lunedì 24 agosto 2015

Consapevolezza ed evoluzione


Non essere consapevoli 
vuol dire non esistere.
Marshall McLuhan


Negli anni sessanta gli psicologi Paul Fitts e Michael Posner individuarono i tre stadi che una persona attraversa quando impara una nuova tecnica. Si inizia con la “fase cognitiva” in cui si impara la procedura e si scoprono nuove strategie per eseguirla nel miglior modo possibile. 


Si passa poi attraverso lo “stadio associativo” nel quale il soggetto necessita di un grado inferiore di concentrazione, commette sempre meno errori e diviene più efficiente. Si giunge infine alla fase dello “stadio autonomo”, nel quale la persona ritiene di essersi allenata abbastanza, procede in modo abitudinario e vive di rendita. Questo modo di procedere, praticato dalla maggior parte delle persone, comporta come conseguenza che, nonostante un individuo svolga per anni una determinata mansione, da un certo punto in poi, il processo di miglioramento si interrompa. Pensiamo ad esempio all’attività di guidare: dopo aver appreso la tecnica, la maggior parte degli automobilisti smette di concentrarsi sul come guidare, per inserire “il pilota automatico”. Risultato: i miglioramenti del proprio stile di guida col passare degli anni sono nulli. 
Anche nel Lavoro, per poter evolvere e progredire occorre essere costantemente consapevoli di quello che stiamo facendo, riconoscere quando ci accontentiamo di quello che sappiamo e siamo, e puntare con decisione verso uno sviluppo reale, qualitativo e non solo quantitativo. Naturalmente questo tipo di consapevolezza di sé richiede un impegno concreto che va al di là della semplice presa di coscienza della necessità di superare l'inerzia. La soluzione si chiama “pratica intenzionale” e consente di elaborare strategie per non cadere nell’automatismo. Questi sono i passi principali da seguire: 

1) Ci concentriamo sulla tecnica, nel nostro caso sulle strategie per sviluppare l’aspetto di noi stessi sul quale vogliamo lavorare; 

2) Non perdiamo mai di vista l’obiettivo finale, cioè evolvere; 

3) Ci premuriamo di avere un riscontro immediato e costante dei nostri progressi (individuiamo dove abbiamo sbagliato, come correggere gli errori, come costruire strategie che più si adattino alle nostre caratteristiche...) 

La “pratica intenzionale” deve essere più difficoltosa, nel senso che deve spingerci a oltrepassare i nostri limiti (i quali, se visti ed identificati, sono virtualmente già superati) e ad alzare il nostro livello. Se diamo retta alle voci della società che costantemente ci blandiscono garantendoci che certi limiti non sono superabili, non riusciremo mai a spingerci oltre. Dicevano che nessun uomo avrebbe potuto correre il miglio in meno di 4 minuti. Da quando Roger Bannister ha infranto quel limite, il tempo sul miglio è stato migliorato per ben 19 volte e oggi il record mondiale è 3'43"13.


Per migliorare occorre essere disposti a correre dei rischi e fare degli errori.

Per migliorare occorre osservarsi e imparare dagli errori.

Per migliorare occorre riesaminare, ripensare, ricominciare da capo.

La pratica costante, così come il numero di anni passati a praticare, non sono una condizione necessaria e sufficiente per progredire. Gli esperti si esercitano su cose per loro sempre più difficili e che fanno più raramente, i dilettanti continuano a cimentarsi in quelle che conoscono già.


Ed ecco un esercizio che fa al caso nostro:
Individuiamo un settore della nostra vita nel quale vogliamo migliorare. Possiamo scegliere qualcosa di molto concreto come acquisire una nuova abilità o conoscenza, ad esempio imparare una nuova lingua, oppure più elaborato come risolvere un problema che ci attanaglia da lungo tempo, ad esempio la paura del vuoto. Ora applichiamo la tecnica della “pratica intenzionale”, cerchiamo di applicare le strategie migliori, proviamo, riproviamo, concediamoci il coraggio di sbagliare senza sensi di colpa, concentriamoci, aumentiamo la consapevolezza, ricerchiamo il limite, proviamo ad infrangerlo, ripensiamo, riesaminiamo e, quando necessario, ricominciamo da capo.

Fabrizio

ESCI DAL LABIRINTO

"A nostra insaputa, noi viaggiamo in un labirinto, un dedalo macrodimensionale di viva forza elettrica, rivestito dal sottile strato dell'ordinarietà della vita di tutti i giorni."




lunedì 10 agosto 2015

Non sono stelle cadenti

Il segnale è una lingua.
È l'alfabeto che sviluppi per parlare con l'anima del mondo,
o dell'universo, o con Dio, qualsiasi nome tu gli dia.
Paulo Coelho


La notte di San Lorenzo è tradizionalmente un momento magico per guardare il cielo, magari ringraziando i molti amici, angeli, e maestri che ci sostengono e meravigliandoci alla vista di migliaia di sistemi siderali, che rappresentano solo una minima parte di quelli presenti nel nostro universo in costante espansione, ospite di più di duemila civiltà solamente nella nostra Galassia.


Stabiliamo un collegamento empatico con questi mondi altri e altrove, sogniamo di loro come loro sognano di noi, in attesa di avvistare una delle centinaia di schegge della cometa Swift-Tattle che sfreccerà come un festone infuocato per un breve istante nel nostro campo visivo. Sappiamo che, per nostra fortuna, non è una stella cadente, bensì qualche particella di uno sciame meteorico che la Terra attraversa ogni anno in questo periodo. Quest'anno la massima frequenza e visibilità dello sciame delle Perseidi è previsto durante le notti del 12 e 13 agosto, uno spettacolo naturale scintillante e suggestivo, che come ogni altro evento vissuto con consapevolezza può diventare utile al Lavoro. A questo scopo, ti propongo un esercizio per partecipare attivamente all'appuntamento con il cielo stellato e trasformarlo in un'occasione di dialogo con il tuo Mondo.


Il Mondo di ciascuno è infatti una creazione unica, sempre pronto a comunicare con la sua creatura creante. Ognuno crea il proprio strato di realtà in modo più o meno consapevole, in uno scambio costante di informazioni tra coscienza, inconscio e superconscio. E i segni di questo dialogo sono dappertutto quando si è pronti a ricevere; l'ispirazione arriva nelle modalità più consone ad essere captate dalla nostra sensibilità. Accendo la radio ed ecco una frase significativa in una canzone mai ascoltata prima di un interprete a me sconosciuto, che più o meno dice così:

Sei ricco davvero solo quando hai tutto quello che non puoi comprare con il denaro

Si tratta di uno spunto molto significativo, perché la ricchezza è un desiderio tanto comune quanto travisato, e siamo nel periodo ideale per parlare di desideri.
L'esercizio della notte di San Lorenzo riguarda proprio l'affinamento della tecnica di espressione dei nostri desideri.
  1. Mettiamoci comodi, in una posizione favorevole all'osservazione del firmamento, e chiediamo al nostro Mondo di confermare la formulazione dei nostri desideri che va a nostro miglior vantaggio, quella davvero utile per il nostro benessere psicofisico e sviluppo spirituale.
  2. Una volta raggiunta la certezza che il nostro Mondo è ricettivo a questa nostra precisa richiesta di collaborazione (anche qui è possibile chiedere un segno di conferma, che arriverà in una forma per noi significativa), iniziamo ad elencare i nostri desideri, soffermandoci approfonditamente su ciascuno di essi.
  3. Il desiderio va dichiarato con pacata risolutezza, cercando di sintonizzarsi su ogni sfumatura di ciò che implica e contemporaneamente visualizzando la sua realizzazione nel modo più dettagliato possibile. La precisione è importante, unita alla certezza di volere davvero ciò che stiamo chiedendo.
  4. Continuiamo a definire e perfezionare la formulazione del nostro desiderio fino a quando avvisteremo una meteora, quella scia luminosa che squarcia il cielo sarà il segnale da parte del nostro Mondo di aver raggiunto l'espressione ottimale per quel desiderio.
  5. Una volta fissata la sua formulazione migliore, il desiderio ha tutte le potenzialità per avverarsi nelle modalità e nei tempi più opportuni, starà solo a noi rinnovare costantemente l'intenzione che si realizzi e quindi tener sempre presente dove il nostro Mondo ci sta accompagnando.
Una formulazione impeccabile dei desideri è la miglior garanzia per assicurarci un risultato felice nell'esercitare il nostro diritto a chiedere ed avere. In tal senso è bene rammentare che i principi per formulare un desiderio potente e onesto sono pochi ma indispensabili:
  • Responsabilità totale. Focalizzarsi solo su ciò che vogliamo davvero, evitando di evocare situazioni indesiderate;
  • Consapevolezza totale. Essere il più possibile precisi sotto ogni punto di vista, conferendo al desiderio tutte le potenzialità per diventare un obiettivo tangibile;
  • Emancipazione totale. Non cercare di influenzare attraverso il desiderio il destino o il comportamento altrui.
Ecco un esempio ipotetico di graduale perfezionamento della formulazione di un desiderio:
  1. Non voglio più vivere qui
  2. Voglio una casa nuova
  3. Voglio che mio marito si decida a cambiare casa
  4. Voglio una casa nuova di proprietà
  5. Sono intenzionata ad avere una casa nuova di proprietà
  6. Avrò una casa nuova di proprietà entro un anno
  7. Vivrò nella mia casa nuova entro un anno.
È probabile che in un caso simile il vostro Mondo lancerà scintille di entusiasmo ed approvazione verso la fine, visto che le prime formulazioni violano palesemente i principi sopra elencati. Notiamo tra l'altro l'evidente rischio di formulare il desiderio come è stato espresso al punto tre: potremmo ritrovarci nella stessa casa e per di più senza marito, il quale ha deciso di separarsi e andare a vivere per conto proprio anche se evidentemente le nostre intenzioni erano ben altre. I desideri espressi con costanza e convinzione si realizzano alla lettera, spesso non ci rendiamo conto della differenza tra ciò che vorremmo veramente e il modo in cui lo esprimiamo al nostro Mondo. In genere solo sbagliando si impara, ma farsi aiutare ad evolvere è sempre saggio e in questo caso non c'è miglior alleato del nostro Mondo, con il quale elaborare creativamente la miglior dichiarazione di intenzione e relativa manifestazione felicemente riuscita.


Infine, concediamoci anche una variante più tradizionale di questo esercizio di consapevolezza:
  1. Rilassiamoci completamente mentre osserviamo il firmamento senza aspettative;
  2. Quando una meteora verrà a salutarci, squarciando il buio con una scia d'oro e d'argento, dichiariamo il primo desiderio che emerge alla coscienza;
  3. Avendo pochissimi istanti è probabile che saremo molto sinceri e spontanei, sarà così un'occasione per scoprire le aspirazioni autentiche e forse da tempo sopite del nostro cuore.
Di solito un desiderio autentico lascia una sensazione di entusiasmo e meraviglia come se avessimo già ottenuto ciò che dichiariamo di volere, questo perché la sua realizzazione è in qualche modo già connaturata alla nostra esistenza, è, per così dire “nelle nostre corde”, insita nelle potenzialità della nostra energia. Si tratta di un'impressione molto simile a quella indotta dall'avvistamento inaspettato di una meteora. In effetti, tutto nel nostro Mondo ha le potenzialità per diventare una piacevole sorpresa di quel genere: transitoria e intensa, arricchente nella misura in cui impariamo a trarne il meglio per la nostra evoluzione.
Comunque vada, alla fine della serata potremo parlare con i maestri dei risultati del nostro piccolo esperimento siderale, chiedendoci ad esempio perché il nostro Mondo ha reagito prontamente a certi desideri piuttosto che ad altri.
Anche il tuo Mondo comunica con te, se vi presti attenzione questa interazione diventerà sempre più ricca ed entusiasmante. In che modo scegli di sintonizzarti sulle frequenze della tua manifestazione della realtà? Ecco una domanda che potrebbe fungere da spunto per una riflessione stellare.

Mariavittoria

VIVI UN'AVVENTURA INTERPLANETARIA

"I sentimenti devono essere illluminati dall'intelligenza, per convertirsi in vero amore, e l'intelligenza deve essere illuminata dai sentimenti, per convertirsi in saggezza."





lunedì 27 luglio 2015

Freschezza naturale


L'amicizia e l'amore
non si chiedono come l'acqua,
si offrono come il tè.
Detto Zen


Nel cuore dell'estate non è raro che le temperature superino giornalmente i 30° C: siamo alla fine di luglio, ed è appena iniziato il periodo che già i Romani chiamavano canicola, dal 25 di questo mese al 24 del successivo, quando Sirio, l'astro dominante del Cane Maggiore, sorge e tramonta all'unisono con il Sole, rafforzando il solleone, letteralmente “Sole nel segno zodiacale del Leone”, foriero di tutto il Fuoco della stagione calda.


Visti i tempi, i miei consigli sono molto semplici: spegnere la TV, che continua ad inondare le case di cattive notizie, occultamente più dannose e indigeste perfino di un gelato alla panna e cioccolato (i grassi e gli zuccheri per essere metabolizzati sottraggono acqua alle cellule, aumentando la percezione dell'afa), magari accompagnato da una birra ghiacciata (oltre a uccidere letteralmente le cellule cerebrali, l'alcool è un vaso dilatatore e non fa che surriscaldare l'atmosfera, in tutti i sensi poco piacevoli che ti vengono in mente), vale a dire delle immagini solo apparentemente refrigeranti offerte in continuazione dagli spot pubblicitari.
A ben vedere, tutto ciò che è freddo o ghiacciato, accentuando bruscamente l'escursione termica percepita dal corpo rispetto all'esterno e quindi costringendo l'organismo a compensare attraverso la sudorazione, non porta sollievo a lungo, ecco perché nel deserto si bevono tè e infusi bollenti, che innescano esattamente la reazione opposta. Ma visto che qui nel Bel Paese non ci stiamo desertificando quanto piuttosto intontendo a causa del caldo, vediamo alcune accortezze meno esotiche per evitarci il rischio di disidratazione latente, con conseguente calo di funzionalità ed evidenti ripercussioni sul livello energetico, sull'umore e sull'efficacia del Lavoro, che naturalmente non va mai in vacanza.


Bere molta acqua, possibilmente a temperatura ambiente, è un accorgimento tanto scontato quanto importante da ricordare, poiché spesso dimentichiamo che il corretto funzionamento dell'organismo dipende in larga misura da un sufficiente apporto di acqua alle cellule. È necessario assumere almeno 2 litri al giorno di acqua che entra subito in circolazione (con un residuo fisso inferiore a 50 mg/l) e alcalinizzante (con un ph di almeno 7,5), specialmente lontano dai pasti e dopo una qualsiasi attività fisica, anche se non ne avvertiamo il bisogno. Lo stimolo della sete, infatti, è un campanello d'allarme che andrebbe prevenuto, perché giunti in questa fase l'organismo patisce già le prime avvisaglie di disidratazione.


All'individuo mediamente assuefatto all'effetto di dolcificanti, aromi e altri additivi di sintesi (vale a dire a ciascuno di noi) bere molta acqua con regolarità risulta piuttosto inviso, mancando da tempo la giusta motivazione ad adottare questa buona abitudine. Comunque esistono molti modi naturali per rendere l'acqua più gradita, anche a bambini e anziani che soffrono maggiormente gli effetti indesiderati di un'idratazione insufficiente (e dell'ignoranza dilagante, come la disinformazione travestita da notizia...ma possiamo sempre incolpare il clima inclemente). Vediamone alcuni tra i più semplici.
  • Infusione a freddo: è sufficiente mettere in acqua a temperatura ambiente gli ingredienti più dissetanti e lasciarli in infusione per qualche ora. Quando le temperature superano stabilmente i 30 gradi centigradi è consigliabile far avvenire l'infusione direttamente in frigorifero, per almeno tre ore. Si otterrà così un'acqua delicatamente aromatizzata in modo del tutto naturale e piacevole al gusto. Perfetti per l'infusione a freddo sono il tè verde (anche al gelsomino o al lemongrass), il tè bianco e il matè, ma ottimi risultati danno anche qualche fetta di limone e una manciata di foglie di menta e il roibos, cui possiamo aggiungere una goccia di olio essenziale di mandarino ogni litro di liquido.
  • Sangria analcolica: sfruttando il medesimo principio dell'infusione a freddo, è possibile creare dei gustosi mangia e bevi di acqua e succo di ananas o di mela appena preparati e in proporzione variabile a piacere, nei quali immergere pezzetti di melone, di pesca, di albicocche e di altra frutta secondo i propri gusti.
  • Granita alla frutta: si frullano sei cubetti di ghiaccio con due fette di melone o mezza fetta d'anguria (eventualmente anche da mescolare a piacere) e si serve subito, magari con l'aggiunta di un paio di foglie di menta sminuzzate. Si otterrà così un'ottima granita naturale, più dissetante e meno “gelida” degli equivalenti congelati.
Sintomi quali irritabilità, sonnolenza o un calo della capacità di concentrazione potrebbero essere dovuti alla difficoltà da parte dell'organismo di mantenere l'equilibrio idrosalino a fronte di una maggiore sudorazione: via libera quindi a spuntini rimineralizzanti a base di semi di girasole, anguria o succhi appena preparati di sedano e carota. 
Un magnifico riequilibrante della sudorazione, specialmente femminile, è l'infuso di salvia e limone: lasciare dieci foglie di salvia fresca o un cucchiaio di salvia essiccata per dieci minuti in una tazza di acqua bollente, filtrare e appena il liquido è tiepido aggiungere il succo di mezzo limone, se abbiamo la fortuna di disporre di limoni non trattati e di provenienza certa (leggi “del tuo orto o balcone”) possiamo anche far bollire le scorze, solo la parte gialla, insieme all'acqua da versare sulle foglie, per ricavare dal frutto il massimo dei componenti essenziali.
Infine, ricordiamoci che anche un abbigliamento più consapevole può aiutare a ripararci meglio dal caldo eccessivo: prediligiamo indumenti di colore azzurro, rinfrescante, bianco, fotoriflettente, o verde, riequilibrante, in fibre naturali come cotone, lino e seta, traspiranti, schermanti e infinitamente più piacevoli a contatto con la pelle. A chi storce il naso al pensiero di dover stirare montagne di capi spiegazzati, in effetti una pratica di per sé poco gradevole anche togliendo la calura di questo periodo, mi piace ricordare che lo “stropicciato” è un vero e proprio effetto creato, talvolta artificialmente, nei filati di pregio: si chiama froissé ed è soggetto ad alti e bassi come tutte le mode, ma nulla vieta di farlo diventare quel tocco in più nel proprio personale stile di vestire consapevolmente.
Mariavittoria

SCOPRI I BENEFICI DELLA DOCCIA INTERNA

"Chi impara a ripulirsi internamente e a depurare l'organismo può scoprire i segreti della piena forma: in breve si percepisce un profondo stato di benessere e salute."



lunedì 13 luglio 2015

Più energia per il Lavoro


Se avessi saputo che stavo per vivere così a lungo, 
avrei avuto più cura di me stesso.
Leon Eldred

Nei post degli ultimi mesi abbiamo enfatizzato la necessità di concentrarsi maggiormente sul benessere dell’individuo, inteso in molte possibili declinazioni (cosmesi e pulizie naturali, alimurgia, tisane...).


Come più volte è stato detto, siamo esseri spirituali che agiscono nella materia, pertanto non si può né trascurare l’aspetto materiale dell’esistenza, né disinteressarsi delle pratiche spirituali. Quindi i due estremi, il materialismo sfrenato della società consumistica occidentale che crea costantemente nuovi bisogni indotti e l'esasperato misticismo orientale che rende indifferenti al mondo, sono ugualmente da guardare con diffidenza. In verità dobbiamo prenderci cura del corpo fisico, che è realmente il tempio che ci è stato affidato per poter operare in questo mondo nel modo migliore affinché l'anima possa compiere tutte le esperienze che le consentano di evolvere. 


Non sottovalutiamo l’impatto che un corpo sano ha sullo sviluppo spirituale dell’individuo. Tendiamo spesso a sottostimare la valenza che una buona alimentazione, un riposo adeguato, una vita sottratta ai ritmi frenetici hanno sul quantitativo di energia a cui possiamo attingere. La persona media pensa inconsciamente di avere a disposizione un quantitativo illimitato di energia, un serbatoio inesauribile al quale rifornirsi, ma non è così. Se intacchiamo la nostra riserva energetica quotidiana facendoci assalire dallo stress, dalle ansie e dalle preoccupazioni, se sottoponiamo il nostro stomaco ad un costante affaticamento dovuto a scelte e combinazioni alimentari discutibili, se trascuriamo l’attività fisica, che cosa ne resterà della nostra energia? Ben poco. E senza energia, possiamo forse illuderci di ottenere un qualche risultato spirituale? Certamente no. Il Lavoro necessita di un prerequisito, troppo spesso implicito, e cioè che il benessere psicofisico sia ormai consolidato. Altrimenti assistiamo ad un incedere zoppicante, puntellato di tentativi di arginare le problematiche che uno stile di vita inadeguato puntualmente presenta e ripresenta. È inutile lamentarsi che la coperta è troppo corta, che non c’è mai tempo e rimandare la cura della propria persona ad un tempo futuro ed indefinito nascondendo la polvere sotto il tappeto e correndo da un impegno ad un altro. Occorre agire con intelligenza e prestare la dovuta attenzione a tutti i segnali che il nostro corpo ci manda in continuazione. 


È tempo di dedicarsi con dedizione a se stessi, ritagliandosi sempre più spazi da consacrare alla cura della propria persona. Inoltre occorre vagliare e valutare i pensieri che affollano la nostra mente (e, se è il caso, sostituirli con altri più benefici) ed indirizzarci verso un ascolto più consapevole delle esigenze interiori, equilibrando e dando la giusta attenzione alla nostra persona, intesa in senso olistico. Solo così avremo delle solide basi e un bagaglio energetico adeguato per intraprendere il cammino spirituale ed il Lavoro con consapevolezza e con rinnovato slancio vitale.
Fabrizio



SCOPRI LA VERA GIOIA

"Ognuno ha una soglia individuale di sopportazione della felicità. L'entusiasmo aiuta a spostare questo limite verso l'alto."






lunedì 29 giugno 2015

Cambiare vita


Quando il potenziale energetico e la coscienza
raggiungono una massa critica
tutto il resto comincia a sistemarsi da solo.
Vadim Zeland


Un antico adagio ricorda che se non ti piace la tua vita puoi sempre cambiarla. Niente di più vero, e una conoscenza autentica della metafisica assicura risultati ottimali per la propria realizzazione.

La vita è energia in movimento: da un lato crescita ed evoluzione per raggiungere nuovi stadi di sviluppo, dall'altro atrofia e degrado che conducono ad una stagnazione mortale. Cambiare vita, nella prospettiva di un netto miglioramento su tutti i fronti della propria esistenza, significa cambiare atteggiamento e in definitiva cambiare abitudini. È piuttosto semplice, al punto che molti validi insegnamenti, per quanto appaiano differenti e utilizzino mezzi diversi, veicolano sostanzialmente lo stesso messaggio: metti in circolo la tua energia, tutto comincia da te. Anche il cambiamento è un moto interiore: non si tratta di convincere altri e nemmeno se stessi, bensì di esercitare il diritto di scegliersi la propria vita. Naturalmente la vita è adesso.


Quanti libri hai letto sul cambiamento? E poi cos'è cambiato nella tua vita? Certo, non è che un libro possa cambiarti la vita, ma la tua decisione di metterlo in pratica potrebbe fare la differenza! Dunque la domanda fondamentale diventa:

Dopo aver letto un libro sul cambiamento cos'è cambiato in te? 

Per rispondere prontamente a questo enigma abbiamo creato una nuova pagina del sito intitolata proprio Cambiare vita. In essa troverai la presentazione di letture utili da mettere in pratica. Forse sono libri che già conosci, tanto meglio, rileggendoli avrai l'occasione di comprendere cosa si cela tra le righe: scoprirai la tua occasione per cambiare.

Scegli un paio di queste letture e comincia a metterle in pratica. Verifica da te il potere del cambiamento nei fatti, nelle azioni quotidiane. Perfino i dubbi svaniscono quando si passa ad agire, il Lavoro su di sé è in qualche modo autorisolutivo. Il resto sono solo chiacchiere e intrattenimento.
Infine, introduciamo brevemente quelli che di certo costituiscono i due libri più sovversivi e controversi della nuova pagina Cambiare vita: Transurfing vivo e Scardinare il sistema tecnogeno, entrambi di Vadim Zeland.


Probabilmente avrai già sentito parlare del Transurfing come tecnica di gestione della realtà (trovi notizie sull'autore ed estratti dai suoi libri nel sito Russiainedita), ma è meno noto che si tratti di un vero e proprio sistema olistico, come sottolinea instancabilmente il suo divulgatore:

Sono ancora una volta costretto a ripetere che il Transurfing dev'essere considerato come un approccio olistico, una dottrina integrale, costituita da tre componenti principali: come pensiamo, come ci alimentiamo, come ci muoviamo. Cosa significa insegnamento olistico? Significa che se si eliminano uno o più dei suoi componenti, si ottiene qualcosa di «non finito» e la tecnica perde il suo pieno potenziale. Il pensiero è il vostro modo di relazionarvi allo specchio del mondo, cioè l'immagine che formate davanti a tale specchio e la reazione che avete rispetto all'immagine riflessa. L'alimentazione è ciò che entra in voi direttamente: il cibo e l'informazione. Il movimento include il vostro stile di vita: attivo o sedentario, e la vostra capacità di gestire il vostro corpo e il vostro potenziale energetico. (Vadim Zeland, Scardinare il sistema tecnogeno, Macro Edizioni 2013, trad. it. di Vera Giovanna Bani, pp. 117-118)

Nei libri precedenti, noti in Italia sotto la dicitura Reality-Transurfing, Zeland si è dilungato nella spiegazione dei presupposti metafisici di questo sistema olistico. In questi due volumi invece il suo discorso passa ad un altro livello, affrontando tutti gli aspetti fondamentali della pratica: 

Non conto sul fatto che chi leggerà questo libro verrà conquistato dalle mie idee. Credo si tratti di idee insolite e anche scomode rispetto a un modo abituale di immaginare la vita. Tuttavia chi già comincia a rendersi conto che nel nostro mondo sta succedendo qualcosa di strano, capirà tutto [...] Dovete rendervi conto che passare dal vecchio, sonnolento e bloccato modo di vivere a un modo di vivere nuovo, libero e consapevole, non è così semplice come sembra. Per questo motivo non abbiate fretta, non fatevi violenza e non cercate di seguire con fanatismo tutti i consigli riportati in questo libro. Il fanatismo, in qualsiasi forma esso si manifesti, anche se si tratta di cose buone e utili, è l'altra faccia dell'infantilismo, che addormenta e impedisce la comprensione di ciò che si sta facendo. Ricordatevi che tutto deve essere fatto con equilibrio, con armonia e con piacere, non per costrizione. (Vadim Zeland, Transurfing vivo, Macro Edizioni 2012, trad. it. di Vera Giovanna Bani, pp. 316-317)

Risulta evidente che questi libri nascono dall'intenzione di Zeland di rendere il Transurfing sempre più comprensibile. Sono proprio le domande dei lettori a fornire gli spunti per approfondire il modo in cui è possibile praticare il Transurfing e passare felicemente dall'immaginazione alla realtà, dal pensare di sapere al saper vivere.

Mariavittoria

SCOPRI IL POTERE DELLE DOMANDE

"Se non ci prendiamo qualche istante per farci domande, come possiamo trovare nuovi modi per vivere meglio, per migliorare la nostra vita e le nostre relazioni?"





lunedì 15 giugno 2015

Tisane spontanee

Il primo infuso è per il gusto.
Il secondo infuso è per il piacere.
Il terzo infuso è per l'occhio.
Il quarto infuso è per il rilassamento.
Proverbio cinese



I fiori, le foglie, le piante aromatiche e perfino le erbe infestanti riescono a farci dono della loro vitalità e delle loro proprietà in mille modi diversi. In questo post ci proponiamo di mostrare in che modo dei semplici gesti antichi, come quello di preparare una tisana, possano spalancarci le porte verso un benessere davvero alla portata di tutti.


Tisana di primula (Primula vulgaris)
Questo infuso ha un aroma molto delicato e leggero. Il dosaggio per la sua preparazione è di uno o due cucchiaini di foglie sminuzzate ogni duecento ml di acqua calda. La possiamo assumere preferibilmente nelle ore che precedono il sonno onde accentuare il suo effetto calmante e consentirci di riposare in tutta tranquillità. È molto indicata anche per i bambini perché garantisce un sonno profondo e ristoratore.

Tisana di viola (Viola odorata)
Questa tisana, piuttosto ricercata, sia per il suo gusto inebriante sia per le sue notevoli proprietà terapeutiche, è un prezioso dono che la natura ci offre. Le notevoli proprietà antinfiammatorie, depurative e disintossicanti, nonché l’alto tenore di vitamina C, ne fanno una bevanda particolarmente apprezzata. Per poter avere una tisana di qualità, occorre che i fiori siano raccolti al momento della loro massima fragranza e che siano poi celermente seccati onde mantenere inalterate le loro caratteristiche. L’infusione avviene in acqua tiepida e per il dosaggio seguiamo tranquillamente il nostro intuito. Per una variante coreografica, possiamo prendere in considerazione l’ipotesi di guarnire la tisana con qualche petalo di viola galleggiante e con piccole scaglie della buccia di un arancio dolce. 


Tisana di edera terrestre (Glechoma hederacea) 
Ottima tisana che può vantarsi di poter sostituire il ben più rinomato tè. L’edera terrestre è una di quelle erbe (o erbacce, perché in realtà è un'infestante) che può fregiarsi dell’appellativo di ingrediente del misterioso tè svizzero. Il dosaggio è uno o due cucchiaini di foglie secche (non è consigliabile utilizzare le foglie fresche) in duecento ml di acqua calda. Dopo averla coperta e lasciata raffreddare, possiamo filtrarla e, se se ne sente la necessità, aggiungere del miele, che a basse temperature non perde le sue magnifiche proprietà nutritive. L’edera terrestre può essere gustata da sola, oppure, visto la sua versatilità, miscelata a piacere con altre erbe aromatiche.

Tisana di ajuga (Ajuga reptans) 
L’ajuga appartiene alla ben nota famiglia delle erbe infestanti. Il suo aspetto è allo stesso tempo delicato quanto tenace: il suo colore che sfuma dal blu al violetto ben si addice ad un portamento eretto e saldo. Anche quest’erba può fregiarsi del titolo di componente del tè svizzero e per la sua preparazione rimandiamo alla tisana di edera terrestre. 

Tisana di veronica (Veronica fruticans) 
Terza erba che viene comunemente definita tè svizzero. La veronica, meglio conosciuta come Occhi della Madonna, tappezza i nostri prati con le sue caratteristiche macchie di fiori dai colori bianco azzurri. Per i dosaggi della gustosa tisana che con essa si può preparare, rinviamo alla ricetta della tisana di edera terrestre.


Tisana di foglie di fragola (Fragaria vesca)
Le tenere foglioline della fragola selvatica, quando raccolte prima della fioritura, offrono alle nostre papille gustative una delizia ineguagliabile. Possiamo conservarle in contenitori stagni, preferibilmente di vetro, per dilatare nel tempo la freschezza della loro preziosa essenza. La tisana che viene preparata con queste foglioline è uno dei tesori più nascosti che il bosco sa offrirci e, al contempo, uno dei più prelibati. La sua preparazione è semplice: mettiamo in infusione uno o due cucchiaini di foglie (fresche o secche) in una tazza di acqua calda e lasciamola riposare, coperta, per venti minuti. A questo punto possiamo filtrare e servire. Se desideriamo, possiamo aggiungere un cucchiaino di miele alla tisana tiepida. 

Tisana di tiglio (Tilia europea; Tilia silvestris) e camomilla (Matricaria chamomilla)
Questa tisana è particolarmente indicata per chi ha bisogno di calmare e tranquillizzare sia il corpo sia la mente. Gli effetti rilassanti e diuretici del tiglio ben si armonizzano con le proprietà sedative ed antiinfiammatorie dei fiori della camomilla. Per la preparazione della tisana ci occorrono cinque grammi di fiori di camomilla secchi e cinque grammi di foglie e fiori di tiglio per ogni cento ml di acqua cala. Il tempo di infusione deve essere breve, circa cinque minuti, e comunque non superare i sette minuti, soglia oltre la quale tiglio e camomilla annullano il loro potere rilassante per infondere alla tisana solo note energetiche rivelate dal suo colore ambrato anziché giallo dorato.

Tisana di ortica fresca (Ortica dioica) 
Per una cura depurativa possiamo sminuzzare delle punte di ortica fresca e aggiungerne tre o quattro foglioline per ogni tazza di tisana che si vuole preparare, quindi lasciarle nell’acqua calda, ma non bollente, per cinque minuti. Prestiamo attenzione a non bollire l’ortica, altrimenti le sue proprietà terapeutiche si alterano. Se abbiamo a disposizione ortica secca, le dosi sono quelle di uno o due cucchiaini per ogni tazza di acqua calda; in questo caso il tempo di infusione aumenta a dieci minuti.

Tisana di malva (Malva silvestris)
La malva, nota per le sue proprietà espettoranti, lenitive ed antinfiammatorie, può essere impiegata sia per uso interno sia esterno. È indicatissima per risolvere tutte le infiammazioni che colpiscono il cavo orale, in particolar modo è estremamente efficace per la cura delle afte e delle affezioni alle gengive. La preparazione della tisana è semplice: lasciamo in infusione per un quarto d’ora un cucchiaino di fiori e foglie (sono ottimi sia freschi sia secchi) per ogni tazza di acqua cada utilizzata, poi filtriamo.

Tisana di lavanda (Lavandula angustifolia)
La lavanda, meravigliosa pianta dai colori sgargianti e dal profumo inebriante, ha innumerevoli qualità, fra le quali annoveriamo le sue proprietà digestive, antinfiammatorie, rilassanti. Inoltre aiuta ad alleviare il mal di testa. Altra sua caratteristica è quella di agire beneficamente in presenza di stati febbrili ed influenzali. Per la preparazione della tisana possiamo avvalerci di uno o due cucchiaini di fiori per ogni tazza di acqua calda. Una volta lasciata riposare per dieci, quindici minuti, la filtriamo e la serviamo al naturale o con l’aggiunta di un poco di miele.


Infuso di finocchietto selvatico (Foeniculum vulgare): 
Per un’ottima tisana digestiva e carminativa, possiamo utilizzare i semi del finocchietto selvatico: il risultato sarà una bevanda dal gusto deciso, aromatico e fresco. Versiamo un litro di acqua bollente su trenta grammi di semi di finocchietto. Lasciamo riposare il tutto per trenta minuti e poi beviamolo nell’arco della giornata.

Melissa (Melissa officinalis), malva (Malva silvestris) e menta (mentha piperita)
Per una tisana dal sapore delicatissimo, ma allo stesso tempo deciso, che unisce le note agrumate della melissa con quelle più intenso della menta, proviamo questa ricetta. Mettiamo un cucchiaino di foglie di melissa secche, uno di foglie e fiori di malva secchi e uno di foglie di menta secche ogni due tazze di acqua. La preparazione è altrettanto gustosa e benefica utilizzando i prodotti freschi. Lasciamo le piante in infusione per sette minuti e quindi filtriamo. A questo punto possiamo assaporare la tisana al naturale, oppure aggiungere qualche goccia di limone ed, eventualmente, del miele.
Infine, ricordiamo che per preparare una buona tisana spontanea è sufficiente lasciare in infusione le erbe selezionate, specialmente se si tratta di fiori, per pochi minuti in acqua calda ma non bollente. 
Fabrizio








lunedì 1 giugno 2015

Oli veramente essenziali

Abbi buona cura del tuo corpo:
è l'unico posto
in cui devi vivere.
Jim Rohn


Sapersi prendere cura del proprio corpo utilizzando prodotti e rimedi naturali non solo è possibile, ma è anche altamente consigliabile se vogliamo fare del bene a noi stessi e al pianeta che ci ospita. È facile concordare sul fatto che una dieta sana ed equilibrata, che preveda l'assunzione giornaliera di cinque porzioni di frutta e verdura, fresche e di stagione, e di abbondante acqua minerale naturale (con un residuo fisso non superiore a 50 mg/l) insieme ad una regolare e moderata attività fisica, che non stressi bensì corrobori il sistema respiratorio e muscolare, rappresentano un'ottima prassi per mantenersi in forma e disporre dell'energia necessaria al Lavoro metafisico. Bisogna però ricordare che respiriamo e ci alimentiamo anche attraverso la pelle: si tratta dell'organo più esteso del nostro corpo fisico, che va tutelato e coadiuvato nello svolgere le sue innumerevoli funzioni. 


Vediamo i prodotti totalmente naturali, vegetali ed ecologici, per mantenere una pelle nutrita, elastica e funzionale a qualsiasi età e in qualsiasi stagione dell'anno.
Iniziamo con tre oli vegetali consigliabili anche come condimento, ideali per nutrire, proteggere e detossinare la pelle:
  • Olio extravergine d'oliva (Olea europaea): è l'olio vegetale dall'utilizzo più versatile, perfetto per la detersione delicata ed efficace di tutto il corpo, anche per struccare viso e occhi, nutre e idrata in profondità. Utilizzato in modo adeguato sostituisce egregiamente i comuni detergenti per il bagno e per la doccia: ne parlo nel mio post Purificare corpo e mente.
  • Olio di sesamo (Sesamum indicum): le sue proprietà antiossidanti, rigeneranti e purificanti lo rendono particolarmente adatto per lozioni detossinanti e per il massaggio sportivo. Ha un profumo aromatico ed è in grado di bloccare i raggi UVB; prediligiamolo quindi in caso di attività all'aria aperta come olio vettore delle nostre lozioni tonificanti, solari o antiforfora.
  • Olio di avocado (Persea americana): la sua fragranza pungente, un'accentuata viscosità e l'intenso colore verde oliva rivelano la straordinaria miscela di vitamine (A, B, C, D, E, K, H, PP) contenute in questo tonico, ammorbidente e cicatrizzante, adatto a riequilibrare la pelle secca e spenta afferente secondo l'Ayurveda alla tipologia di energia vitale (dosha) Vata.
Aggiungiamo alla nostra dotazione un'ottima a cera vegetale liquida, che mantiene le sue proprietà inalterate nel tempo:
  • Olio di jojoba (Simmondsia chinensis): non essendo un olio non ha problemi di ossidazione, non unge ed è adatto anche alla cura dei neonati. Ha un delicatissimo odore tostato che sparisce totalmente a contatto con la pelle, di rapido assorbimento è un ottimo doposole che protegge anche dalla salsedine e prolunga l'abbronzatura. La sua azione seboregolatrice lo rende adatto per ogni tipo di pelle, in particolare nel trattamento di forfora e pelli normali o grasse afferenti alle tipologie di energia vitale (dosha) rispettivamente di Pitta e Kapha.

In effetti, tutti questi quattro prodotti offrono una discreta protezione dai raggi solari e sono ideali anche come basi (oli vettori) da aromatizzare o arricchire con erbe officinali e oli essenziali per creare facilmente lozioni da massaggio, profumi o detergenti personalizzati senza additivi di sintesi. Le preparazioni fai da te sono molto facili. Vedi ad es. il semplice procedimento per ottenere una lozione viso corpo e capelli alla vaniglia nel mio post La quinta stagione.
Infine, elenco un trittico di oli essenziali che non dovrebbero mai mancare nelle nostre case. Oltre ad essere perfetti come aromi per purificare gli ambienti ed efficaci come principi attivi nei detersivi naturali casalinghi, hanno un'azione riequilibrante e stimolante delle funzioni dell'apparato psicofisico, disinfettano, attenuano prurito e stanchezza e sono sicuri e benefici per la pelle e il cuoio capelluto:
  • Olio essenziale di tea tree (Melaleuca alternifoglia): uno dei migliori disinfettanti naturali (antimicotico, antibatterico, antiparassitario, antisettico), quest'olio dal profumo balsamico è cicatrizzante, purificante e immunostimolante. Si applica puro nel trattamento delle onicomicosi. Per una lozione astringente e deodorante adatta alle pelli impure se ne mescolano 15 gocce in 100 ml di olio vettore.
  • Olio essenziale di timo serpillo (Thymus serpyllum): un antibiotico naturale, è balsamico dal profumo pungente, antisettico, antibatterico e antimicotico. L'olio essenziale di timo è un potente dermopurificante che agisce sulle infezioni (da quelle delle vie respiratorie alla cellulite), stimola il sistema nervoso e contrasta i reumi e la caduta dei capelli. Per lozioni da massaggio tonificanti se ne diluiscono 5-20 gocce in 100 ml di olio vettore.
  • Olio essenziale di lavanda (Lavandula officinalis): il miglior antistress naturale, lenitivo, decongestionante e purificante, quest'olio ha un piacevole profumo fresco e rilassante. Ottimo rimedio per le scottature solari, attenua crampi, algie, vertigini, nausea e dolori di varia natura (dai reumi all'orticaria). Adatto come cicatrizzante dopo la rasatura, deodora, protegge e tonifica la pelle. 5 gocce sono sufficienti da diluire in 100 ml di olio vettore.

Naturalmente, possiamo utilizzare questi oli in sinergia, combinando all'occorrenza le loro proprietà. Prepariamo ad esempio una miscela d'emergenza, da portare sempre con noi in un flaconcino con tappo contagocce, contenente 14 gocce di olio essenziale di lavanda e 6 gocce di olio essenziale di tea tree da utilizzare direttamente su tagli, punture d'insetto, bruciature e altre lesioni dolorose della pelle. Un'altra idea di prevenzione quotidiana è preparare una lozione restitutiva mescolando in parti uguali olio di jojoba e olio di avocado, da utilizzare in sostituzione delle normali creme per il viso e per il corpo e che si potrà massaggiare anche sul cuoio capelluto e sulle punte di capelli aridi o danneggiati. Infine, possiamo diluire 15 gocce di olio essenziale di tea tree e 5 gocce di olio essenziale di lavanda in 100 ml di olio di jojoba, otterremo così una delicata lozione dermopurificante e deodorante, adatta all'utilizzo giornaliero in sostituzione dei comuni deodoranti ascellari o per i piedi. L'esperienza nell'utilizzo mirato di questi oli porterà alla graduale sostituzione di tutti i prodotti cosmetici di sintesi o alternativi, garantendo una pelle sempre sana, protetta e nutrita, letteralmente dalla punta dei piedi alla radice dei capelli.
Mariavittoria