mercoledì 15 maggio 2019

Meditazione integrale



Se l'eternità non è perenne durata temporale, ma assenza di tempo,
la vita eterna appartiene a quelli che vivono nel presente.
Ludwig Wittgenstein


Integrale, in quanto sinonimo del più speculativo olistico, è il termine che meglio descrive la principale caratteristica dell'evoluzione nella nuova era e che, non a caso, nel terzo millennio si comincia ad utilizzare con crescente consapevolezza, applicandolo agli ambiti più disparati dello sviluppo davvero sostenibile. Si deve a Ken Wilber, già fondatore della pionieristica psicologia transpersonale, l'elaborazione di una teoria del tutto (vedi il suo Breve storia del tutto) che evidenzia chiaramente l'importanza di un approccio integrale e la necessità imprescindibile di adottarlo in ogni settore che aspiri sinceramente allo sviluppo umano:


Un vero insegnamento spirituale dovrebbe aiutare le persone non solo a Risvegliarsi, ma anche a Crescere fino ai livelli Integrali, di modo che il loro Risveglio alla coscienza unitaria, se e quando si verificherà, sia reale, vero e pieno, inclusivo di tutti i mondi – cioè di tutti gli stadi della Forma – emersi fino a quel momento. Lo stesso vale per la nascita e lo sviluppo di una società per la quale l'inclusività sia davvero reale, non un semplice ideale dichiarato, ma una vera realtà umana.
Ken Wilber, Meditazione integrale


In pratica, l'approccio integrale ci esorta ad attivarci affinché il percorso individuale e collettivo dell'umanità persegua sia la crescita spirituale (ovvero la piena Realizzazione) sia il risveglio della coscienza (ovvero l'autentica Illuminazione), nel modo più equilibrato e inclusivo possibile, con risultati decisamente pratici ed evolutivi per tutti:


Non vogliamo certo diventare dei nerd illuminati, e credetemi, questa è una reale possibilità. Invece, assoceremo gli stadi principali della Crescita agli stati principali del Risveglio, per costruire il migliore dei mondi possibili, un'opportunità solo da poco a nostra disposizione, perché abbiamo finalmente imparato a combinare le pratiche delle antiche tradizioni meditative (come la mindfulness) alle tecniche d'avanguardia più evolute e rivoluzionarie (come la Teoria integrale). Così, per la prima volta nella storia, uniremo la Crescita al Risveglio, le strutture agli stati, la Pienezza alla Libertà, una magistrale abilità alla più profonda saggezza – questo è il cuore della Mindfulness Integrale.
Ken Wilber, Meditazione integrale


Per quanto riguarda la spiritualità propriamente detta, ovvero intesa come psicotecnologia di trasformazione della coscienza, ai fini evolutivi risulta particolarmente efficace la pratica della mindfulness, una forma di meditazione di origine buddhista (in lingua pali nota come sati, “retta consapevolezza”, alla base della pratica vipassana) ma con un approccio integrale di inclusione e trascendimento dei livelli di espansione della coscienza e della crescita spirituale:


La Mindfulness Integrale è fondamentalmente questo: percorrere contemporaneamente sia il sentiero della Crescita che quello del Risveglio, in modo da poter avanzare su entrambi tanto quanto l'attuale stadio evolutivo dell'umanità permette, fino a raggiungere una piena, totale e completa Illuminazione.
Ken Wilber, Meditazione integrale


Il fulcro della mindfulness integrale è la consapevolezza della propria condizione e situazione attuale, uno stato di presenza totale derivato dall'osservazione deliberata e attenta del presente, che di per sé sortisce gli effetti tanto desiderati di evoluzione e liberazione perché implica un procedimento di disidentificazione da ogni realtà parziale e transitoria e quindi dall'illusione fuorviante:


Ciascuno di noi si trova semplicemente dov'è, e questo non lo rende né peggiore né migliore. Il semplice tentativo di comprendere a livello intellettuale in cosa consistono i livelli che si trovano oltre quello in cui gravitate, avrà l'effetto di stimolare la vostra crescita e di spingervi oltre lo stadio in cui vi trovate. Ricordate che lo studio di questi modelli ha una funzione psicoattiva, ed è proprio questo che state facendo: attivare il vostro naturale impulso a spingervi verso i livelli superiori. […] Pur se la vostra conoscenza di quel livello superiore non è diretta, ma solo teorica, questa pratica avrà su di voi un effetto psicoattivo, capace di trasformare la vostra coscienza.
Ken Wilber, Meditazione integrale


Qui è di vitale importanza sottolineare che la comprensione a livello intellettuale cui si riferisce Wilber equivale all'esercizio dell'arte dell'accorgersi, che spalanca nuovi orizzonti all'avvenire. Precisamente, qualsiasi cosa esce dal campo della pura potenzialità diventa realizzabile solo nella misura in cui ci rendiamo conto che essa è possibile. L'implicazione di tale principio di manifestazione è evidente nell'esperienza di tutti i praticanti di manifestazione consapevole della realtà e assume i tratti di un prerequisito imprescindibile, che mi piace ricordare citando la frase “se non ti piace la tua vita, puoi sempre cambiarla”. Precisamente, se non ti rendi conto di poter cambiare, non cambierai affatto, perché le tue risorse innate e acquisite non si attiveranno coscientemente in tal senso e quindi ogni modifica verrà da te esperita come qualcosa di esteriore alla tua coscienza. Anche su questo punto Wilber osserva la realtà con grande chiarezza:


Negli USA, il National Institute of Health stima che quasi il 60% degli adulti sia in sovrappeso, un terzo dei quali obesi. Nel caso specifico, la coscienza americana è regredita allo stadio arcaico, è preda dell'impulso più primitivo e fondamentale che esista negli organismi: nutrirsi, o soddisfare uno dei desideri fisiologici necessari per la sopravvivenza (acqua, calore, riparo). Non vi è nulla di più arcaico e primordiale. Il che equivale a dire nulla di più “basilare” [trad. mia] e meno significativo.
Ken Wilber, Meditazione integrale


La situazione non è molto diversa altrove: l'Occidente industrializzato in generale è afflitto dai problemi di sovrappeso (iperalimentazione), mentre il resto del mondo soffre la fame (ipoalimentazione). A fronte di questo stato ampiamente generalizzato di malnutrizione, non sorprende che la coscienza a livello globale ristagni allo stadio arcaico di soddisfacimento dei bisogni primari, con tutti i conseguenti effetti deleteri per la salute degli esseri viventi e del pianeta. Eppure da questa condizione di dipendenza fisiologica e psicologica è possibile liberarsi risvegliando la coscienza e crescendo spiritualmente, in breve, diventando sempre più resilienti (svincolati dai condizionamenti involutivi) e consapevoli. Sempre più individui e organizzazioni hanno intrapreso questo percorso di sostenibilità responsabile, è quasi inevitabile perché fa parte dell'evoluzione della coscienza, ma ci sono ancora molti fattori che mirano a disturbare o ritardare la diffusione delle buone pratiche di sviluppo dell'umanità e ciascuno ha una parte da svolgere in questo gioco dell'esistenza. Io ti invito a riconsiderare la costruttività dei tuoi modelli di riferimento (interiori ed esteriori) e a lasciarti ispirare per il meglio. Evoluzione o estinzione: tu da che parte stai?

Mariavittoria


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MEDITAZIONE INTEGRALE
Mindfulness e crescita spirituale
di Ken Wilber

Nel corso della storia, gli uomini hanno sempre vissuto in una condizione ben lontana dall'essere integrale, olistica e consapevole, in una condizione codificata in mappe incomplete, che lasciavano fuori intere aree, che continuavano ad esercitare la loro dannosa influenza, mentre loro continuavano a inventarsi spiegazioni che all'epoca potevano apparire plausibili, ma oggi rivelano tutta la loro inconsistenza. Da qui a 500 anni, le società future si guarderanno indietro e ci giudicheranno per la nostra infantile ingenuità. Nel frattempo, però, avviciniamoci alla Totalità nella misura in cui ne siamo capaci, un po' di più è meglio di un po' di meno. È proprio questo che ci offre la visione integrale: diventare tanto completi quanto è possibile nel mondo attuale, tanto liberi e integri quanto gli uomini di oggi possono esserlo.”

 Il libro


lunedì 22 aprile 2019

La consapevolezza del rinnovamento


Se non sai fare luce,
sei pregato di non fare ombra.
(Detto alchemico)



Meli, ciliegi, peschi e tutte le sfumature possibili dal bianco al rosa. E poi ancora altri alberi di cui conosciamo o non conosciamo il nome che proiettano la loro gioia di vivere attraverso fioriture generose ed abbondanti. La rinascita si respira nell’aria, assieme al profumo dei fiori novelli e al ronzio delle api che banchettano di pistillo in pistillo. La stessa invincibile forza che osserviamo negli alberi, opera anche in noi, spingendoci all’espansione dopo l’inevitabile e, si spera proficua, introspezione invernale.



Se da un lato scontiamo ancora un po’ di stanchezza derivante dal periodo di transizione o dall’onda lunga del cambio dell’ora, dall’altra, incontrovertibilmente un’energia cristallina si fa strada in noi come fa la linfa che scorre nei tronchi degli alberi. 
Preso atto che il mondo intorno a noi ci parla di rinascita e rinnovamento, come possiamo anche noi unirci a questa danza cosmica? 
Ricordiamo che l’energia non si può accumulare, pertanto se ci sentiamo inondati di vitalità, ma non sappiamo come utilizzarla, l’energia, semplicemente, si disperderà. La chiave per dirimere la questione è la consapevolezza, attraverso la quale possiamo incanalare e dirigere coerentemente il nostro flusso energetico. 



Possiamo fare un veloce, ma efficace, lavoro su di noi: utilizziamo questo flusso energetico che ci arriva naturalmente dalla primavera per sviluppare l’attenzione, una delle facoltà più preziose che abbiamo, focalizzandola sulle cose che ci accadono. 

Alcuni rapidi esercizi specifici ci potranno accompagnare in questa fase di riappropriazione cosciente della nostra intima essenza. Diamoci un periodo di tempo ben preciso nel quale concentrarci con maggiore attenzione sul loro svolgimento, diciamo una settimana. 

Primo esercizio 
Se siamo soliti posare distrattamente occhiali, chiavi, cellulari, in luoghi diversi della casa, utilizziamo la nostra attenzione per renderci pienamente consapevoli del gesto col quale appoggiamo i nostri oggetti di uso quotidiano. Eviteremo di doverli cercare aggirandoci nervosamente per la casa e dissipando la nostra energia in lamentele e recriminazioni. 

Secondo esercizio 
Proviamo a prestare ascolto al nostro corpo, ad esempio mentre facciamo attività fisica (palestra, sport, o semplicemente una passeggiata). Poniamo l’attenzione sui nostri muscoli, sulla loro contrazione e sul successivo rilascio o sulla stupefacente e coordinata azione delle nostre gambe che ci permettono di camminare. Rimaniamo con la sensazione che tale focalizzazione ci lascia e rammentiamo quanto preziosa essa sia, visto che, come ci ricorda E.J. Gold, nell’ultima ora della nostra vita, nell’ultimo istante disponibile, potremmo desiderare ardentemente di provare ancora una volta la sensazione del nostro corpo che si muove. Questa constatazione è molto utile per prendere coscienza di quanto il nostro corpo, la nostra macchina biologica, sia uno strumento evolutivo a tutti gli effetti. 




Se vogliamo, potrebbe essere un’ottima idea abbinare ai nostri esercizi l’assunzione dei seguenti fiori di Bach: Clematis per radicarsi nel qui ed ora e connettersi al presente e Chestnut Bud per evitare di ripetere sempre gli stessi errori (e le stesse azioni) e per apprendere le lezioni che la vita ci impartisce ogni giorno. 

Fabrizio



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venerdì 22 marzo 2019

Praticare o predicare


Essere o non essere
questo è il quesito.
Amleto, III:2

Quando il principe di Danimarca si pone il dilemma più celebre della storia della letteratura, Shakespeare intende farci riflettere sull'opportunità di vivere o morire, ma in quel suo «dormire, forse sognare» oggi non possiamo non ravvisare le enigmatiche seduzioni del sonno verticale, la condizione pressoché ubiquitaria dell'uomo moderno, ignaro prigioniero di un'esistenza illusoria che annichilisce le sue potenzialità di sviluppo materiale e di evoluzione spirituale ben prima del sopraggiungere della morte fisica. 
A ben guardare, il sonno verticale, condito di sogni più o meno vanagloriosi, è stato il propellente di un'intera epoca, quella dei Pesci, in cui l'ideologia (religiosa, politica, scientifica...) ha propugnato idee grandiose, capaci di smuovere le folle, ma di cui nei fatti si è realizzato ben poco. Il tempo della propaganda e del proselitismo sta volgendo al termine, ma sono in molti che, pur avendo colto i segnali di un inevitabile cambiamento, rimangono intrappolati nella Rete di Nettuno (oggi più che mai una metafora concreta, visti gli sviluppi di Internet), anziché lasciarsi fluire nell'energia uraniana dell'Acquario. Costoro, per quanto possano ritenersi avanzati, nei fatti si dimostrano detrattori dell'evoluzione, non meno di chi si disinteressa completamente di questi temi. 
Il punto è semplice: praticare o predicare, ovvero diventare ciò che si è o limitarsi a propugnare ideologie astratte? Su questo punto troppo spesso alla prova dei fatti ci dimostriamo enormemente impreparati, ed è lì che il potenziale evolutivo si arresta, dovendo cedere il passo alla mera illusione di un cambiamento. Sicuramente sono le idee a ispirare le azioni, ma chi ha buone idee dovrebbe metterle in pratica anzitutto in prima persona, altrimenti risulta evidente (almeno a chi ha occhi per vedere...) che o non le ha ancora capite o non è davvero convinto della loro effettiva bontà.



Sia chiaro: il cambiamento è in primo luogo interiore. Deve esserlo, altrimenti non porta alla pratica e la pratica è la via nella materia. Non c'è rimedio più inesorabile della pratica, poiché essa coincide con la vera conoscenza, cioè con la sapienza unita all'esperienza. La forza della conoscenza è l'unico agente del cambiamento sostenibile. 
A che serve dibattere dei problemi ambientali se poi nella vita quotidiana siamo i primi, con i nostri comportamenti incuranti o inconsapevoli, ad alimentare i problemi di cui ci piace tanto discutere? Il punto è che si potrebbe ottenere molto di più e molto più rapidamente se, anziché parlarne in astratto, ci si impegnasse in prima persona e si desse l'esempio concreto di come fare ecologia
Adottando un'etica ecologista dei consumi ciascuno di noi può già fare la differenza. Ad esempio, si parla tanto della plastica, ma il problema non è questo materiale in sé, bensì la sua dispersione nell'ambiente. Le microplastiche e gli altri materiali di difficile smaltimento sono presenti in un numero enorme di prodotti industriali, per non parlare degli imballaggi di questi prodotti; se ciascuno di noi andando a fare la spesa acquistasse solo prodotti biodegradabili (confezioni incluse!) il mondo della piccola e grande distribuzione si vedrebbe costretto ad accelerare la sostituzione dei materiali inquinanti con quelli il cui uso è sostenibile. 
Qui per una volta l'economia ci viene in aiuto con la legge della domanda e dell'offerta: se non c'è domanda (richiesta di un certo bene o servizio) vine meno il vantaggio (profitto) di investire nella corrispondente offerta (produzione). 
Il concetto mi sembra lapalissiano, la produzione si evolve con l'evolversi della domanda, o qualcuno pensa che il mulino più pubblicizzato d'Italia abbia tolto l'olio di palma dai suoi biscotti per salvare i tropici dalla deforestazione? Possiamo continuare ad andare in giro a dire a tutti che la plastica è dannosa, oppure possiamo smettere di acquistarla! La differenza, in termini concreti, è enorme.



Lo stesso discorso si applica ad ogni ambito della vita, anche alla spiritualità (se proprio vogliamo chiamarla così): possiamo riempirci l'esistenza di chiacchiere e imparare tutte le tecniche di questo e degli altri mondi, oppure possiamo praticare quello che abbiamo imparato e ampliare il nostro bagaglio di conoscenze per continuare a praticare, sempre e comunque. 
Il lavoro su di sé non è un'attività part-time. Al giorno d'oggi, invece, il precariato dilaga anche nei sedicenti ambienti spirituali. Osserviamoci attentamente, sempre: quanto di quello che predichiamo è parte integrante della nostra vita pratica? Rispondiamo a questa domanda e se ci accorgiamo di stare soltanto predicando (immersi nell'illusione) allora è il momento di ritornare alla realtà del qui e ora. Nessun giudizio: ben venga la fase di smarrimento se ci costringe a prendere atto del fatto che stiamo dormendo e quindi a risvegliarci, del resto è primavera, tempo di uscire dal letargo! Si dice che errare sia umano, ma perseverare alimenta l'illusione della separazione. 
Praticare o predicare? Diventare se stessi o credere/pretendere/fingere di essere qualcuno? Se proprio vogliamo scomodare la religione, almeno ricordiamoci che Gesù Cristo non predicava il Verbo, bensì era il Verbo incarnato, ovvero il Logos. «Io sono la Via, la Verità, la Vita», parole sante, letteralmente, proprio perché non erano soltanto chiacchiere ma la pura e semplice constatazione della realtà. Esprimere la verità, percorrendo la via e vivendo in modo autentico, questa è pura pratica dell'essere nella materia.
Per concludere, facciamo il punto della nostra pratica quotidiana e impegniamoci nel proseguire lungo il cammino della crescita personale e della sostenibilità globale, ciascuno con i propri tempi, ma sempre in modo autentico e sincero.

RESILIENZA ALIMENTARE
PRATICA DI INIZIO PRIMAVERA

  • Depurazione naturale di fegato e vescica biliare attraverso l'utilizzo mirato degli alimenti vegetali, integrali e salutari (curcuma, tarassaco, carciofo, cardo mariano, erba d'orzo, linfa di betulla, carota, ortica, bardana...)
  • Lavorare sull'emozione della rabbia (osservazione di sé, rilascio emozionale, floriterapia...)
  • Armonizzazione dell'elemento Aria-Legno attraverso il rapporto con la natura (attività all'aria aperta, igiene mentale, respirazione profonda...)

Riserviamo le parole a chi con sincero interesse richiede delle spiegazioni, per il resto lasciamo che siano le nostre azioni a parlare. Io ti aspetto, sulla via della condivisione.
Mariavittoria


CRISTALLOTERAPIA DI INIZIO PRIMAVERA

AVVENTURINA VERDE
La pietra della calma mentale







mercoledì 27 febbraio 2019

Conoscere la realtà della metaforza


Persino gli scrittori di fantascienza non fantasticano di nulla.
Tutto proviene loro dal campo informazionale.
Ma la Conoscenza non viene data così facilmente.
Essa richiede un gran lavoro di sgrossatura,
prima per capirla e poi per verificarla ripetutamente
nella pratica, sulla base della propria esperienza.
Vadim Zeland


La forza creativa si muove a spirale, sviluppandosi secondo la legge dell'ottava, già questa verità universale sarebbe sufficiente per spiegare la maggior parte dei fenomeni fisici, ma capire il funzionamento di qualcosa non significa necessariamente comprenderlo veramente. Per questo nel nuovo millennio si è manifestato il Transurfing, le cui tecniche consentono di gestire la realtà applicando i principi della fisica e della metafisica senza la pregiudizievole presunzione di poter comprendere tutto e subito. In questo senso, non sorprende che il Transurfing affondi le sue radici terrene nell'avanguardia della fisica quantistica; già il fisico Richard Feynman (per citare uno dei numerosi Nobel che dagli anni '70 in poi hanno investito i propri sforzi conoscitivi in questo settore) era noto per le sue affermazioni intellettivamente disarmanti:

Se credete di aver capito la teoria dei quanti, vuol dire che non l'avete capita.

La nostra immaginazione è tesa al massimo, non, come nelle storie fantastiche, per immaginare cose che in realtà non esistono, ma proprio per comprendere ciò che davvero esiste.

Tra i molti altri esimi divulgatori della scienza all'avanguardia, vi si aggiunge di buon grado il nostrano professore Piergiorgio Odifreddi, che pur essendo notoriamente e convintamente ateo, non esita a dichiarare:

La fisica quantistica ha reso maturi i tempi per un cambiamento, ritrovandosi in perfetta sintonia con le posizioni di [William] James. Il collasso della funzione d'onda esibisce le stesse caratteristiche di scelta e determinazione della realtà attribuite alla coscienza.

La coscienza attende precisamente nell'abisso che separa il sapere dal saper fare, la teoria dalla pratica e che nel linguaggio di chi intraprende un percorso di conoscenza reale si traduce nell'ormai celebre monito la mappa non è il territorio.



Il Transurfing non è materia per pigri e ottusi, gestire la realtà richiede innanzitutto la capacità di essere presenti e pienamente coscienti in essa e, come se questo non richiedesse di per sé la maestria acquisita in una o molte vite, la prontezza nel muoversi consapevolmente. Solo la presenza e la consapevolezza rendono la manifestazione della realtà un'opera di cocreazione evolutiva e non un mero esercizio teorico buono per ingrossare le fila degli ipertrofici ego spirituali in libera circolazione. Innanzitutto, è necessario prendere atto del fatto che tutti noi, per quanto in buona compagnia sulla via della condivisione, siamo costantemente impigriti e resi sempre più ottusi da un sistema di condizionamenti che ci mantiene in una fantomatica “zona sicura”, sazi degli infimi prodotti del consumismo autoreferenziale e appagati da un intrattenimento (letteralmente “ciò che tiene dentro”) altrettanto meschino e sempre più ubiquitario, così che non solo abbiamo smarrito le chiavi della cella, ma ci siamo completamente dimenticati di essere imprigionati nelle spire dello spaziotempo.

Avete inventato il cinema non perché l'avete ideato voi ma perché esiste un tale aspetto della realtà. Non potete ideare nulla che non sia nella realtà visibile o in quella non ancora manifesta. Avete il cinema per il semplice motivo che voi stessi vivete in un film. Il cinema è un modello della realtà.
Tafti, la Sacerdotessa

Oblio e oscurantismo imperversano per ogni cosa veramente importante in tempi di cambiamento epocale. Basta considerare l'ambito dell'alimentazione naturale: è semplice, in effetti il nostro corpo non desidera altro che essere rieducato al benessere autentico, ma la pratica non risulta per niente facile, perché richiede resilienza, una virtù scaturita direttamente dalla forza della conoscenza e la Forza va esercitata, altrimenti prima si depotenzia, e poi cade in disuso.

Governare e gestire voi stessi, e quindi la realtà, voi non lo sapete fare. Per questo vivete sulla base delle vecchie abitudini che avete sviluppato. E quindi dovete creare abitudini che funzionino a vostro favore.
Tafti, la Sacerdotessa

I principi del Transurfing sono semplici quanto quelli dell'autentica alimentazione naturale, ma noi tendiamo a volerci complicare la vita nei meandri di una mente sfrenata, infarcita di pensieri incontrollati, e di un cuore in tumulto, in balia di emozioni soverchianti. Crediamo veramente di poter riuscire a cocreare la realtà quando poi nei fatti non riusciamo nemmeno a decidere in piena coscienza e totale responsabilità che cosa mettere in tavola a pranzo e a cena?

Voi, per vostra solita abitudine, credete che per domare il futuro basti investire [degli] sforzi. Invece bisogna fare in modo diverso. La forza fisica, così come la forza di volontà, funziona solo nella realtà del fotogramma in corso. Con la realtà compiuta potete combattere con tutte le vostre stupide forze, se proprio vi piace. Ma con la realtà in arrivo questo non funziona. Ci vuole qualcosa di diverso.
Tafti, la Sacerdotessa

Alla deriva nel mare delle illusioni che si autoalimentano, in nostro soccorso giunge Tafti, la Sacerdotessa emersa dagli spazi interdimensionali, brillante nella sua caustica luce adamantina come un faro negli abissi della dimenticanza. Se, pur avendo la mappa corretta, passo dopo passo hai smarrito la via di casa, ci penserà la Sacerdotessa rossa a riscuoterti dalla falsa autoconsapevolezza, prendendo amorevolmente a calci il tuo smisurato ego spirituale e costringendoti a ricordare quale è la tua posizione reale nel grande progetto cosmico.

Il vostro compito non è costringere la realtà ad obbedirvi, ma permettere ad essa di venire da voi.
Tafti, la Sacerdotessa

Così l'insegnamento si risintonizza sulla metaforza e raggiunge un nuovo livello di maestria, e con esso tornano alle origini della conoscenza tutti coloro che possono considerarsi transurfer, cocreatori della realtà, non solo a parole. Cosa altro dire? Rimane soltanto la pratica, perché naturalmente, diventare se stessi richiede esercizio costante e infinita perseveranza.
Mariavittoria



IMPARA A SENTIRE LA METAFORZA

TAFTI LA SACERDOTESSA
Camminando dal vivo in un film

È come guardare un film e pretendere che la trama si sviluppi in conformità a uno scenario che voi avete in mente e i personaggi agiscano in accordo con le vostre aspettative. Potete ottenere una cosa del genere? Ovviamente no. La stessa cosa succede nel film che voi considerate la vostra vita.”

 Il Giardino dei Libri


giovedì 24 gennaio 2019

La mente resiliente



Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.
La Tempesta, William Shakespeare

Uno dei compiti precipui delle grandi menti è porre sotto gli occhi di tutti le verità universali, immortalandole con parole memorabili. Così Prospero, non a caso un mago, nella Tempesta ci ricorda quale è il vero tessuto della trama della nostra esistenza. Quando dormiamo certamente non cessiamo di esistere e la vita onirica spesso è più vivida e comporta degli effetti più tangibili del nostro vissuto ordinario da “svegli”. La coscienza infatti non dorme mai, nell'essere umano sappiamo che viaggia e fa esperienza tra la realtà della consapevolezza ordinaria (la vita quotidiana) e gli altri piani dell'esistenza in cui tutto, comunque, è energia e informazione. Il corpo riposa e nel sonno si rigenera, la mente invece, da non confondere con il cervello, non si ferma mai, perché per essa, che è un puro sistema organizzatore, l'inattività equivarrebbe alla fine della propria esistenza.



La mente è informazione organizzata veicolata dall'energia e plasma la materia (energia condensata), e poiché tutto nell'universo è energia (rarefatta o condensata in materia), i nostri corpi e tutto il nostro mondo sono un prodotto, più o meno consapevole, della mente, che sia la mente individuale localizzata in quello che definiamo “io”, o le menti collettive responsabili dell'ordine della vita (sintropia) a livello planetario, galattico, universale, ecc.



Una mente resiliente non si limita a reagire, perché essa è in grado di elaborare una risposta appropriata agli stimoli che riceve e, ancor prima, opera delle scelte consapevoli nel selezionare la natura, qualità e quantità di stimoli cui prestare attenzione (ovvero energia). Diventando resiliente, ovvero orientata al benessere autentico e sostenibile, la mente si rivela la migliore signoria dell'evoluzione e fautrice degli intenti creativi della coscienza.



Lo sviluppo sostenibile delle potenzialità della mente è il punto di svolta nella gestione metafisica della realtà. D'altro canto, la scienza si avvicina sempre di più agli insegnamenti mistici, pur mantenendo il proprio linguaggio specialistico, per colmare la lacuna tra antica sapienza e evidenza empirica. Quest'anno il nostro viaggio tra scienza e conoscenza riguarderà le avanguardie della prima e gli aspetti più reconditi della sapienza universale per progredire insieme sulla via della condivisione. Iniziamo considerando gli insegnamenti presentati dal Dottor Gian Piero Abbate (fisico e teologo), che in questo video condensa gli elementi più innovativi della ricerca attuale nei campi della fisica e della biologia, senza trascurarne le connessioni con gli insegnamenti esoterici tradizionali. Per agevolare la visione, riporto per intero la breve descrizione introduttiva dell'intervento, inoltre ho segnalato i punti salienti della lezione in una scaletta dei contenuti.

“La teoria dei campi informazionali. Attivare il nostro corpo diventa una possibilità scientifica basata su una visione organica quantisticamente evoluta alla comprensione dell'Universo. La Fisica si sta ampliando all'informazione, in una dimensione dove non esistono spazio e tempo.”
7:13 – La composizione dell'universo
14:59 – La fisica informazionale indaga la manifestazione della materia
26:28 - La biologia dell'immortalità
36:32 – Passato, presente e futuro racchiusi nel DNA
43:23 – 2 tipi diversi di acqua nel corpo umano
58:19 – Conclusioni teologiche-spirituali
1:00:38 - Conclusioni fisiche-scientifiche



La coscienza è per sua stessa natura ricolma di informazione, sta alla mente resiliente vagliare e discriminare tra ciò che è benefico (sostenibile e costruttivo) e ciò che aumenta il caos (entropia) dell'illusione. La mente resiliente scegliendo per bene si pone come spartiacque decisivo tra evoluzione ed estinzione.
Mariavittoria



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NELLE RISONANZE DELLA MUSICA CON IL DNA

THE SEQUENCES OF GRIGORI GRABOVOI VOL. 1 BASIC CODES 432 Hz
Le sequenze numeriche di Grigori Grabovoi in musica.
Come attivare il Divino in noi e rigenerare il corpo attraverso la musica

Da recenti studi si è scoperto che l'acqua del nostro corpo è suddivisa tra un 60% di H2O e un 40% di H3O2, detta acqua endogena. Quest'ultima si presenta sotto forma di gel e avvolge il DNA. Costituisce il mezzo di collegamento tra il DNA e il mondo esterno, e viceversa. Le musiche di questi CD operano proprio sull'acqua endogena, per riportare le cellule alla loro integrità e piena funzionalità. Non si tratta solo di modificare le imperfezioni, ma di prevenire le cause che creano disfunzioni o disturbi di ogni tipo. Inoltre questo permette di ringiovanire il corpo, migliorando anche funzioni quali la vista o l'udito.”

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giovedì 20 dicembre 2018

L'energia della luce


Hanno cercato di seppellirmi,
ma non sapevano che sono un seme.
Proverbio messicano

I giorni che precedono il solstizio d'inverno nell'emisfero boreale sono i più bui dell'anno: mentre le ore diurne si riducono ai minimi termini, nebbia e gelo si impossessano del paesaggio e l'oscurità sembra invadere ogni cosa e spesso prevalere inesorabilmente. È il ciclo dell'energia che richiede questo passaggio nel pozzo della tenebra più nera, per rinascere alla luce imperitura del sole invincibile.
Per quanto possa sembrare spaventoso, questo desolante clima, interiore ed esteriore, a ben vedere è solo un gioco di ombre: infatti, che cosa è la vittoria della luce se non il trionfo della verità eterna che, per quanto venga oscurata, per sua stessa natura non può che rivelarsi, essendo testimonianza ed emanazione della realtà immanente e trascendente?
Il punto è che troppo spesso omettiamo di attingere a quella luce eterna, presente anche nei momenti più tetri. Soprattutto, dimentichiamo che, più di ogni altra cosa, la luce per manifestarsi dipende da noi: in un universo in cui tutto è connesso, ciascuno può fare la differenza. Se il battito di ali di una farfalla può generare un uragano, che cosa è in grado di fare la coscienza di un essere risvegliato alla consapevolezza? Ce lo raccontano tutte le grandi saghe che hanno catturato l'attenzione dell'umanità ed è il messaggio portante nel codice dei cavalieri (dai templari ai jedi), negli insegnamenti dei grandi maestri e nelle parole dei maghi illuminati.



Ritrovare l'energia della luce è ciò che ci rende agenti resilienti dell'evoluzione. Per questo non è necessario essere straordinari, basta essere autentici. Non siamo ciò che facciamo, ma quello che facciamo rende conto di ciò che di noi decidiamo di esprimere adesso e semina il futuro in ogni giorno della nostra vita.
Manifestare la luce non è facile, è una scelta, richiede il coraggio di comprendere oltre le apparenze, dire no alla mediocrità e fare la cosa giusta, che spesso non ha nulla a che vedere con il buonismo da salotto o con il disfattismo con cui si cerca di affossare ogni speranza di resurrezione della luce.
Manifestare la luce non è alla moda e non balza agli onori della cronaca, perché il bene sta nelle piccole cose che fanno del mondo un posto migliore e che insieme formano l'immensa, inarrestabile e magnifica onda dell'evoluzione.
Manifestare la luce non fa rumore e non prevede ricompense immediate, anzi, a volte costa tempo ed energia, più di quanto vorremmo donare, ma è proprio il modo in cui decidiamo di impiegare le nostre risorse che crea il percorso di una vita: della fine e del principio tutto, più o meno, ci è già stato dato, ma il viaggio che unisce questi due punti è il destino che ciascuno si sceglie qui e ora, giorno dopo giorno, è il mondo che contribuisce a creare, ed è tempo di accorgersene, perché conviene rendersene conto prima di doverne rendere conto.
Il mondo in cui vogliamo vivere comincia da noi: ciascuno di noi dando il proprio esempio può essere la promessa di una nuova speranza, un nuovo inizio, una nuova era. Il risveglio è irreversibile e c'è ancora spazio per una fase di transizione, ma conviene iniziare ad agire ora, prima che l'oscurità si trasformi in oblio. Noi, tutti e ciascuno di noi, siamo luce, se ce ne dimentichiamo è solo perché continuiamo a guardare dall'altra parte.

Stefano, Mariavittoria, Fabrizio


DICIAMO NO ALLA VIVISEZIONE
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giovedì 22 novembre 2018

Illusioni spirituali e come curarle



Imparare significa scoprire quello che già sai. 
Fare significa dimostrare che lo sai. 
Insegnare è ricordare agli altri che sanno bene quanto te
Illusioni, Richard Bach


Oggi il Sole entra in Sagittario, domicilio in cui lo attende il governatore del segno, Giove, patrocinatore della Terra e, per estensione, dell'umanità cui non può restare indifferente a patto che questa si dimostri all'altezza della propria divina ispirazione. È questo un buon periodo per parlare di libertà, specialmente da quelle illusioni, celesti o concrete, che impedendoci di cogliere la nostra stessa natura ci incatenano a un'esistenza meno che umana.



Naturalmente, come ogni cosa veramente importante, il punto centrale, la chiave dell'arcano, si nasconde nei dettagli, che però sono sempre stati sotto gli occhi di tutti. Nessuno è più prigioniero dello schiavo che si crede di essere il padrone. Qui non mi riferisco alla schiavitù fisica, anche se purtroppo nemmeno a questo livello è stata debellata dall'umanità, ma a quella che consegue all'inconsapevolezza pressoché totale da parte dell'essere umano della propria condizione di animale sociale pensante inesorabilmente assoggettato e condizionato. Lo schiavismo psichico è subdolo e sottile, viene alimentato da molteplici fattori e risulta talmente innestato in profondità nel genere umano da passare praticamente inosservato. Oggi vorrei invitarti a osservare questo fenomeno, che probabilmente determina lo svolgimento della tua vita più di quanto immagini, e magari a lasciar cadere qualche illusione propagandata sin troppo assiduamente dalla spiritualità contemporanea e, con un più alto tasso di precisione e intenzionalità, dagli zelanti portavoce della disinformazione organizzata.



Innanzitutto, volendo affrontare senza compromessi ciò che ci tiene in trappola, è necessario comprendere veramente che cosa sia la libertà. Di per sé l'interrogativo è arduo e scomodo da porsi in un'epoca in cui il tempo sembra non bastare mai, anche se poi cerchiamo di occupare ogni attimo della giornata, forse proprio per l'inconscia paura di ritrovarci con un momento di vera libertà e scoprire di non sapere cosa farcene. Avere della libertà non significa necessariamente poterla o saperla utilizzare a fin di bene. Un po' come quei bovini che vengono liberati per mostrare in televisione quanto siano liberi e felici negli allevamenti: se ne stanno sul prato come inebetiti, senza nemmeno brucare, perché non avendo mai visto l'erba fresca non sanno che sarebbe il loro alimento naturale e aspettano soltanto di ritornare rinchiusi nelle loro stalle, cosa che avverrà puntualmente allo spegnersi delle telecamere. Un po' come chi vince alla lotteria e finisce per sperperare ogni centesimo in poco tempo o chi non vede l'ora che arrivi il fine settimana per uscire dalla ressa cittadina e infilarsi nella ridda dei centri commerciali. Ci sarebbe quasi da ridere se non ne andasse della nostra vita, del modo con cui per incuria e ignoranza gettiamo via le nostre risorse più preziose, solo perché nessuno ci ha mai insegnato a coglierne l'importanza e a realizzarne il potenziale. Ci hai mai pensato? Quanta libertà hai avuto veramente e quanta di essa hai avuto il coraggio di assaporare fino in fondo? Non è facile, non è da tutti nemmeno chiederselo, e sicuramente non è qualcosa che ti è stato insegnato a fare.



La libertà non è fare quello che si vuole quando si vuole, al contrario, libertà, in estrema sintesi e nell'orizzonte delle reali prospettive del genere umano, significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Ne consegue necessariamente che per essere veramente liberi bisogna avere, o meglio sviluppare, la capacità di vedere quali scelte possiamo fare, in breve, imparare a distinguere scientemente tra ciò che dipende direttamente o indirettamente da noi e ciò che è oltre ogni possibilità di controllo. L'alimentazione dipende sempre da noi, perché siamo noi a scegliere di cosa e in che modo alimentare il nostro apparato psicofisico e di conseguenza quanto e quale nutrimento offrire all'anima. Un corpo e una psiche resilienti offrono e costituiscono cibo spirituale di un certo livello, preferendo la qualità alla quantità. Di questo ho già parlato diffusamente in Resilienza alimentare, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo l'abisso dell'esempio personale: non basta avere delle conoscenze, bisogna diventare quello che si sa, perché soltanto l'esperienza ha un'influenza diretta sull'evoluzione, è questo il significato, non solo letterale, di riuscire a realizzarsi. Anche per questo Resilienza alimentare non è un trattato teorico, ma un manuale pratico e sinceramente l'ho scritto proprio perché da qualche parte si deve pur cominciare. Un piccolo passo nella direzione giusta vale più di mille parole, se poi quel passo viene fatto insieme, sulla via della condivisione, ben presto l'esperienza del singolo diventerà oggi la scienza del domani, comprovata dalle generazioni future.



Ora veniamo alle illusioni, ovviamente ce ne sarebbero per tutti i gusti, ma atteniamoci all'essenziale, proprio per questo soventemente sorvolato, nocciolo della questione: è illusione pensare di poter fare dei progressi spirituali sostanziali e duraturi con un corpo appesantito da ogni genere di tossina e una psiche fuori da ogni controllo, in cui imperversano pensieri obnubilanti ed emozioni disturbanti. Forse ti sembrerà che stia esagerando, ma davvero pensi che si possa raggiungere un qualche traguardo spirituale senza essere in grado di padroneggiare il proprio veicolo psicofisico? Sarebbe come pretendere di vincere una gara automobilistica senza saper guidare o voler scalare una montagna senza aver prima imparato a camminare. Non ti sembrano pretese eccessive e inverosimili? E pensi sia soltanto un caso che questo genere di facilonerie riscuotano tanto successo nell'epoca in cui si enfatizza la presunta necessità di avere “tutto e subito”? Con questo non ti sto suggerendo di smettere di svolgere ogni pratica spirituale fino a quando non avrai ripulito e padroneggiato corpo e psiche. Piuttosto, ti invito a scegliere le pratiche spirituali che non trascurano l'addestramento psicofisico e che ti consentono di sviluppare ogni parte di te in modo armonico ed evolutivo. Quali esse siano dipende da te e dalle motivazioni profonde che ti spingono a intraprendere un percorso spirituale, e sia chiaro che in una fase dell'evoluzione in cui ci viene chiesto di spiritualizzare la materia non esistono percorsi di vita che in qualche modo non si rivelino essenzialmente percorsi dello spirito. Sei energia spirituale che si muove nella materia e ogni tua scelta è un passo in più verso l'estinzione o l'evoluzione della tua anima, del pianeta, dell'umanità.



Lo ripeto: ogni tua scelta determina il risultato, in questo senso non c'è molta differenza tra quello che scegli di mangiare o di dire o di fare, qualsiasi cosa è una scelta, fa parte del tuo percorso di vita, e ogni percorso è necessariamente spirituale. È lo spirito che in modo sempre più consapevole esperisce la materia. Se così non fosse, non potremmo nemmeno dire che siamo nati e che moriremo: esattamente che cosa nasce e muore, precisamente che cosa entra nel corpo e gli dà la vita, e poi esce dal corpo, ponendo fine a quella stessa esperienza di vita? O forse la stessa idea di vita è un'illusione, una mera convenzione progettata dalla particolare percezione umana, essendo noi tutti, viventi e trapassati, parte integrante della grande corrente continua dell'esistenza? Davvero pensi che smetterai di esistere una volta varcata la soglia della morte? Davvero pensi di non avere avuto un'esistenza prima di nascere? L'interrogativo, se mai, non è quando esistiamo o meno, ma quanto siamo consapevoli e coscienti della nostra esistenza.
E con questo ci siamo lasciati alle spalle anche l'illusoria differenza tra spirito e materia, l'ultima grande illusione cui da millenni si fa riferimento negli insegnamenti di ogni tradizione, e che nonostante questo forse rimane la verità più trascurata nella pratica.

Mariavittoria



RITROVA LA CONNESSIONE CON L'ESISTENZA ATTRAVERSO L'ESPERIENZA

LA VIA DEGLI SCIAMANI
Lo Spirito ha posto in essere l'Anima e l'Anima ha posto in essere il corpo fisico. L'edificazione del corpo fisico ha consentito alla mente umana di essere creata ad immagine e somiglianza dell'Anima e come estensione dello Spirito.”