domenica 22 settembre 2019

L'isola che non c'è



La grande domanda è se sarai capace di
dire sì con il cuore alla tua avventura.
Joseph Campbell



A settembre tradizionalmente si ricomincia: lavoro, studio, o entrambi, e poi corsi, programmi, eventi, ben presto anche l'equinozio sancirà la fine dell'estate e il ritorno a una routine quotidiana più o meno invisa allo spirito, che per sua natura ama la libertà di espressione.
Personalmente, cerco di accogliere ogni giornata di sole come fosse l'ultimo miraggio da sogno prima del ruvido risveglio autunnale, magari dedicandomi a una buona lettura sotto un cielo perfettamente azzurro che abbraccia il ricco silenzio della natura: questa è la mia “isola che non c'è”, uno spazio sacro dove tutto è possibile, cui rimango appesa con un filo argenteo, sottile come una ragnatela ma immortale, perché fatto delle note del fruscio delle stelle. Se hai visto lo splendido e visionario film di animazione Mune: il guardiano della Luna, conosci la sensazione che sto cercando di descriverti.



È l'affascinante mistura di meraviglia e reverenza che si prova davanti ad ogni mistero dell'esistenza a far sembrare tutto possibile, almeno prima di saltarci dentro e farsi coinvolgere dal turbinio degli eventi! Il punto, infatti, non è sognare la vita, bensì vivere il proprio sogno. E vivere richiede di compiere continuamente delle scelte coraggiose e agire di conseguenza. Talvolta però c'è solo da aspettare e sperare. Ora, questa saggia constatazione, offertami non a caso da qualcuno che è tanto irrazionalmente quanto inesorabilmente caro al mio cuore, per me è stata come uno schiaffo, in grado di mettere a tappeto il mio ego spirituale e la sua presunzione di sapere e avere tutto sotto controllo. La verità è che le cose davvero importanti vanno molto al di là della nostra umana comprensione, poiché nella vita c'è ben più di quello che colpisce lo sguardo o carpisce la mente, e per fortuna! Quanta magia ci perdiamo di noi stessi, proprio adesso, solo perché non abbiamo il coraggio di ascoltare semplicemente il cuore?



Si spiega da sé anche il valore intrinseco nel saper attendere che le cose giungano a compimento, un po' come quando si coltiva l'orto o il giardino: si piantano i semi nel terreno adatto, si annaffia e si attende che avvengano tutte le trasformazioni necessarie a far spuntare i germogli, poi, come si suol dire, se son rose fioriranno! Guai invece a disturbare i delicatissimi virgulti, ad esempio smuovendo il terreno per vedere se han messo radici, perché si rischia di rovinare tutto. L'equilibrio nelle dinamiche tra forze diurne e notturne va rispettato per non comprometterne l'armonia.



Benissimo quindi, anche l'attesa, intesa come arte di lasciar fare all'intelligenza cosmica della vita, è un fatto assodato in metafisica, ma l'aspetto veramente cruciale su cui mi sembra necessario soffermarsi è la speranza. Che cosa intendiamo veramente con questa parola? Sono molte le risposte, più o meno erudite, che si potrebbero dare, tuttavia, stando alla mia esperienza la speranza altro non è che credere che qualcosa sia possibile e pertanto comportarsi di conseguenza
Un sì incondizionato, luminoso come un faro nella notte, alle infinite possibilità dell'avventura che chiamiamo vita, ecco che cosa è la speranza.
Senza speranza un sogno rimane soltanto una bella fantasia. È la speranza che spinge ad agire e alimenta le forze della realizzazione: le persone di successo non hanno mai davvero perso la speranza, seguono una bussola orientata in base al magnetismo del loro cuore, in essenza è questo il loro segreto. L'intensità della speranza, intesa come motivazione dietro ogni scelta e azione, è la misura della distanza che ti separa dal tuo sogno. E i sogni sono una faccenda molto seria. Non ci credi? Chiedi a qualcuno di raccontarti il suo sogno, se è abbastanza coraggioso da dire la verità lo vedrai illuminarsi e rianimarsi, quasi trasfigurato.



Un sogno autentico, che sgorga dal cuore e non viene escogitato dalla mente, è un invito dell'anima ad abbracciare la tua vera grandezza. Ma, appunto, è un invito, non la cosa in sé, esattamente come scoprono i protagonisti di Rapunzel:l'intreccio della torre, film d'animazione centrato proprio sul fondamentale tema dell'emancipazione dell'anima dalle illusioni.



Al giorno d'oggi, non è raro che un'esistenza sempre più frenetica e tecnologica, che ci sommerge di comodità artificiali e di rapporti superficiali, ci abbia tolto la speranza necessaria per credere nei nostri sogni più autentici quanto basta per cercare di realizzarli. Eppure, tutti noi abbiamo ancora un cuore che batte, se solo ci aprissimo abbastanza da ascoltarlo, vedremo oltre la superficie della realtà.

Preghiera della Serenità:
Dio, dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare,
e la saggezza per capire la differenza.

Così, in questo principio della fine (del mese e della stagione), anziché affrettarti a iniziare mille nuove attività, magari prima chiediti dove vorrebbero portarti i tuoi sogni e quanti passi stai facendo in quella direzione. Sicuramente la risposta che troverai dentro di te sarà più istruttiva delle false promesse e dei richiami del mondo esterno. Sognare la propria vita è una promessa di felicità, ma noi ci siamo incarnati per vivere il nostro sogno, mettersi in cammino è l'inizio di quell'avventura. Riesci a dire un sì incondizionato alla vita che sogni?

Mariavittoria



GUARDA CON OCCHI NUOVI E SCOPRI CHI SEI VERAMENTE

ANATOMIA DELLO SPIRITO
Anche se nella vita di ciascuno di noi le situazioni e le persone cambiano continuamente, le sfide che esse rappresentano sono sempre le stesse, così come l'influenza che esercitano sul corpo e lo spirito. Se riusciremo a fare nostra questa verità, svilupperemo sempre di più la visione simbolica, ovvero la capacità di vedere attraverso le illusioni fisiche e di riconoscere la lezione che ci viene offerta dalle prove della vita.”

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giovedì 22 agosto 2019

Paradiso e inferno


L'alma in se stessa alberga, e in sé trasforma
Nel ciel l'inferno e nell'inferno il ciel:
che importa ove io mi sia, se ognor lo stesso,
E qual deggio, sono io?
John Milton, Il paradiso perduto, I:323-326


In questo periodo tradizionalmente dedicato a ferie e vacanze è più facile avere l'occasione di viaggiare ed entrare in contatto con realtà diverse, anche molto distanti dalla nostra quotidianità. Per quanto la nostra presenza come elemento di novità all'interno di un certo ambiente inneschi delle dinamiche inedite e talvolta sorprendenti, difficilmente cambierà veramente qualcosa se siamo noi a rimanere gli stessi di sempre. È esattamente questo che rivela il passo miltoniano sopra citato, in cui Satana, letteralmente l'Avversario, si sente a disagio perfino nell'Eden, poiché l'avversione è proprio la natura intrinseca della sua energia, che lo segue ovunque vada e rimodella la percezione della realtà a propria immagine. 
Come denota l'etimologia, l'inferno e un luogo basso, infimo, mentre il paradiso non è che un giardino di delizie ben delimitato dal resto del mondo, ma in entrambi i casi si tratta di luoghi terrestri interiori che inevitabilmente si riflettono all'esterno. Dal paesaggio dell'anima umana al clima in cui versa il pianeta il passo è breve, fatidico e rivelatore.



Personalmente, sono stata in un luogo noto come Valle del Paradiso, che per la bellezza selvaggia e a tratti veramente primigenia del paesaggio merita a pieno titolo questo epiteto, sennonché gli abitanti della zona mi hanno dimostrato, è il caso di dire satanicamente, che si può vivere un inferno pur stando in paradiso: pettegolezzo smodato, pregiudizio, maldicenza, violenza verbale, scortesia, superficialità... tutti i figli dell'ignoranza e della cattiveria (due dei tre veleni che mantengono inchiodati al samsara) mi sono sfilati davanti, tronfi nella loro iniqua pretenziosità, mentre a me non rimaneva che osservare fino a che punto il comportamento inqualificabile altrui riuscisse a influire sul mio stato d'animo e in definitiva sul mio atteggiamento. Ora, il saggio riporta bruscamente il mio ego superbo alla realtà domandando: con quante cose riesci ad essere pace?
Sono convinta che in paradiso non ci sia posto per la plastica, ma nemmeno per ogni genere di immondizia, non da ultimo quella che viene emessa da pensieri e parole degradanti (anche Cristo ammoniva i suoi discepoli dichiarando: quel che esce dalla bocca, ecco quel che contamina l'uomo) e quindi no, non riesco ad essere pace con la maleducazione gratuita, tanto meno con l'invadenza ossessiva che rasenta l'assalto fisico oltre che verbale, ma in definitiva è davvero soltanto una questione di apertura del cuore e di prospettiva più o meno ampia ed evoluta.



Un'energia bassa tenderà per inerzia a trascinare tutto e tutti verso il basso, indiscriminatamente, mentre chi ha il dono della consapevolezza può sempre scegliere dove guardare, se in alto o in basso. Una volta rammentato che l'energia va dove si rivolge l'attenzione, abbiamo la chiave per uscire dal gioco degli specchi, almeno in teoria.
La pratica, per avere successo, implica una certa misura di esperienza. Esistono in effetti due tipi ben distinti di situazione provante: quella in cui ci si ritrova trascinati per mancanza di energia e quella che contribuiamo involontariamente a creare attraverso una reazione inconscia, ma in ogni caso l'esterno è pur sempre un riflesso della nostra condizione interiore. La domanda del saggio, nella pratica, diventa: a chi o a cosa stai muovendo guerra in questo momento? È questo movimento, troppo spesso inosservato e quindi indisturbato, che turba la quiete profonda e rende la pace una vuota pretesa dell'ego.



Forse l'aspetto più arduo della gestione metafisica della realtà non è tanto conoscere tutte le leggi cosmiche, quanto ricordarsi per tempo di applicarle, poiché tutto ciò che è semplice spesso si rivela vero e risolutivo, ma non necessariamente facile. Nel mio caso, mi è venuta in aiuto la canzone Follow the Sun di Xavier Rudd, che provvidenzialmente suonava nei momenti di maggiore addormentamento, quando più rischiavo di confondere esterno e interno.



Anche se gli appartenenti al genere umano sembrano pertinacemente propensi a comportarsi da indefessi parassiti infernali, il paradiso è già qui, come ci hanno sempre insegnato i grandi maestri, e spetta a noi manifestarlo esteriormente vincendo i nostri diavoli interiori. Allora preghiamo per avere occhi per vedere la vera bellezza oltre ogni apparenza e un cuore abbastanza grande da comprendere l'amore per tutto il creato, ciascuno ricordando nel proprio intimo che:


  • L'asprezza del tuo giudizio è la misura con cui verrai giudicato;
  • Se proprio vuoi lamentarti, rivolgi una critica costruttiva a te stesso;
  • Un'azione onesta e disinteressata è sempre benedetta;
  • L'energia che emani ti ritorna indietro decuplicata;
  • Gli occhi possono sbagliarsi, ma il cuore sa sempre tutto.


Siamo sempre dove dobbiamo essere, guidati da un inesorabile filo che unisce tutta la vita in ogni tempo e luogo, il segreto della beatitudine è rendersene conto prima che la vita ci passi accanto inusitata. In assenza di obiettivi specifici o di scoprire la propria autentica vocazione, è sempre onorevole cercare di migliorarsi, puntando ad una meta elevata, come può essere l'espressione di una certa qualità superiore. Io prediligo la bellezza, in tutte le sue forme, come canale diretto di elevazione dell'energia. Tu a quale virtù ti ispiri?

Mariavittoria


SCOPRI MAGIA E ONORE DEL VERO AMORE

ALCHIMIA DI COPPIA
Nella nostra società c'è una recondita paura di voler bene, perché si teme di diventare vulnerabili e quindi di essere usati. Le persone degne di rispetto e i modelli presentati dai media sono quelli di chi si afferma utilizzando ogni mezzo, secondo il principio del fine che giustifica i mezzi (prepotenza, slealtà, aggressività, irresponsabilità, menzogna, ecc.)...Ricorda che questo libro è venuto nelle tue mani proprio per portarti completamente al di là di questa ignoranza dilagante e ricordarti la tua origine divina.”

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martedì 23 luglio 2019

Passeggeri nel tempo



Il destino guida chi lo segue di propria volontà,
trascina chi si rifiuta.
Seneca


Questo antico detto latino mi è sembrato il miglior spunto per riflettere insieme sul senso (inteso sia come significato sia come direzione) della vita, ora che il Sole in Leone invita tutti gli esseri umani di buona volontà a trovare il coraggio di esprimere la versione migliore di sé, realizzando i desideri autentici dell'anima, proprio qui, sul pianeta Terra del Terzo Millennio.
Il punto è che nell'esperienza di una vita desideri e destino si intrecciano nelle spire del tempo, il termine di riferimento con cui ogni mortale (o sistema soggetto a entropia) misura l'attraversamento dello spazio. E con termine intendo proprio “fine”, poiché l'avvenuto ingresso in questa incarnazione ci dà la ragionevole certezza che un giorno arriverà il momento di uscirne, e tutto quello che definiamo come la nostra vita in definitiva non è che lo svolgersi del continuum spaziotemporale tra il portale di ingresso della nascita e quello di uscita della morte.
Come ogni viaggiatore sa bene, se da un lato è importante cominciare, lo è ancora di più proseguire, perché anche se in tempi immemori abbiamo fissato il nostro appuntamento con il destino, lo incontreremo davvero solamente percorrendo la nostra strada, che sia autentica e che abbia un cuore: è il viaggio dell'eroe.





Per noi, passeggeri del tempo, di una vita in cui tutto è effimero, transitorio e spesso al di là della nostra comprensione, non contano gli anni che passano, ma quanto riusciamo a farli contare. 
A tal proposito, ti invito a guardare un film che utilizza il viaggio nello spazio e gli annessi temi fantascientifici (tali almeno per qualche anno ancora) come pretesto per condensare in poche ore di suggestive ambientazioni le questioni esistenziali che normalmente si dipanano nel corso di una vita intera alla ricerca, più o meno consapevole, di un senso. Il film è Passengers (2016) e inizia così:



Il video mostra i primi dieci minuti del film doppiato in tedesco, e anche se non conosci la lingua teutonica le scene sono abbastanza esplicative della situazione (se non vuoi conoscere la trama, salta questo paragrafo e il video che segue): il protagonista si sveglia su una nave interstellare novant'anni prima dell'arrivo previsto a destinazione. 
Nessuna possibilità di svegliare l'equipaggio, tornare indietro o comunicare con la Terra in tempo utile; ma non è solo, ci sono altri 4999 passeggeri a bordo ed essendo lui un ingegnere meccanico, non ha difficoltà a manomettere una cella di ibernazione per svegliarne uno. 
La persona che sceglie è Aurora, di cui si è innamorato a prima vista e che finisce col ricambiare i suoi sentimenti, ma l'idillio è breve, i problemi del viaggio sono appena iniziati, come i due scoprono quando i malfunzionamenti portano al risveglio di un membro dell'equipaggio.



Prigionieri involontari tra perfetti sconosciuti su una nave che affonda. Questa frase che riassume il cardine attorno cui ruota il film potrebbe essere anche il sunto di come si presenta a prima vista l'esperienza dell'esistenza umana. Infatti, che cosa è il mondo se non uno psicopenitenziario in cui ciascuno sconta la propria pena (un'esistenza irta di dispiaceri e separazioni) insieme ad altri con cui per lo più si ritrova a convivere forzatamente? A meno di non voler considerare la situazione da una prospettiva diversa e decisamente più ampia.
Torniamo un attimo al film: la protagonista (che guarda caso si chiama come la bella addormentata, archetipo fiabesco dell'anima umana) viene apparentemente costretta a svegliarsi dal suo sonno senza sogni da un demiurgo a lei sconosciuto che l'ha scelta platonicamente per condividere un'esistenza limitata nello spazio e nel tempo (sì, a ben vedere questo film non è una banale storia d'amore con qualche tocco di pseudoscienza, del resto il regista si distingue per la sua spiccata sensibilità nel rappresentare e indagare le enigmatiche sottigliezze dei rapporti umani, come ha dimostrato in The Imitation Game). Siccome si è svegliata troppo presto, è abbastanza certo che morirà su quella nave, ma siamo sicuri che la sua condanna le sia stata imposta? La chiave dell'arcano è racchiusa nelle motivazioni profonde che hanno spinto i due a imbarcarsi: Aurora è una giornalista e vuole scrivere un libro unico e senza precedenti, mentre Jim è un meccanico, vuole sentirsi utile riparando, non limitandosi a sostituire, ciò che si guasta. Entrambi, tutto sommato, hanno delle nobili aspirazioni e imbarcandosi sulla Avalon (dal nome dell'isola dove secondo la leggenda riposano i grandi dell'antichità, come Artù e Merlino, in attesa del momento di risvegliarsi) dimostrano abbastanza coraggio da voler assumersi i rischi del perseguire la realizzazione dei propri sogni. Sennonché la mente, che li ha spinti sulla scia delle proprie ambizioni, ha la vista corta e per loro progetta un futuro ingegnoso, senza contemplare un briciolo di umanità, come denota la loro situazione iniziale di ibernati naviganti nelle spietate immensità dello spazio siderale.
A far sentire le ragioni del cuore sarà la necessità del caso, inteso proprio come insieme di forze che concorrono nel possibile sviluppo della situazione contingente. Qui, caso non è sinonimo di casualità: ti sembra casuale che di cinquemila persone un guasto porti al risveglio proprio di quella la cui maggiore aspirazione è risolvere problemi meccanici? Ed è forse un caso che questa stessa persona, una volta sperimentata la vacuità del soddisfacimento del piacere fine a se stesso, prenda la decisione, imponderabile ma necessaria, di svegliare la persona che vuole diventare protagonista di una storia straordinaria e inaudita?
Sì, l'apparenza troppo spesso inganna, è la superficie luccicante che cattura l'attenzione non addestrata: a volte gli occhi dimenticano, ma il cuore sa sempre tutto, e tesse i fili del destino con la materia che risponde al suo richiamo nel qui e ora, poco importa se questo causa lo sconvolgimento della nostra bolla di artefatta e arida felicità, in cui nuotiamo nella vana speranza di proteggerci dalla fragile consistenza della nostra precaria e imperfetta esistenza.



Se arriviamo a comprendere che la missione di ciascuno di noi è diventare chi è veramente, liberandosi dai condizionamenti per realizzarsi nel mondo (spiritualizzare la materia una volta che lo spirito si è materializzato), finalmente vediamo che il destino è davvero ineluttabile, presentandoci continuamente l'immagine corrispondente alla nostra essenza più autentica. Sfuggirgli, in questo senso, è impossibile: per quanto si cerchi di nascondersi, procrastinare o ribellarsi, in realtà nessuno può allontanarsi da se stesso. Infatti nel profondo ricordiamo e conosciamo già più di quanto ci sia dato di capire intellettivamente.



Il tempo limita la nostra incarnazione e lo spazio ci costringe fisicamente, ma tutto questo è soltanto una cornice che ospita la manifestazione di un potenziale infinito che si autoregola in perpetuo scambio e accordo con l'intero universo.
È chiaro che l'unica strada percorribile è diventare chi sei, perché comunque sei destinato a quello, e la massima realizzazione consiste nell'aderire coscientemente al grande progetto dell'anima, magari una volta giunti alla piena consapevolezza di ciò che comporta, ed evolvere continuamente, spingendosi oltre nella ricerca di nuove vie per lo sviluppo umano sostenibile, creare maggiore bellezza e armonia, nonostante le inevitabili angustie e limitazioni della materia, o forse proprio grazie ad esse.

Mariavittoria



RISCOPRI LA SAGGEZZA TRASMESSA DAGLI ARCHETIPI


IL POTERE DEL MITO

“Se guardi dentro di te puoi iniziare a recepire il messaggio dei simboli...I miti ti aiutano a entrare in contatto con l'esperienza dell'esser vivi. Ti dicono che cos'è l'esperienza.”


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lunedì 24 giugno 2019

Meditazione lampo d'estate



Grazie alla scienza dello Yoga, 
l'anima raggiunge un'assoluta padronanza sul corpo e sulla mente,
e si serve di questi strumenti per conseguire la realizzazione del Sé,
ossia la consapevolezza della propria natura trascendente e immortale,
una cosa sola con lo Spirito.
Paramhansa Yogananda



Il Solstizio ha aperto le porte alla bella stagione e il caldo e le molte ore di luce ci ricordano che questo è il periodo della realizzazione. È il tempo di agire, fare, esprimere, ma in tutta questa fervente attività rimane fondamentale mantenersi centrati in se stessi, sia per non dissipare le nostre energie nell'euforia, l'emozione disarmonica associata al cuore, l'organo maggiormente sollecitato nella stagione del Fuoco, esponendo il corpo fisico a sforzi eccessivi, sia soprattutto per non farci trascinare da una frenesia controproducente. Realizzare significa essenzialmente manifestare nella realtà ciò che siamo, ovvero diventare autentici. Anche in questo il Sole ci fa da maestro, insegnandoci che per splendere di luce propria come una stella è necessario innanzitutto essere se stessi, senza riserve e senza affanni.



Sulla via della tua autenticità, ti propongo un esercizio di meditazione che mi piace chiamare lampo d'estate, perché promuove le intuizioni fulminee e riconnette al proprio sé autentico. Puoi eseguirla in meno di cinque minuti in qualunque momento e luogo.


MEDITAZIONE LAMPO D'ESTATE

  1. Esegui un paio di respiri profondi, rilassa la muscolatura del corpo e sgombra la mente da ogni pensiero.
  2. Porta l'attenzione alla mano destra (puoi tenerla appoggiata o alzata, come ti risulta più comodo), aprila, rivolgendo il palmo in alto.
  3. Percepisci l'energia del Cielo che incontra il palmo della tua mano destra e inspira profondamente, preparandoti a contare sulla punta delle tue cinque dita e ad affermare mentalmente:
  4. (Chiudi la mano e alza il pollice verso l'alto.) UNO: SONO PRESENTE QUI E ORA
  5. (Unisci pollice e indice.) DUE: L'ENERGIA SALE, CRESCE E AUMENTA
  6. (Unisci il medio a pollice e indice.) TRE: ASPETTO, ASCOLTO, OSSERVO CON DISTACCO
  7. (Unisci l'anulare a medio, indice e pollice.) QUATTRO: PROMETTO DI COLTIVARE E LASCIAR ESPRIMERE LA VERSIONE MIGLIORE DI ME
  8. (Spalanca le dita della mano.) CINQUE: AGISCO, DONO E RINGRAZIO NELLA LUCE
  9. Rimani un istante ad osservare l'energia che si è creata come una sfera calda e luminosa nella tua mano, poi lasciala andare con un movimento leggero del palmo verso l'alto.
  10. Sorridi, ringrazia e concludi la meditazione ritornando alla consapevolezza ordinaria.


La meditazione lampo d'estate è una micropratica ideale da svolgere ogni volta in cui hai bisogno di ricaricarti di energia, trovare ispirazione o ritornare nel momento presente. I suoi benefici sono innumerevoli, non sottovalutarne il potenziale: cinque minuti di pratica quotidiana sono semi di luce per corpo e anima, mattoncini che costruiscono una vita di consapevolezza e tengono aperte le porte del risveglio.

Mariavittoria


RIPORTA ARMONIA E SALUTE AI TUOI ORGANI CON LA MEDITAZIONE

LA MEDITAZIONE DEGLI ORGANI
Per ritrovare salute, armonia e rigenerare il corpo e la mente
L'istante in cui rivolgi a te stesso uno sguardo benevolo è un istante di pace”


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mercoledì 15 maggio 2019

Meditazione integrale



Se l'eternità non è perenne durata temporale, ma assenza di tempo,
la vita eterna appartiene a quelli che vivono nel presente.
Ludwig Wittgenstein


Integrale, in quanto sinonimo del più speculativo olistico, è il termine che meglio descrive la principale caratteristica dell'evoluzione nella nuova era e che, non a caso, nel terzo millennio si comincia ad utilizzare con crescente consapevolezza, applicandolo agli ambiti più disparati dello sviluppo davvero sostenibile. Si deve a Ken Wilber, già fondatore della pionieristica psicologia transpersonale, l'elaborazione di una teoria del tutto (vedi il suo Breve storia del tutto) che evidenzia chiaramente l'importanza di un approccio integrale e la necessità imprescindibile di adottarlo in ogni settore che aspiri sinceramente allo sviluppo umano:


Un vero insegnamento spirituale dovrebbe aiutare le persone non solo a Risvegliarsi, ma anche a Crescere fino ai livelli Integrali, di modo che il loro Risveglio alla coscienza unitaria, se e quando si verificherà, sia reale, vero e pieno, inclusivo di tutti i mondi – cioè di tutti gli stadi della Forma – emersi fino a quel momento. Lo stesso vale per la nascita e lo sviluppo di una società per la quale l'inclusività sia davvero reale, non un semplice ideale dichiarato, ma una vera realtà umana.
Ken Wilber, Meditazione integrale


In pratica, l'approccio integrale ci esorta ad attivarci affinché il percorso individuale e collettivo dell'umanità persegua sia la crescita spirituale (ovvero la piena Realizzazione) sia il risveglio della coscienza (ovvero l'autentica Illuminazione), nel modo più equilibrato e inclusivo possibile, con risultati decisamente pratici ed evolutivi per tutti:


Non vogliamo certo diventare dei nerd illuminati, e credetemi, questa è una reale possibilità. Invece, assoceremo gli stadi principali della Crescita agli stati principali del Risveglio, per costruire il migliore dei mondi possibili, un'opportunità solo da poco a nostra disposizione, perché abbiamo finalmente imparato a combinare le pratiche delle antiche tradizioni meditative (come la mindfulness) alle tecniche d'avanguardia più evolute e rivoluzionarie (come la Teoria integrale). Così, per la prima volta nella storia, uniremo la Crescita al Risveglio, le strutture agli stati, la Pienezza alla Libertà, una magistrale abilità alla più profonda saggezza – questo è il cuore della Mindfulness Integrale.
Ken Wilber, Meditazione integrale


Per quanto riguarda la spiritualità propriamente detta, ovvero intesa come psicotecnologia di trasformazione della coscienza, ai fini evolutivi risulta particolarmente efficace la pratica della mindfulness, una forma di meditazione di origine buddhista (in lingua pali nota come sati, “retta consapevolezza”, alla base della pratica vipassana) ma con un approccio integrale di inclusione e trascendimento dei livelli di espansione della coscienza e della crescita spirituale:


La Mindfulness Integrale è fondamentalmente questo: percorrere contemporaneamente sia il sentiero della Crescita che quello del Risveglio, in modo da poter avanzare su entrambi tanto quanto l'attuale stadio evolutivo dell'umanità permette, fino a raggiungere una piena, totale e completa Illuminazione.
Ken Wilber, Meditazione integrale


Il fulcro della mindfulness integrale è la consapevolezza della propria condizione e situazione attuale, uno stato di presenza totale derivato dall'osservazione deliberata e attenta del presente, che di per sé sortisce gli effetti tanto desiderati di evoluzione e liberazione perché implica un procedimento di disidentificazione da ogni realtà parziale e transitoria e quindi dall'illusione fuorviante:


Ciascuno di noi si trova semplicemente dov'è, e questo non lo rende né peggiore né migliore. Il semplice tentativo di comprendere a livello intellettuale in cosa consistono i livelli che si trovano oltre quello in cui gravitate, avrà l'effetto di stimolare la vostra crescita e di spingervi oltre lo stadio in cui vi trovate. Ricordate che lo studio di questi modelli ha una funzione psicoattiva, ed è proprio questo che state facendo: attivare il vostro naturale impulso a spingervi verso i livelli superiori. […] Pur se la vostra conoscenza di quel livello superiore non è diretta, ma solo teorica, questa pratica avrà su di voi un effetto psicoattivo, capace di trasformare la vostra coscienza.
Ken Wilber, Meditazione integrale


Qui è di vitale importanza sottolineare che la comprensione a livello intellettuale cui si riferisce Wilber equivale all'esercizio dell'arte dell'accorgersi, che spalanca nuovi orizzonti all'avvenire. Precisamente, qualsiasi cosa esce dal campo della pura potenzialità diventa realizzabile solo nella misura in cui ci rendiamo conto che essa è possibile. L'implicazione di tale principio di manifestazione è evidente nell'esperienza di tutti i praticanti di manifestazione consapevole della realtà e assume i tratti di un prerequisito imprescindibile, che mi piace ricordare citando la frase “se non ti piace la tua vita, puoi sempre cambiarla”. Precisamente, se non ti rendi conto di poter cambiare, non cambierai affatto, perché le tue risorse innate e acquisite non si attiveranno coscientemente in tal senso e quindi ogni modifica verrà da te esperita come qualcosa di esteriore alla tua coscienza. Anche su questo punto Wilber osserva la realtà con grande chiarezza:


Negli USA, il National Institute of Health stima che quasi il 60% degli adulti sia in sovrappeso, un terzo dei quali obesi. Nel caso specifico, la coscienza americana è regredita allo stadio arcaico, è preda dell'impulso più primitivo e fondamentale che esista negli organismi: nutrirsi, o soddisfare uno dei desideri fisiologici necessari per la sopravvivenza (acqua, calore, riparo). Non vi è nulla di più arcaico e primordiale. Il che equivale a dire nulla di più “basilare” [trad. mia] e meno significativo.
Ken Wilber, Meditazione integrale


La situazione non è molto diversa altrove: l'Occidente industrializzato in generale è afflitto dai problemi di sovrappeso (iperalimentazione), mentre il resto del mondo soffre la fame (ipoalimentazione). A fronte di questo stato ampiamente generalizzato di malnutrizione, non sorprende che la coscienza a livello globale ristagni allo stadio arcaico di soddisfacimento dei bisogni primari, con tutti i conseguenti effetti deleteri per la salute degli esseri viventi e del pianeta. Eppure da questa condizione di dipendenza fisiologica e psicologica è possibile liberarsi risvegliando la coscienza e crescendo spiritualmente, in breve, diventando sempre più resilienti (svincolati dai condizionamenti involutivi) e consapevoli. Sempre più individui e organizzazioni hanno intrapreso questo percorso di sostenibilità responsabile, è quasi inevitabile perché fa parte dell'evoluzione della coscienza, ma ci sono ancora molti fattori che mirano a disturbare o ritardare la diffusione delle buone pratiche di sviluppo dell'umanità e ciascuno ha una parte da svolgere in questo gioco dell'esistenza. Io ti invito a riconsiderare la costruttività dei tuoi modelli di riferimento (interiori ed esteriori) e a lasciarti ispirare per il meglio. Evoluzione o estinzione: tu da che parte stai?

Mariavittoria


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MEDITAZIONE INTEGRALE
Mindfulness e crescita spirituale
di Ken Wilber

Nel corso della storia, gli uomini hanno sempre vissuto in una condizione ben lontana dall'essere integrale, olistica e consapevole, in una condizione codificata in mappe incomplete, che lasciavano fuori intere aree, che continuavano ad esercitare la loro dannosa influenza, mentre loro continuavano a inventarsi spiegazioni che all'epoca potevano apparire plausibili, ma oggi rivelano tutta la loro inconsistenza. Da qui a 500 anni, le società future si guarderanno indietro e ci giudicheranno per la nostra infantile ingenuità. Nel frattempo, però, avviciniamoci alla Totalità nella misura in cui ne siamo capaci, un po' di più è meglio di un po' di meno. È proprio questo che ci offre la visione integrale: diventare tanto completi quanto è possibile nel mondo attuale, tanto liberi e integri quanto gli uomini di oggi possono esserlo.”

 Il libro


lunedì 22 aprile 2019

La consapevolezza del rinnovamento


Se non sai fare luce,
sei pregato di non fare ombra.
(Detto alchemico)



Meli, ciliegi, peschi e tutte le sfumature possibili dal bianco al rosa. E poi ancora altri alberi di cui conosciamo o non conosciamo il nome che proiettano la loro gioia di vivere attraverso fioriture generose ed abbondanti. La rinascita si respira nell’aria, assieme al profumo dei fiori novelli e al ronzio delle api che banchettano di pistillo in pistillo. La stessa invincibile forza che osserviamo negli alberi, opera anche in noi, spingendoci all’espansione dopo l’inevitabile e, si spera proficua, introspezione invernale.



Se da un lato scontiamo ancora un po’ di stanchezza derivante dal periodo di transizione o dall’onda lunga del cambio dell’ora, dall’altra, incontrovertibilmente un’energia cristallina si fa strada in noi come fa la linfa che scorre nei tronchi degli alberi. 
Preso atto che il mondo intorno a noi ci parla di rinascita e rinnovamento, come possiamo anche noi unirci a questa danza cosmica? 
Ricordiamo che l’energia non si può accumulare, pertanto se ci sentiamo inondati di vitalità, ma non sappiamo come utilizzarla, l’energia, semplicemente, si disperderà. La chiave per dirimere la questione è la consapevolezza, attraverso la quale possiamo incanalare e dirigere coerentemente il nostro flusso energetico. 



Possiamo fare un veloce, ma efficace, lavoro su di noi: utilizziamo questo flusso energetico che ci arriva naturalmente dalla primavera per sviluppare l’attenzione, una delle facoltà più preziose che abbiamo, focalizzandola sulle cose che ci accadono. 

Alcuni rapidi esercizi specifici ci potranno accompagnare in questa fase di riappropriazione cosciente della nostra intima essenza. Diamoci un periodo di tempo ben preciso nel quale concentrarci con maggiore attenzione sul loro svolgimento, diciamo una settimana. 

Primo esercizio 
Se siamo soliti posare distrattamente occhiali, chiavi, cellulari, in luoghi diversi della casa, utilizziamo la nostra attenzione per renderci pienamente consapevoli del gesto col quale appoggiamo i nostri oggetti di uso quotidiano. Eviteremo di doverli cercare aggirandoci nervosamente per la casa e dissipando la nostra energia in lamentele e recriminazioni. 

Secondo esercizio 
Proviamo a prestare ascolto al nostro corpo, ad esempio mentre facciamo attività fisica (palestra, sport, o semplicemente una passeggiata). Poniamo l’attenzione sui nostri muscoli, sulla loro contrazione e sul successivo rilascio o sulla stupefacente e coordinata azione delle nostre gambe che ci permettono di camminare. Rimaniamo con la sensazione che tale focalizzazione ci lascia e rammentiamo quanto preziosa essa sia, visto che, come ci ricorda E.J. Gold, nell’ultima ora della nostra vita, nell’ultimo istante disponibile, potremmo desiderare ardentemente di provare ancora una volta la sensazione del nostro corpo che si muove. Questa constatazione è molto utile per prendere coscienza di quanto il nostro corpo, la nostra macchina biologica, sia uno strumento evolutivo a tutti gli effetti. 




Se vogliamo, potrebbe essere un’ottima idea abbinare ai nostri esercizi l’assunzione dei seguenti fiori di Bach: Clematis per radicarsi nel qui ed ora e connettersi al presente e Chestnut Bud per evitare di ripetere sempre gli stessi errori (e le stesse azioni) e per apprendere le lezioni che la vita ci impartisce ogni giorno. 

Fabrizio



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venerdì 22 marzo 2019

Praticare o predicare


Essere o non essere
questo è il quesito.
Amleto, III:2

Quando il principe di Danimarca si pone il dilemma più celebre della storia della letteratura, Shakespeare intende farci riflettere sull'opportunità di vivere o morire, ma in quel suo «dormire, forse sognare» oggi non possiamo non ravvisare le enigmatiche seduzioni del sonno verticale, la condizione pressoché ubiquitaria dell'uomo moderno, ignaro prigioniero di un'esistenza illusoria che annichilisce le sue potenzialità di sviluppo materiale e di evoluzione spirituale ben prima del sopraggiungere della morte fisica. 
A ben guardare, il sonno verticale, condito di sogni più o meno vanagloriosi, è stato il propellente di un'intera epoca, quella dei Pesci, in cui l'ideologia (religiosa, politica, scientifica...) ha propugnato idee grandiose, capaci di smuovere le folle, ma di cui nei fatti si è realizzato ben poco. Il tempo della propaganda e del proselitismo sta volgendo al termine, ma sono in molti che, pur avendo colto i segnali di un inevitabile cambiamento, rimangono intrappolati nella Rete di Nettuno (oggi più che mai una metafora concreta, visti gli sviluppi di Internet), anziché lasciarsi fluire nell'energia uraniana dell'Acquario. Costoro, per quanto possano ritenersi avanzati, nei fatti si dimostrano detrattori dell'evoluzione, non meno di chi si disinteressa completamente di questi temi. 
Il punto è semplice: praticare o predicare, ovvero diventare ciò che si è o limitarsi a propugnare ideologie astratte? Su questo punto troppo spesso alla prova dei fatti ci dimostriamo enormemente impreparati, ed è lì che il potenziale evolutivo si arresta, dovendo cedere il passo alla mera illusione di un cambiamento. Sicuramente sono le idee a ispirare le azioni, ma chi ha buone idee dovrebbe metterle in pratica anzitutto in prima persona, altrimenti risulta evidente (almeno a chi ha occhi per vedere...) che o non le ha ancora capite o non è davvero convinto della loro effettiva bontà.



Sia chiaro: il cambiamento è in primo luogo interiore. Deve esserlo, altrimenti non porta alla pratica e la pratica è la via nella materia. Non c'è rimedio più inesorabile della pratica, poiché essa coincide con la vera conoscenza, cioè con la sapienza unita all'esperienza. La forza della conoscenza è l'unico agente del cambiamento sostenibile. 
A che serve dibattere dei problemi ambientali se poi nella vita quotidiana siamo i primi, con i nostri comportamenti incuranti o inconsapevoli, ad alimentare i problemi di cui ci piace tanto discutere? Il punto è che si potrebbe ottenere molto di più e molto più rapidamente se, anziché parlarne in astratto, ci si impegnasse in prima persona e si desse l'esempio concreto di come fare ecologia
Adottando un'etica ecologista dei consumi ciascuno di noi può già fare la differenza. Ad esempio, si parla tanto della plastica, ma il problema non è questo materiale in sé, bensì la sua dispersione nell'ambiente. Le microplastiche e gli altri materiali di difficile smaltimento sono presenti in un numero enorme di prodotti industriali, per non parlare degli imballaggi di questi prodotti; se ciascuno di noi andando a fare la spesa acquistasse solo prodotti biodegradabili (confezioni incluse!) il mondo della piccola e grande distribuzione si vedrebbe costretto ad accelerare la sostituzione dei materiali inquinanti con quelli il cui uso è sostenibile. 
Qui per una volta l'economia ci viene in aiuto con la legge della domanda e dell'offerta: se non c'è domanda (richiesta di un certo bene o servizio) vine meno il vantaggio (profitto) di investire nella corrispondente offerta (produzione). 
Il concetto mi sembra lapalissiano, la produzione si evolve con l'evolversi della domanda, o qualcuno pensa che il mulino più pubblicizzato d'Italia abbia tolto l'olio di palma dai suoi biscotti per salvare i tropici dalla deforestazione? Possiamo continuare ad andare in giro a dire a tutti che la plastica è dannosa, oppure possiamo smettere di acquistarla! La differenza, in termini concreti, è enorme.



Lo stesso discorso si applica ad ogni ambito della vita, anche alla spiritualità (se proprio vogliamo chiamarla così): possiamo riempirci l'esistenza di chiacchiere e imparare tutte le tecniche di questo e degli altri mondi, oppure possiamo praticare quello che abbiamo imparato e ampliare il nostro bagaglio di conoscenze per continuare a praticare, sempre e comunque. 
Il lavoro su di sé non è un'attività part-time. Al giorno d'oggi, invece, il precariato dilaga anche nei sedicenti ambienti spirituali. Osserviamoci attentamente, sempre: quanto di quello che predichiamo è parte integrante della nostra vita pratica? Rispondiamo a questa domanda e se ci accorgiamo di stare soltanto predicando (immersi nell'illusione) allora è il momento di ritornare alla realtà del qui e ora. Nessun giudizio: ben venga la fase di smarrimento se ci costringe a prendere atto del fatto che stiamo dormendo e quindi a risvegliarci, del resto è primavera, tempo di uscire dal letargo! Si dice che errare sia umano, ma perseverare alimenta l'illusione della separazione. 
Praticare o predicare? Diventare se stessi o credere/pretendere/fingere di essere qualcuno? Se proprio vogliamo scomodare la religione, almeno ricordiamoci che Gesù Cristo non predicava il Verbo, bensì era il Verbo incarnato, ovvero il Logos. «Io sono la Via, la Verità, la Vita», parole sante, letteralmente, proprio perché non erano soltanto chiacchiere ma la pura e semplice constatazione della realtà. Esprimere la verità, percorrendo la via e vivendo in modo autentico, questa è pura pratica dell'essere nella materia.
Per concludere, facciamo il punto della nostra pratica quotidiana e impegniamoci nel proseguire lungo il cammino della crescita personale e della sostenibilità globale, ciascuno con i propri tempi, ma sempre in modo autentico e sincero.

RESILIENZA ALIMENTARE
PRATICA DI INIZIO PRIMAVERA

  • Depurazione naturale di fegato e vescica biliare attraverso l'utilizzo mirato degli alimenti vegetali, integrali e salutari (curcuma, tarassaco, carciofo, cardo mariano, erba d'orzo, linfa di betulla, carota, ortica, bardana...)
  • Lavorare sull'emozione della rabbia (osservazione di sé, rilascio emozionale, floriterapia...)
  • Armonizzazione dell'elemento Aria-Legno attraverso il rapporto con la natura (attività all'aria aperta, igiene mentale, respirazione profonda...)

Riserviamo le parole a chi con sincero interesse richiede delle spiegazioni, per il resto lasciamo che siano le nostre azioni a parlare. Io ti aspetto, sulla via della condivisione.
Mariavittoria


CRISTALLOTERAPIA DI INIZIO PRIMAVERA

AVVENTURINA VERDE
La pietra della calma mentale