfiorando le parti più profonde del nostro essere per favorirne l'integrazione armonica ed esortandoci ad esprimere il meglio delle loro virtù naturali, sono l'alleato più idoneo per la guarigione delle nostre paure e per il riequilibrio emozionale, indispensabile alla nostra evoluzione quotidiana. I rimedi floreali, e in particolare i fiori di Bach, sono un vero e proprio balsamo per l’anima.

Fabrizio


L'AIUTO IN PIÙ:

Favorisci il riequilibrio e l'armonizzazione delle emozioni grazie all'azione mirata delle sinergie floreali specifiche Psycho Emotional, una per ogni emozione da comprendere e bilanciare

PAURA: PSYCHO EMOTIONAL 1 

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sabato 30 dicembre 2017

Transurfing: i primi 10 passi

Come muoversi nello spazio delle varianti

Una volta, nei tempi passati, tutti erano arbitri del loro destino,
giacché sapevano che la realtà ha due forme, una fisica e una metafisica.
Gli Arbitri vedevano e capivano la sostanza del mondo speculare,
sapevano creare la propria realtà con la forza del pensiero.
Ma non fu così a lungo. L'attenzione degli Arbitri, col tempo,
finì per rimanere definitivamente intrappolata nella realtà materiale.
Smisero di Vedere e persero la Forza.
Il Sapere, tuttavia, non si disperse.
È giunto fino ai giorni nostri, oltrepassando il buio dei millenni.
Vadim Zeland


Con la fine dell’anno arriva anche il momento di compiere una serena e profonda riflessione in merito a quello che è avvenuto durante i dodici mesi appena trascorsi. Ripercorriamo le lezioni delle carte di Vadim Zeland che abbiamo esposto, onde poterle utilizzare concretamente nella nostra vita, con l’intento di arricchire il nostro bagaglio di strumenti per gestire consapevolmente la realtà.


Siamo partiti dalla carta del “Risveglio”, perché nessun viaggio può iniziare senza una chiara presa di coscienza di dove ci troviamo. La chiave per accedere al cammino del mago è il risveglio della consapevolezza e della forza interiore, autentici privilegi in un mondo alla deriva.
Abbiamo proseguito imparando che tale consapevolezza può essere utilizzata per scardinare “Il Sogno”, su cui ci istruisce il II Arcano, per trasformarci da automi, intrappolati in una realtà alienante che non ci appartiene, ad osservatori e fautori di un mondo onirico in continuo divenire.
La terza carta, “I Figli di Dio”, ci ha consentito di unire indissolubilmente il nostro grado di consapevolezza e la capacità di gestire la nostra vita all’attitudine interiore e spirituale che ci lega al divino attraverso un'unica certezza: il divino immanente e trascendente si manifesta e agisce attraverso di noi.


Dopo aver rinnovato il sacro legame metafisico, abbiamo potuto, seguendo le indicazioni della quarta carta, ”La nascita di una stella”, creare le nostre regole, affrancarci dai pendoli e splendere di luce propria.
Con la quinta carta, “Lo specchio del mondo”, abbiamo imparato a confrontarci con il mondo, tenendo presente che esso si manifesta a noi esattamente nel modo in cui noi ci relazioniamo con lui: conoscendo il mistero dello specchio, apriamo le porte ad una nuova prospettiva con la quale poter gestire consapevolmente la realtà.
Un vero e proprio ponte collega la quinta carta alla sesta, “Il boomerang”, grazie alla quale siamo venuti a conoscenza dell'incontrovertibile legge in virtù della quale l’energia ci viene restituita moltiplicata di intensità. Prestiamo massima attenzione, quindi, alle nostre emissioni, poiché tutto torna, letteralmente. 
Con la settima carta, “L’illusione del riflesso”, abbiamo imparato a focalizzare l’attenzione sull’immagine interiore di quello che vorremmo realizzare nella nostra vita, evitando lamentele e giudizi, che rinvigorirebbero il circolo controproducente dell'immagine distorta che reagisce malamente al proprio riflesso nello specchio, perpetuandone l'esistenza.



Una pausa in un posto delizioso ed idilliaco è stata la naturale prosecuzione del nostro percorso. Con l’ottava carta, “Le gemelle in rosa”, abbiamo scoperto che esistono luoghi meravigliosi nello spazio, nel tempo, nello spirito, che aspettano solo di essere visitati, ne scopriremo sempre di più, una volta padroneggiato le tecniche per muoversi nello spazio delle varianti.
La carta successiva, la nona, “Un respiro di sollievo”, ci ha fatto capire come sia indispensabile non dissipare l’energia in una miriade di distrazioni: molto meglio individuare gli impegni e le imposizioni che ci bloccano, i vecchi progetti e gli obiettivi non più attuali da gettare via senza esitazione.
Con la decima carta, “La liberazione”, abbiamo individuato i potenziali superflui ad uno ad uno, ce ne siamo disfatti ed abbiamo utilizzato l’energia che si è così liberata e resa finalmente disponibile per il Lavoro con la L maiuscola, volto unicamente alla realizzazione dei nostri obiettivi autentici.


I primi 10 Arcani Maggiori dei Tarocchi dello spazio delle varianti ti ricordano:

  • Fisica e metafisica sono i due lati speculari della stessa realtà.
  • La realtà si forma essenzialmente come riflesso della coscienza nello specchio del mondo.
  • Il mondo riflette la tua realtà interiore.
  • Puoi avere tutto ciò che sei.
  • La consapevolezza è il privilegio che risveglia la Forza.

Prendiamoci ora tutto il tempo necessario a considerare quanto siamo riusciti a realizzare in questo anno appena trascorso, scriviamolo nero su bianco sopra ad un foglio, poi voltiamo pagina e formuliamo un chiaro proposito per il nuovo anno. Possiamo continuare a fare progressi avanzando nel percorso di applicazione dei principi metafisici e perfezionare la gestione della nostra realtà. Che la Forza sia con noi!
Mariavittoria & Fabrizio



LETTURA DEL MESE

LA COSCIENZA PARLA

Tutto ciò che c'è, è coscienza. Se lo capite intuitivamente, profondamente e totalmente, non avete bisogno di leggere questo libro. Mettetelo via, e godetevi il resto della vita.




mercoledì 29 novembre 2017

x. La liberazione

Come muoversi nello spazio delle varianti

Otterrete tutto ciò che avete intenzione di avere
se siete convinti che è vostro
senza condizioni né riserve di sorta.
Vadim Zeland

Inizia così il commento al decimo arcano maggiore dei Tarocchi dello spazio delle varianti, commenti che, rappresentando i passi fondamentali nello sviluppo e sopratutto nell'applicazione pratica del Transurfing, oggi sono disponibili anche in un volume a parte, Transurfing in 78 giorni, adatto a chi ha scarsa dimestichezza con l'uso delle carte divinatorie e preferisce un approccio discorsivo ai principi di gestione metafisica della realtà.
Sì, come alcuni lettori non mancano di far notare, l'esposizione di tale principi è piuttosto semplice, tutto sta però nel saperli mettere in pratica nella vita quotidiana. Non a caso il successo è, letteralmente, “qualcosa che succede” e non una teoria della quale doversi convincere a forza di eleganti ragionamenti e forbite argomentazioni.



Ricordiamoci che il Transurfing è una tecnica esperienziale di trasformazione-sviluppo del potenziale umano, e ottenere dei risultati manifesti, tangibili e duraturi, fa indiscutibilmente parte della sua realizzazione. Supponiamo che, a questo punto, anche tu stia applicando le tecniche da un congruo periodo di tempo, e nonostante questo ancora fatichi a vedere dei risultati, è il momento di dedicare la tua attenzione alla pratica della liberazione.



La liberazione” cui si riferisce Vadim Zeland riguarda l’affrancamento da attitudini mentali deleterie, i cosiddetti potenziali superflui, che intaccano inesorabilmente la nostra riserva di energia, depotenziando o proprio bloccando la realizzazione di quello che intendiamo ottenere. In particolare, il potenziale superfluo, che spesso si trasforma in un ostacolo insormontabile nel percorso di manifestazione di un fine, verte attorno all’eccessiva importanza attribuita, in modo del tutto personale e arbitrario, a oggetti, circostanze, e relazioni.
In ogni caso, un picco di importanza scatena la furia delle forze riequilibratrici, pronte a livellare il potenziale superfluo accumulatosi. Questo intervento equilibratore, per quanto necessario in una prospettiva di ordine cosmico, è estremamente controproducente ai fini della nostra manifestazione e corrisponde al verificarsi di un fenomeno dotato di energia di segno contrario rispetto a quanto desideriamo, che imbriglia preziose energie altrimenti destinabili ad alimentare l’intenzione indispensabile per raggiungere qualsiasi obiettivo.



Qual è la strategia migliore per liberarci dai potenziali superflui? Innanzitutto, bisogna rendersi consapevoli di quali potenziali superflui stanno prosciugando le energie destinate alla nostra realizzazione. Consideriamo alcuni potenziali superflui molto comuni e il modo più efficace per eliminarli.

  • Ansia: è un sintomo della paura che qualcosa possa non andare nel migliore dei modi. Basta passare all'azione, occupandosi concretamente di qualcosa, senza lasciare spazio all'indugio e all'attesa. Vale anche per le aspettative: bando ai pensieri su come sarà vivere, fare o avere una certa cosa nel futuro, rimaniamo presenti e amplifichiamo tutto quello che ci soddisfa già adesso. Se invece l'ansia diventa eclatante (ad es. nei casi di attacco di panico), è consigliabile assumere il rimedio floreale Rock Rose.
  • Irritazione: è anch'esso sintomo di una paura recondita non elaborata che si traduce in impazienza. Basta concedersi un attimo per osservare la situazione con distacco e non cedere a una reazione meccanica di difesa o di attacco. Chiudere gli occhi e contare fino a dieci, respirando profondamente, può essere sufficiente a farci guadagnare una prospettiva più equilibrata sulla situazione contingente. Se l'irritazione si manifesta spesso, è consigliabile assumere il rimedio floreale Impatiens.
  • Senso di colpa: sintomo endemico di un condizionamento molto difficile da scardinare. Basta aggirare il “problema”, eliminandone le conseguenze manifeste, ovvero smettendo di giustificarsi e assumendosi serenamente la piena responsabilità della propria condotta. Se il senso di colpa costituisce un peso opprimente, è consigliabile assumere il rimedio floreale Pine.
  • Fatalismo: è un sintomo della perdita di fiducia nella vita che si tende a sottovalutare, visto che la società contemporanea, altamente stressogena, reputa “normale” considerare i “problemi” come fonti continue di depressione latente. Applicare il principio di coordinazione dell'intenzione, per il quale ci si comporta deliberatamente come se ogni cosa, per quanto ci sembri incomprensibile, inattesa o indesiderabile, concorra al raggiungimento del proprio fine, spesso si dimostra l'atteggiamento risolutivo anche nei casi più disperati. Basta ammettere il fatto, quantomai ragionevole, che al di là dell'apparenza e delle nostre elucubrazioni mentali, in realtà non abbiamo la minima idea di quali conseguenze avrà un certo avvenimento, a meno di non volerne predeterminare il corso assumendo un preciso atteggiamento. Se il fatalismo assume i tratti di un pessimismo conclamato, è consigliabile ricorrere al rimedio floreale Gorse.

Esistono validi strumenti per eliminare ogni potenziale superfluo: basta accorgersi di quale atteggiamento o attitudine mentale sta bloccando la nostra energia e agire in conformità ai principi del Transurfing. L’alternativa è lasciar fare alle forze riequilibratrici che ci riporteranno presto con i piedi per terra, di solito con un bel tonfo; ma questa opzione non particolarmente piacevole diventa un'eventualità rara una volta sviluppata la consapevolezza e messi in pratica gli strumenti più adatti alla manifestazione dei propri obiettivi.

I Tarocchi dello spazio delle varianti: X

La carta X “La liberazione” ti invita alla seguente pratica:

  • Puoi ottenere tutto quello che vuoi a partire da un'intenzione libera da pregiudizi o potenziali superflui.
  • Individua i potenziali superflui che ostacolano la manifestazione di ciò che intendi realizzare.
  • Abituati ad agire qui e ora, lasciando perdere ogni attitudine mentale dispersiva.

Ora prova ad osservare come tutto questo si applica alla tua vita quotidiana: in che modo la consapevolezza cambia la manifestazione della realtà? Raccontaci la tua esperienza scrivendola nei commenti al post!
Mariavittoria & Fabrizio


LETTURA DEL MESE

VIVERE MOMENTO PER MOMENTO
Sconfiggere lo stress, il dolore, l'ansia e la malattia con la saggezza di corpo e mente


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