lunedì 1 dicembre 2014

L'arte di vivere

Ognuno di noi è artista della propria vita: 
che lo sappia o no, che lo voglia o no, 
che gli piaccia o no. 
(Z. Bauman)

Mi chiamo Fabrizio. Per anni questo nome mi è rimasto attaccato addosso senza che mi trasmettesse niente di particolare. Era un nome come un altro, non troppo comune, senza nulla di speciale. Non mi rendevo conto che i miei genitori, inconsciamente, avevano predisposto una sveglia che si sarebbe dovuta attivare ogni qual volta il mio nome fosse stato pronunciato. Fabrizio deriva dal latino faber, “fabbro, artefice”. Un costruttore, dunque, un forgiatore di cose concrete.
La domanda: che cosa deve forgiare ognuno di noi? 
La vita. La vita, in primo luogo, è quello che siamo chiamati a plasmare. Nessun verbo può essere meglio accostato al sostantivo vita. 
Ma come si fa a diventare artefici della propria vita? C’è un metodo? Ci sono delle regole da seguire?
La buona notizia è che, sebbene nessuno possa spiegarci in modo accurato come fare, prendere in mano le redini della nostra vita dipende unicamente da noi. 


In che modo? Vediamo alcuni semplici suggerimenti da prendere in considerazione per cominciare a plasmare la vita autenticamente a nostra immagine e somiglianza:

- Non demandare, non delegare, non affidare ad altri quel che è di tua competenza: la tua vita, il modo in cui vivi e tutte le motivazioni correlate. Dare ad altri la responsabilità di gestire la tua vita è come subaffittare una proprietà e, nella migliore delle ipotesi, vivere da estranei in casa propria, gli eventuali danni comunque ricadranno su di te. 

- Osserva il mondo esterno come una proiezione del tuo mondo interiore. Cosa ti dice quello che vedi, quello che vivi? Tutto ciò che ti circonda offre preziosi indizi sulla tua condizione attuale di essere cosciente incarnato.

- Rimani vigile mentre segui la tua corrente di vita. Un conto è fluire attraverso l’esistenza, un altro è farsi portare pigramente e passivamente dalla risacca.

- Impara a fare silenzio e ad ascoltare. Dal silenzio, dallo spazio del Cuore emerge la voce interiore, la guida per la tua autenticità. Impara anche ad ascoltare gli altri, cosa ti stanno dicendo veramente? Cosa comunicano dal profondo?

Inoltre, esercitiamoci nel quotidiano all'arte di forgiare e plasmare la materia: 

- Coloriamo la vita: che sia un foglio bianco o la parete di casa, abituiamoci a utilizzare i colori in modo creativo e personale. 

- Prendiamo un pezzo di legno grezzo e proviamo ad intagliarlo.

- Apriamo il frigorifero, possibilmente quando le cibarie scarseggiano, e utilizzando solo quel che troviamo al suo interno, cuciniamo un piatto originale.

- Facciamo qualcosa che pensiamo di non essere in grado di compiere. Qualcosa di utile, nel quale di solito non ci cimentiamo: una riparazione, fare il cemento ed aggiustare un muretto, inchiodare delle assi per fare un piccolo suppellettile, una mensola o una staccionata in legno...

Si tratta di piccole azioni che ci consentono di scoprire concretamente che siamo più di quanto pensiamo di essere: tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare dell'inconsapevolezza.


Forgiare la propria vita è un ritorno alle origini. È incominciare a vedere noi stessi come artefici della nostra esistenza e a disimparare abitudini da schiavo e prigionie interiori che ci sono state insegnate e a cui abbiamo aderito incondizionatamente: possiamo semplicemente sbarazzarcene come fossero un abito vecchio. E indossarne uno nuovo, interamente confezionato da noi.

Fabrizio







lunedì 17 novembre 2014

Aria di cambiamento

Se io preferisco tanto l'autunno alla primavera
è perché in autunno si guarda il cielo
in primavera la terra.
(Søren Kierkegaard)


Siamo ormai nel pieno dell'autunno, la stagione governata dall'elemento Metallo, che gli antichi consideravano come luce siderale discesa nelle profondità della terra, simbolo di lucidità, purezza e memoria ancestrale. Per ovviare agli inconvenienti tipici del periodo dei primi freddi cerchiamo di accogliere il cambiamento con serena obiettività, osservando le cose per quello che sono, senza sofismi o inutili proiezioni emotive: come la natura si prepara al riposo invernale, anche l'essere umano dovrebbe rallentare il proprio ritmo di vita, concedendo maggiore spazio alla riflessione e a tutte le attività che offrono un sano nutrimento psicofisico.


Cominciamo la giornata con la giusta sferzata di energia e di buonumore aggiungendo alla colazione tre noci, ottimo concentrato antibatterico e antiinfiammatorio, e del miele di timo da spalmare su una fetta di pane integrale appena tostato. Indossiamo abiti dai colori chiari e solari, che riscaldano, potenziano la naturale vitalità psicofisica e alleviano i dolori reumatici. Prima di uscire proteggiamo la gola massaggiandola con olio essenziale di Niaouli (3 gocce in un cucchiaino da caffè di olio di mandorle dolci) e frizioniamo sui polsi due gocce di olio essenziale di vaniglia, che dona calore e serenità.
Durante i pasti, introduciamo qualche alimento dal sapore piccante, che corrobora il funzionamento dei polmoni, come zenzero, aglio, cipolla, peperoncino, cannella, noce moscata (con moderazione) e le erbe aromatiche che stimolano la vivacità dei sensi e della mente, come rosmarino, origano, timo, maggiorana, erba cipollina... Ricordiamoci di idratarci, bevendo almeno 1,5 litri di liquidi al giorno: l'acqua calda, almeno tiepida, con qualche foglia di melissa rilassa e favorisce la digestione. Questo periodo dell’anno è anche il momento migliore per le tisane immunostimolanti (rosa canina, echinacea, melograno, foglie di caco), distensive e benefiche per l'apparato respiratorio (tiglio, malva) e per quello digerente (finocchio, carvi).
Cerchiamo di minimizzare gli effetti spiacevoli della permanenza in ambienti chiusi riscaldati e illuminati artificialmente, scegliendo lampade ad ampio spettro, che irradiano una luce simile a quella solare e lampade di sale per normalizzare l'energia elettromagnetica. Inoltre, evitiamo l'accumulo di ioni positivi e cariche elettrostatiche areando quotidianamente i locali, specialmente le camere da letto, e diffondiamo buona musica (suoni della natura, melodie rilassanti, ma anche i brillanti componimenti di illuminati come Bach, Mozart e Vivaldi) da lasciare in sottofondo come armonioso accompagnamento a tutte le nostre attività.


Particolare attenzione deve essere posta nel mantenere buona la qualità dell'aria che respiriamo: per abbattere la carica virale vaporizziamo oli essenziali balsamici (pino silvestre, eucalipto) e purificanti come l'incenso (10-15 gocce per vaschetta).
Infine, per ossigenarsi e rigenerarsi propongo un semplice esercizio di respirazione, da praticare all'aperto, in particolare dopo la pioggia, quando l'aria è più salubre:

  • Inspiriamo profondamente dal naso e tratteniamo l'aria, inviandola a riempire la zona del basso ventre (primo e secondo chakra) e del plesso solare (terzo chakra), per poi farla risalire lungo il midollo spinale fino al centro del cervello (sesto chakra);
  • Espiriamo lentamente dalla bocca;
  • Ripetiamo questa respirazione per almeno dieci volte.

Mariavittoria




lunedì 3 novembre 2014

La realtà della realtà


La credenza che la realtà, che ognuno vede, 
sia l'unica realtà è la più pericolosa 
di tutte le illusioni.
(Paul Watzlawick)


Spesso si aprono dibattiti interminabili, in cui le opinioni delle persone si scontrano senza che i rispettivi punti di vista possano essere dimostrati in modo inconfutabile. Ciò vale ad esempio per l’esistenza di Dio, la cui prova definitiva è stata a lungo cercata dai filosofi nel corso dei secoli. Eppure la questione è semplice ed incontrovertibile: l’esistenza di qualcosa dipende dal grado di consapevolezza dell’essere umano. Se nel nostro giardino fosse sepolto un forziere pieno di tesori e pietre preziose, ma noi non ne fossimo a conoscenza, continueremmo la nostra vita come se esso non si trovasse lì. La sua permanenza materiale nel nostro giardino non ci influenzerebbe minimamente.


Passiamo ora dai tesori materiali a considerare le ricchezze spirituali. Davanti ai nostri occhi sfilano ogni giorno multiformi meraviglie, ma solo gli spiriti veramente svegli le colgono, ne gioiscono e le fanno fruttificare al proprio interno. Analogamente, dentro di noi attendono potenzialità e poteri inespressi che, essendo celati alla nostra consapevolezza, è come se non ci fossero. Se questo nostro “sonno esistenziale” produce effetti tanto nefasti da impedirci di percepire l’esistenza di gran parte di quello che è dentro e fuori di noi, è evidente che il risveglio ed il lavoro per aumentare la consapevolezza rappresentano passi imprescindibili per poter anche solo aspirare ad evolvere. La capacità di penetrare dentro noi stessi alla ricerca di quello che siamo e non sappiamo ancora di essere, dipende dall’affinamento dell’auto-osservazione, allo stesso modo, risulta indispensabile imparare ad utilizzare gli occhi per vedere il mondo così com'è, e non limitarsi a guardarlo distrattamente.
Proviamo ora ad esercitarci nel “trovare i tesori nel nostro giardino”:
Apriamo la finestra al tramonto. Facciamo un lungo e profondo respiro e poi osserviamo con attenzione quello che si mostra ai nostri occhi.


Sentiamo il pulsare della vita negli alberi, la linfa che scorre dalle radici fino ai rami come fa il sangue nelle nostre vene; contempliamo il lavoro dei pittori invisibili che hanno dipinto il cielo, notiamone i colori, guardiamoli fin nelle sfumature. In quel momento avremo la certezza che anche dare per scontato le meraviglie che ci circondano, è, in un qualche modo, decretarne la loro non esistenza.
Chiudiamo gli occhi e apriamo la finestra sul nostro mondo interiore. Il respiro è sempre placido e tranquillo.
Sentiamo chi siamo davvero. Presto potremmo notare che qualcuno ha chiuso delle porte in noi, imposto limiti, eretto muri che circoscrivono l'essere a pochi ambienti noti dell'esistenza: potremmo scoprire di abitare un modesto recinto in un territorio immenso, sconfinato e tendente all'infinito. Abbiamo delegato la nostra libertà e appaltato ad altri il nostro potere. Quelle porte, limiti, muri, li abbiamo eretti noi. Nessuno ci costringe a mantenerli in funzione. Prendiamo il piccone e facciamo piazza pulita dei nostri limiti interiori. Restituiamo alla vita e alla nostra consapevolezza le reali dimensioni del nostro essere.
Respiriamo per tre volte a fondo prima di aprire gli occhi.
I colori del crepuscolo, appena dopo il tramonto meritano un ulteriore supplemento di osservazione. Chiudiamo la finestra e ringraziamo.
Vedere gli splendori che sono intorno e dentro di noi e poterne gioire è un momento essenziale della nostra crescita interiore, un momento in cui la nostra consapevolezza si acuisce a tal punto che il mondo come lo conoscevamo perde la sua consistenza e potenzialità immense si aprono di fronte a noi. Come sempre, la scelta spetta a noi; tutto l’universo cospira per darci tutto quello di cui abbiamo bisogno. A noi sta cogliere le opportunità, a noi spetta il compito di diventare consapevoli.
Fabrizio







lunedì 20 ottobre 2014

La quinta stagione

L'autunno è una seconda primavera,
quando ogni foglia
è un fiore.
(Albert Camus)


Il periodo di interregno tra la fine dell'estate e il pieno dell'autunno è un passaggio energeticamente molto delicato, nel quale agire con consapevolezza può rivelarsi decisivo per poter proseguire senza inconvenienti nel ciclo annuale della vita. È questo infatti il tempo di preparare solide basi per affrontare nel migliore dei modi i rigori dell'inverno, secondo il principio fondamentale che vede nel benessere psicofisico quotidiano la prevenzione più efficace di ogni malanno e malanimo.


Dalla medicina tradizionale cinese, sappiamo che in questa fase di transizione, definita quinta stagione, domina l'elemento Terra, associato al colore giallo e al funzionamento di stomaco e milza, che temono soprattutto l'umidità e vengono aiutati dal sapore degli alimenti naturalmente dolci. Guardarsi dall'umidità è un consiglio prezioso ora che gli sbalzi improvvisi di pressione si accompagnano a piogge abbondanti e talvolta improvvise. Ampiamente raccomandato per riequilibrare tutti i disturbi derivati da un eccesso di umidità (ad esempio catarro, raffreddore, influenza, reumatismi, mal di testa e tensioni muscolari) è lo zenzero, giallo come gli altri ingredienti di questo semplicissimo infuso toccasana:
  • In una tazza di acqua fai bollire per alcuni minuti un pezzetto di zenzero fresco (o l'equivalente della punta di un cucchiaino di polvere), insieme alla scorza di un limone non trattato;
  • Filtra il liquido;
  • Quando è ancora caldo, ma non bollente, aggiungi un cucchiaino di miele (accertati che non sia pastorizzato e prediligi quello biologico, possibilmente di agrumi o castagno).

Anche il corpo necessita di cure: per mantenere la giusta vitalità sarà utile tenere presenti pochi semplici accorgimenti. Per beneficiare della presenza ancora consistente di luce diurna, ricorda di esporti quotidianamente almeno quindici minuti al sole anche nelle giornate grigie (la luce filtra dalle nuvole) e approfitta delle giornate in cui il cielo è sereno per passeggiare all'aria aperta nel verde. Proteggi e rinforza pelle e capelli con un olio vegetale di stagione, ad esempio l'olio d'oliva, da tenere in posa per almeno quindici minuti e risciacquare con acqua tiepida e un detergente delicato. Prepara una lozione deliziosamente profumata, nutriente, dalle innumerevoli virtù benefiche e adatta a tutti i tipi di pelle, da massaggiare su pelle e cuoio capelluto subito dopo la doccia o il bagno, a base di olio di jojoba, che in realtà è una cera liquida, non unge e non si altera nel tempo:
  • Taglia a listarelle per il lato lungo una bacca di vaniglia e immergila in 50 ml di olio di jojoba;
  • Lascia riposare al buio, in un contenitore di vetro o ceramica, avendo cura di agitarlo ogni giorno;
  • Dopo due settimane filtra e travasa il liquido in un flacone di vetro scuro pronto da utilizzare.

Infine, per non arrivare inutilmente appesantiti alle soglie della stagione fredda, presta attenzione ai ristagni fisici, evitando di assumere sale e altri alimenti che incrementano la ritenzione idrica (ad esempio verdure troppo acquose, come i pomodori), ma anche a quelli psicologici, dedicandoti alla rimozione naturale di idee fisse e forme pensiero che si radicano nello stato emotivo malinconico tipico di questo momento dell'anno. A questo scopo, ti propongo una meditazione, da svolgere preferibilmente al mattino e in movimento, magari in concomitanza all'esposizione ai raggi solari:
  • Inspira lentamente e profondamente, trattieni l'aria per qualche istante, senza forzare, ed espira vigorosamente per almeno tre volte, cercando di armonizzare le fasi del respiro alla tua andatura (inspira mentre fai due passi, trattieni per un altro passo ed espira mentre avanzi di altri tre passi);
  • Mantieni questo ritmo di respirazione e inspirando immagina che dalle tue narici entri un fascio di luminosa luce gialla che si diffonde in tutto il tuo corpo;
  • Mentre trattieni brevemente il respiro, percepisci la luce gialla pulsare in ogni fibra del tuo corpo, dissipando ogni oscurità;
  • Espirando con decisione immagina che l'oscurità residua fuoriesca dal tuo corpo ormai completamente illuminato dalla benefica radiazione gialla.
  • Ripeti la visualizzazione per almeno sette cicli di respirazione.
I benefici di questo esercizio aumentano indossando capi di abbigliamento del colore corrispondente agli stati luminosi che vuoi potenziare: la solarità positiva e fiduciosa del giallo e l'allegria vitale e gioiosa dell'arancione, proprio i colori che, spiccando nella vegetazione, ci introdurranno con grazia e buonumore all'autunno.
Mariavittoria 




  

lunedì 6 ottobre 2014

Le cinque domande significative

La vita trasmette continuamente
risposte a domande
che non abbiamo mai posto.
(Jean Josipovici)



Le cinque W sono i classici pronomi e avverbi con i quali in inglese si è soliti cominciare una frase interrogativa. Definiscono i campi di ricerca sui quali l'autore del messaggio si deve concentrare al fine di rendere il suo discorso più fluido, pregnante ed esaustivo. Sono i punti di riferimento ai quali attenersi e con i quali orientarsi per risultare efficaci ed efficienti in termini di comunicatività. Possiamo utilizzare le stesse cinque parole per porre domande davvero significative, che ci consentono di dare risposte non ordinarie e osservare la nostra vita da una prospettiva completamente diversa rispetto a quella alla quale siamo abituati. Consideriamole una per una.


1. Who (Chi)?
La risposta alla prima domanda è sempre: “io”.
Qualsiasi cosa accada, la persona della quale si sta parlando è sempre “io”.
Impariamo a non dissimulare, a non pensare erroneamente che ci sia qualcosa che non ci riguardi, che si parli di qualcun altro, perché non è così. Possiamo conoscere veramente soltanto noi stessi, anche attraverso gli altri e le realtà che proiettiamo all'esterno e che attirano la nostra attenzione. Questa è una constatazione basilare, della quale dobbiamo al più presto fare esperienza perché non basta saperlo, occorre anche verificarlo di persona nella propria vita.

2. What (Che cosa)?
La risposta alla seconda domanda è sempre: “la mia reazione”.
Le circostanze che visitano la nostra vita, arrivano per sollecitare la nostra reazione. Se questa è frutto di un riflesso condizionato, di uno schema al quale ci siamo assuefatti, di una maschera consolidata nel tempo, di un’immagine artificiosa di noi stessi che vogliamo salvaguardare a tutti i costi, avremo agito in modo passivo, reattivo e, fondamentalmente, inconsapevole. Ma c’è un’altra strada: possiamo utilizzare il libero arbitrio e scegliere scientemente di agire in modo “proattivo”. Che cosa significa questo nella pratica? Significa semplicemente (ricordiamo che semplicemente non è sinonimo di facilmente) abbandonare le classiche reazioni negative – meccaniche per chiederci cosa abbia da insegnarci quella situazione. Evidentemente quella circostanza nasconde delle parti di noi stessi che ancora non ci sono note e sulle quali dobbiamo lavorare. Noi tutti notiamo quanto “le circostanze fastidiose” tendano a ripetersi; meno frequentemente notiamo che, a tali circostanze, rispondiamo in modo “reattivo”, tendenzialmente monotono e automatico. In realtà questi avvenimenti appaiono nella nostra vita perché ne abbiamo bisogno come eventi potenzialmente rivelatori, e si ripresentano affinché vengano da noi “corretti”, o meglio interiorizzati e riconosciuti nella loro essenza di lezioni di vita.


3. When (Quando)?
La risposta alla terza domanda è sempre: “adesso”.
Pensare al domani è come tradire il presente. Pensare al passato è come uccidere il presente. Solo nel qui ed ora abbiamo tutta la forza, tutte le capacità, tutte le possibilità di vivere la nostra vita. Immedesimarsi nelle preoccupazioni, affezionarsi alle paure o perdersi nel ricordo dei “bei tempi andati”, come pure nell'anticipazione di possibili scenari, non serve a niente: siamo esseri che vivono esperienze nella materia nell’adesso.

4. Where (Dove)?
La risposta alla quarta domanda è sempre: “in me”.
Dove accadono le cose? All’esterno? Negli altri? Nel mondo? No, le cose accadono sempre dentro noi stessi. Possiamo sperimentare la verità di questa affermazione osservando che, a fronte di una stessa situazione, una persona potrà sentirsi offesa o umiliata, un’altra percepirà indifferenza, un’altra ancora apprezzerà la genuinità e spontaneità delle parole dette, tutto dipende dalla reazione soggettiva, interiore e interiorizzante, ad una stessa sollecitazione. La chiave per poter far fruttare le esperienze che attiriamo consiste nel sapere dove guardare: “in me”.

5. Why (Perché)?
La risposta alla quinta domanda è sempre: “per il mio sommo bene”.
Tutto quello che ci capita è funzionale alla nostra evoluzione, e questo indipendentemente dal fatto che ne siamo coscienti o meno. Quale enorme vantaggio per noi essere consapevoli che le fluttuazioni negli eventi della vita, in precedenza attribuite ai capricci del fato, sono in realtà precisi messaggi che l’universo ci manda per spronarci a migliorare noi stessi e che arrivano a noi per il nostro esclusivo beneficio. Grazie a questa consapevolezza, abbiamo un enorme spazio di manovra per riuscire a dipanare i fili sottili degli eventi che un tempo sembravano inestricabilmente incomprensibili.


Adesso ti propongo di prenderti qualche minuto per porti queste cinque domande e riflettere sulle risposte. Non è un esercizio da svolgere in astratto, va applicato alla tua vita, agli avvenimenti che incontri nella tua esistenza.
Prova a prendere questa risoluzione oggi stesso, non domani, adesso, non fra un’ora. Perché adesso è il momento. E poi, se vuoi, condividi la tua esperienza scrivendola nei commenti a questo post.

Fabrizio








lunedì 22 settembre 2014

Il Sole: alla luce dell'evoluzione

Danzano nella luce e contemporaneamente vivono sulla Terra.
Rappresentano il prossimo livello da raggiungere per l'umanità,
nel quale la completa libertà somiglia alla causa ed al risultato
del nuovo apporto di energia solare sulla Terra.
(Aleister Crowley)


Il Sole è la stella di riferimento per il pianeta Terra. Grazie ai raggi di questo corpo celeste percepiamo tutto lo spettro del visibile e riceviamo calore e nutrimento come gran parte delle altre creature viventi. L'influsso benevolo del Sole, fondamentale per la vita, è talmente evidente che chiunque, osservando l'astro splendente raffigurato nel Diciannovesimo Arcano dei Tarocchi, capirà subito di trovarsi davanti ad una Carta dal significato estremamente positivo e rassicurante.
Nonostante il fitto avvicendarsi di artisti e studiosi che si sono dedicati alla creazione di mazzi di Tarocchi anche molto diversi tra loro, l'iconografia di questo Arcano Maggiore sembra essere rimasta sostanzialmente invariata nei secoli: da tempi immemori il volto raggiante dell'astro illumina a giorno un paesaggio idilliaco, dove danzano due giovinetti dall'aria gaia e spensierata, sovente un bambino e una bambina molto simili, drappeggiati di rosso e blu, a simboleggiare l'innocente e felice unione di maschile e femminile sotto i radiosi auspici della divinità solare. 


A volte, invece di questa classica raffigurazione dei Gemelli, significativamente il segno zodiacale associato alla giovinezza e all'estate imminente, vi è una sola persona a beneficiare dei raggi dell'astro diurno, come nel caso dell'Arcano Diciannovesimo raffigurato nei Tarocchi Rider-Wite., nel quale un bambino in groppa ad un cavallo bianco spalanca le braccia, sorridente; non mancano elementi decorativi che simbolicamente rinforzano l'intento celebrativo dell'astro solare, come i girasoli, emblema della vita che si orienta secondo la volontà e i cicli del fulgido luminare diurno.


Nel complesso l'immagine scelta per rappresentare questa Carta appare sempre trasmettere serenità e allegria, anche se ad uno sguardo attento non sfuggirà la presenza costante di un elemento insolito: un muro di mattoni che sembra costituire una sorta di recinzione dello spazio in cui si svolge la scena in primo piano e rievocare così l'idillio appartato del Giardino di Eden, insieme al suo messaggio intrinseco: tutto è bene e risplende di spensierata innocenza fintanto che si rimane entro i confini del proprio piccolo mondo, sovente tracciati da un'autorità superiore. L'Arcano quindi sembra assicurare felicità, prosperità e sicurezza, ma a certe precise condizioni.
A rompere questa tradizionale visione del Sole custode e guardiano dei propri protetti pensò Aleister Crowley, riconfermando anche con questa Carta la volontà di differenziare nettamente il suo mazzo di Tarocchi dall'iconografia usuale. Nell'immagine ideata per lui da Lady Frieda Harris l'astro non compare più antropomorfizzato, bensì come una ruota splendente di energia che estende i suoi raggi a tutto il paesaggio, compresa l'intera fascia arcobaleno dello Zodiaco, nel quale appaiono ingranditi i segni estivi di Gemelli, Cancro e Leone, e la verde collina in cima alla quale scorgiamo una cinta muraria dalla quale però i due protagonisti dell'immagine, giovani dotati di ali di farfalla, sono ormai ben lungi nel loro incedere festoso ed esultante.


Ecco quindi un'immagine che esprime il compimento della metamorfosi umana in un essere libero e leggiadro, come una farfalla di luce non più trattenuta dal bozzolo delle forme e convenzioni limitanti. Molto altro si potrebbe narrare riguardo alla simbologia utilizzata in questa particolarissima raffigurazione del Diciannovesimo Arcano, tuttavia oggi ti invito a lasciare che il suo potere evocativo agisca direttamente su di te tramite una semplice visualizzazione guidata:

  1. Siediti comodamente, in posizione rilassata e con la schiena ben diritta, davanti all'immagine della Carta.
  2. Segui il corso naturale del tuo respiro per entrare in uno stato di rilassamento fisico e di pace interiore.
  3. Concentra l'attenzione sulla Carta, cercando di individuarne con precisione tutti i dettagli visibili, lascia scivolare via ogni eventuale pensiero che giunge alla tua mente.
  4. Focalizzati ora sul sole rotante nella parte alta della Carta.
  5. Immagina che dal centro esatto di questa ruota energetica un raggio luminoso si diparta e vada ad irradiare i tuoi occhi, inondandoli di luce benefica, per poi scendere fino al tuo ombelico ed estendersi in tutta la zona del tuo addome.
  6. Gradualmente, porta l'attenzione al plesso solare, visualizzandolo pervaso dalla luce benefica che da lì si irradia a tutto il tuo corpo.
  7. Concediti tutto il tempo necessario per percepire i benefici di questo raggio luminoso che unisce la consapevolezza solare universale al tuo plesso solare.
  8. Ripeti questa visualizzazione tre volte, anche in momenti diversi della giornata, terminandola ogni volta con un ringraziamento in direzione del Sole fisico che splende nel cielo del pianeta Terra.   
Mariavittoria



lunedì 8 settembre 2014

La Temperanza: equilibrio e alchimia degli opposti

I tarocchi sono una macchina filosofica,
che evita alla mente di divagare, 
pur lasciandole iniziativa e libertà; 
si tratta di matematica applicata all’assoluto, 
l’unione di ciò che è logico con ciò che è ideale, 
come una combinazione di pensieri esatti tanto quanto i numeri, 
forse la concezione più semplice e più grande del genio umano.
(Eliphas Levi)


I Tarocchi sono una continua fonte di ispirazione per il cercatore che si avvia alla scoperta del sentiero dell'anima. In questo post offriamo una panoramica di ciò che simboleggia l’Arcano XIV in relazione all'iconografia presentata da due distinti mazzi di Tarocchi: quello ideato da Oswald Wirth e le Lame dei Templari.


Nel mazzo di Tarocchi di Wirth, l’Arcano XIV, la Temperanza, è rappresentato da una figura angelica, con un disco solare fra i capelli, che mesce dell’acqua, travasandola da una brocca d’argento ad una d’oro. Questo personaggio sembra la personificazione della massima di Orazio in medio stat virtus, in quanto cerca di trovare un equilibrio fra due qualità opposte simboleggiate dai liquidi e dalle loro posizioni (una brocca è posta in alto e l’altra in basso, a formare una contrapposizione in diagonale). Che questo equilibrio sia fragile ce lo suggerisce anche il punto all’interno della sequenza dei Tarocchi nel quale si trova la Carta: al quattordicesimo posto, subito dopo la Morte (13) e prima del Diavolo (15), vale a dire tra due demoni. Per di più, la posizione della Temperanza (14) numerolgicamente si colloca nel secondo ciclo del numero 4, dove certo è ancora presente una componente di autoaffermazione tipica dell’Imperatore (4), ma questa volta si è completamente immersi nel karma che rende il lavoro dell’angelica figura particolarmente precario. La Temperanza presta dunque la massima attenzione e la dovuta concentrazione nello sforzarsi di miscelare perfettamente i due liquidi, consapevole dell’importanza del compito che sta portando a termine.



Notiamo ora il nome con il quale il Quattordicesimo Arcano è stato designato nel mazzo di Lame dei Templari: il Genio o l’Androgino-alchemico, che ben sintetizza l'immagine della Carta. Troviamo infatti rappresentata una figura antropomorfa nuda, la cui parte superiore sinistra è di aspetto femminile, mentre la destra, ha caratteristiche maschili. Entrambe si uniscono all’altezza del bacino. L’insieme è armonioso e vivido: i due volti irradiano bellezza, consapevoli dell'avvenuta felice unione dell’elemento maschile con quello femminile. L’ermafrodito è asessuato pur nella sua gioiosa sensualità. Il suo lato di donna regge un alambicco dal luccichio dorato dal quale scorre un liquido dall'aspetto prezioso che viene versato e raccolto in un alambicco argenteo sostenuto dall’uomo. Questa simbologia allude all’elisir di lunga vita, la cui realizzazione richiede una lunga ed accurata preparazione. Il lavoro che viene richiesto per giungere a tale esito è una meticolosa ricerca interiore che, attraverso la fucina alchemica, produce la trasmutazione degli elementi vili della personalità in preziosi frutti luminosi. A questo risultato si perviene attraverso la sublimazione delle energie femminili e maschili, onde ottenere un equilibrio che è fusione, condivisione, superamento del dualismo. Tale equilibrio è il risultato di elementi complementari che tendono all’unità, di cammini contrapposti che si uniscono, di punti di vista differenti che insieme giungono a maturazione, di tesi ed antitesi che producono la sintesi, della matematica dello spirito in cui 1+1=3. 



Se da un lato la prima rappresentazione dell’arcano XIV enfatizza il raggiungimento dell’equilibrio come pratica non priva di intrinseche incertezze, frutto di una ricerca che è mediazione fra forze centrifughe e centripete altrimenti incontrollabili, il Genio, o Androgino-alchemico, arriva all'equilibrio sottolineando l’aspetto dualistico della realtà ed il suo superamento attraverso il processo alchemico. Due iconografie distinte, un unico modo di relazionarsi con gli archetipi universali che, veicolati dalla tradizione sapienziale trasmessa nel corso dei secoli, continuano a parlarci con colori, forme, simboli e sembianze direttamente in comunicazione con i livelli profondi del Sé.
Fabrizio