martedì 23 luglio 2019

Passeggeri nel tempo, ovvero il caso di ciascuno



Il destino guida chi lo segue di propria volontà,
trascina chi si rifiuta.
Seneca


Questo antico detto latino mi è sembrato il miglior spunto per riflettere insieme sul senso (inteso sia come significato sia come direzione) della vita, ora che il Sole in Leone invita tutti gli esseri umani di buona volontà a trovare il coraggio di esprimere la versione migliore di sé, realizzando i desideri autentici dell'anima, proprio qui, sul pianeta Terra del Terzo Millennio.
Il punto è che nell'esperienza di una vita desideri e destino si intrecciano nelle spire del tempo, il termine di riferimento con cui ogni mortale (o sistema soggetto a entropia) misura l'attraversamento dello spazio. E con termine intendo proprio “fine”, poiché l'avvenuto ingresso in questa incarnazione ci dà la ragionevole certezza che un giorno arriverà il momento di uscirne, e tutto quello che definiamo come la nostra vita in definitiva non è che lo svolgersi del continuum spaziotemporale tra il portale di ingresso della nascita e quello di uscita della morte.
Come ogni viaggiatore sa bene, se da un lato è importante cominciare, lo è ancora di più proseguire, perché anche se in tempi immemori abbiamo fissato il nostro appuntamento con il destino, lo incontreremo davvero solamente percorrendo la nostra strada, che sia autentica e che abbia un cuore: è il viaggio dell'eroe.





Per noi, passeggeri del tempo, di una vita in cui tutto è effimero, transitorio e spesso al di là della nostra comprensione, non contano gli anni che passano, ma quanto riusciamo a farli contare. 
A tal proposito, ti invito a guardare un film che utilizza il viaggio nello spazio e gli annessi temi fantascientifici (tali almeno per qualche anno ancora) come pretesto per condensare in poche ore di suggestive ambientazioni le questioni esistenziali che normalmente si dipanano nel corso di una vita intera alla ricerca, più o meno consapevole, di un senso. Il film è Passengers (2016) e inizia così:



Il video mostra i primi dieci minuti del film doppiato in tedesco, e anche se non conosci la lingua teutonica le scene sono abbastanza esplicative della situazione (se non vuoi conoscere la trama, salta questo paragrafo e il video che segue): il protagonista si sveglia su una nave interstellare novant'anni prima dell'arrivo previsto a destinazione. 
Nessuna possibilità di svegliare l'equipaggio, tornare indietro o comunicare con la Terra in tempo utile; ma non è solo, ci sono altri 4999 passeggeri a bordo ed essendo lui un ingegnere meccanico, non ha difficoltà a manomettere una cella di ibernazione per svegliarne uno. 
La persona che sceglie è Aurora, di cui si è innamorato a prima vista e che finisce col ricambiare i suoi sentimenti, ma l'idillio è breve, i problemi del viaggio sono appena iniziati, come i due scoprono quando i malfunzionamenti portano al risveglio di un membro dell'equipaggio.



Prigionieri involontari tra perfetti sconosciuti su una nave che affonda. Questa frase che riassume il cardine attorno cui ruota il film potrebbe essere anche il sunto di come si presenta a prima vista l'esperienza dell'esistenza umana. Infatti, che cosa è il mondo se non uno psicopenitenziario in cui ciascuno sconta la propria pena (un'esistenza irta di dispiaceri e separazioni) insieme ad altri con cui per lo più si ritrova a convivere forzatamente? A meno di non voler considerare la situazione da una prospettiva diversa e decisamente più ampia.
Torniamo un attimo al film: la protagonista (che guarda caso si chiama come la bella addormentata, archetipo fiabesco dell'anima umana) viene apparentemente costretta a svegliarsi dal suo sonno senza sogni da un demiurgo a lei sconosciuto che l'ha scelta platonicamente per condividere un'esistenza limitata nello spazio e nel tempo (sì, a ben vedere questo film non è una banale storia d'amore con qualche tocco di pseudoscienza, del resto il regista si distingue per la sua spiccata sensibilità nel rappresentare e indagare le enigmatiche sottigliezze dei rapporti umani, come ha dimostrato in The Imitation Game). Siccome si è svegliata troppo presto, è abbastanza certo che morirà su quella nave, ma siamo sicuri che la sua condanna le sia stata imposta? La chiave dell'arcano è racchiusa nelle motivazioni profonde che hanno spinto i due a imbarcarsi: Aurora è una giornalista e vuole scrivere un libro unico e senza precedenti, mentre Jim è un meccanico, vuole sentirsi utile riparando, non limitandosi a sostituire, ciò che si guasta. Entrambi, tutto sommato, hanno delle nobili aspirazioni e imbarcandosi sulla Avalon (dal nome dell'isola dove secondo la leggenda riposano i grandi dell'antichità, come Artù e Merlino, in attesa del momento di risvegliarsi) dimostrano abbastanza coraggio da voler assumersi i rischi del perseguire la realizzazione dei propri sogni. Sennonché la mente, che li ha spinti sulla scia delle proprie ambizioni, ha la vista corta e per loro progetta un futuro ingegnoso, senza contemplare un briciolo di umanità, come denota la loro situazione iniziale di ibernati naviganti nelle spietate immensità dello spazio siderale.
A far sentire le ragioni del cuore sarà la necessità del caso, inteso proprio come insieme di forze che concorrono nel possibile sviluppo della situazione contingente. Qui, caso non è sinonimo di casualità: ti sembra casuale che di cinquemila persone un guasto porti al risveglio proprio di quella la cui maggiore aspirazione è risolvere problemi meccanici? Ed è forse un caso che questa stessa persona, una volta sperimentata la vacuità del soddisfacimento del piacere fine a se stesso, prenda la decisione, imponderabile ma necessaria, di svegliare la persona che vuole diventare protagonista di una storia straordinaria e inaudita?
Sì, l'apparenza troppo spesso inganna, è la superficie luccicante che cattura l'attenzione non addestrata: a volte gli occhi dimenticano, ma il cuore sa sempre tutto, e tesse i fili del destino con la materia che risponde al suo richiamo nel qui e ora, poco importa se questo causa lo sconvolgimento della nostra bolla di artefatta e arida felicità, in cui nuotiamo nella vana speranza di proteggerci dalla fragile consistenza della nostra precaria e imperfetta esistenza.



Se arriviamo a comprendere che la missione di ciascuno di noi è diventare chi è veramente, liberandosi dai condizionamenti per realizzarsi nel mondo (spiritualizzare la materia una volta che lo spirito si è materializzato), finalmente vediamo che il destino è davvero ineluttabile, presentandoci continuamente l'immagine corrispondente alla nostra essenza più autentica. Sfuggirgli, in questo senso, è impossibile: per quanto si cerchi di nascondersi, procrastinare o ribellarsi, in realtà nessuno può allontanarsi da se stesso. Infatti nel profondo ricordiamo e conosciamo già più di quanto ci sia dato di capire intellettivamente.



Il tempo limita la nostra incarnazione e lo spazio ci costringe fisicamente, ma tutto questo è soltanto una cornice che ospita la manifestazione di un potenziale infinito che si autoregola in perpetuo scambio e accordo con l'intero universo.
È chiaro che l'unica strada percorribile è diventare chi sei, perché comunque sei destinato a quello, e la massima realizzazione consiste nell'aderire coscientemente al grande progetto dell'anima, magari una volta giunti alla piena consapevolezza di ciò che comporta, ed evolvere continuamente, spingendosi oltre nella ricerca di nuove vie per lo sviluppo umano sostenibile, creare maggiore bellezza e armonia, nonostante le inevitabili angustie e limitazioni della materia, o forse proprio grazie ad esse.

Mariavittoria



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“Se guardi dentro di te puoi iniziare a recepire il messaggio dei simboli...I miti ti aiutano a entrare in contatto con l'esperienza dell'esser vivi. Ti dicono che cos'è l'esperienza.”


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