lunedì 21 settembre 2015

Briciole di consapevolezza


Un monaco chiese a Chao-Chou: “Sono appena entrato in monastero.
Ti prego, dammi qualche consiglio.” 
Rispose Chao-Chou: “Hai mangiato la zuppa di riso?”.
Il monaco disse: “Sì”.
E Chao-Chou: “Allora va a lavare la tua ciotola”.
Detto Zen


Molto si può imparare dal mondo che ci circonda. La Natura è una maestra instancabile. Pochi sanno leggere ciò che ci accade quotidianamente e trarne utili insegnamenti con la stessa spontaneità e profondità di Omraam Mikhael Aivanhov e dei maestri zen. Proviamo a guardare anche noi con occhi nuovi quel che ci accade intorno.


Che cosa succede ad esempio se ci dimentichiamo delle briciole su un tavolo? Se attendiamo sufficientemente, soprattutto se ci troviamo in un ambiente esterno, noteremo che formiche, mosche ed altri insetti si precipiteranno a banchettare sugli avanzi che abbiamo lasciato. Una volta fatta pulizia, invece, constatiamo che anche gli insetti scompaiono.
Ora volgiamo la nostra attenzione dentro di noi. Che cosa succede se lasciamo della “sporcizia” al nostro interno sotto forma di pensieri negativi, ossessivi, discordanti? Attireremo uno stuolo di insetti ronzanti ed indesiderati quali ansia, preoccupazione, senso di colpa, frustrazione, etc. 
Una volta appresa la lezione, non dovremmo più lasciare briciole sul tavolo. Invece, anche se abbiamo constatato come la “sporcizia” interiore proietti i suoi deleteri effetti su di noi, proseguiamo imperterriti a produrne e a non smaltirla mai.
Troviamo semplicemente insopportabile la “sporcizia” esteriore ma conviviamo con spensierata disinvoltura con la spazzatura interiore. La ignoriamo, ce ne disinteressiamo, la seppelliamo da qualche parte sperando che sparisca da sola.
Questo avviene probabilmente perché attribuiamo maggiore importanza alle cose visibili che a quelle invisibili, anche se, come il Piccolo Principe sottolinea, l’essenziale è invisibile agli occhi.


C’è un grande rischio ad accumulare e non smaltire la spazzatura interiore lasciandola sprofondare nell’inconscio. La nostra vibrazione fondamentale, il biglietto da visita che, istante dopo istante consegniamo all’universo, mostrerà inequivocabilmente i segni del nostro disordine crescente. 
Il primo passo per eludere questo rischio è accorgersi, divenire consapevoli di quanto ci sta accadendo interiormente e non ignorare ogni sintomo rivelatore. Occorre diventare vigili e prestare debita attenzione a quello che introduciamo dentro di noi e alle eventuali scorie che produce. Ancora una volta non è unicamente al piano fisico che dobbiamo guardare (alimentazione) ma anche a tutti pensieri (non nostri), idee (non nostre), preconcetti, rumori di cui quotidianamente ci nutriamo. Tanto più ciò che introduciamo è rozzo, grossolano, infido ed informe, tante più briciole e residui lascerà dentro di noi.
Agiamo quindi su due fronti: impariamo a riconoscere le briciole dentro di noi a ad eliminarle e al contempo iniziamo ad introdurre “cibo” sano, nutriente e apportatore di luce. La nostra natura è di risplendere, non di diffondere nubi di oscurità. La nostra natura è di abitare un corpo sano ed una mente limpida e cristallina. 

Fabrizio


IMPARA A GESTIRE IL POTERE DELLE EMOZIONI

"Per rimanere concentrato su ciò che più conta nella vita, devi resistere alla tentazione di soddisfare il tuo ego vendicandoti di ogni singolo camion di spazzatura emotiva che ti attraversa la strada. Non sentirti bene quando ti vendichi dei camion. Sentiti bene quando li lasci passare oltre."







lunedì 7 settembre 2015

Il karma non esiste


La realtà non è quello che ci hanno insegnato.
Siamo disposti ad accettare questa possibilità?
Paxton Robey


Siamo ancora lontani da un utilizzo pienamente consapevole delle facoltà umane, fino a quel momento sarà necessario tenere presente che la mente mente, e non si tratta di un'eventualità remota, bensì di una costante per chi non è abituato ad osservarsi attentamente.


Il cervello, infatti, non distingue tra percezioni “reali” e impressioni indotte da una varietà enorme di fonti “virtuali” idonee a trasmettere suggestioni sensoriali (visioni, ricordi, rivelazioni...), come un'antenna sintonizzata sull'immensità, capta tutto quello che proviamo e percepiamo. Questa enorme mole di impressioni finisce immagazzinata, sotto forma di pacchetti di informazioni, in luoghi per noi inaccessibili consciamente, dai quali, tuttavia, può riemergere in qualunque momento si ristabilisca la connessione mnemonica tra ricevente (il cervello) e trasmettitore (fonte emittente). A queste suggestioni elettromagnetiche, e potremmo dire “ambientali”, vanno aggiunte, come minimo, quelle di natura intrinseca e più strettamente ereditarie, contenute nel nostro DNA, che possiede la memoria dell'intera specie e i potenziali delle sue evoluzioni genetiche.


Da queste semplici constatazioni di ciò che è rispetto a ciò che appare, conseguono tre prerequisiti cruciali per vivere in modo consapevole:
  1. Selezionare scientemente la qualità dei nostri pensieri e delle nostre percezioni (sensoriali e sentimentali) è una prassi di puro buon senso per non sovraccaricare inutilmente di spazzatura quei campi energetici o memorie dai quali poi ci ritornano, più o meno elaborate, le stesse informazioni che abbiamo inviato.
  2. Essere consapevoli che i nostri ricordi derivano principalmente dalla nostra capacità, spesso inconscia, di accedere ai pacchetti di informazioni contenuti in varie banche dati, che si tratti della nostra memoria genetica o di un campo energetico di altra natura. La mente fa sistematico ricorso a queste memorie per trovare nell'esperienza nostra e di altri soggetti (i nostri avi, ma anche perfetti sconosciuti di ogni dimensione spaziotemporale) risposte ai quesiti e alle situazioni della vita attuale. Nasce così quell'insieme di associazioni di idee che tramutate in azione definiscono degli schemi comportamentali non sempre efficaci e quantomeno ripetitivi.
  3. Sapere che mentre la mente è sintonizzata su tutto quello che è già stato (ovvero sulle informazioni delle suddette banche dati), l'anima viaggia liberamente nelle potenzialità ancora da realizzarsi. Lo fa in sogno, esplorando lo spazio delle varianti (per utilizzare un termine coniato da Vadim Zeland, di cui conviene oggigiorno conoscere il sistema olistico) ma anche attraverso il dialogo con la coscienza, quando è sufficientemente sveglia da coglierne i segnali.
In definitiva, l'essere umano si trova all'incrocio tra passato (le percezioni mentali) e futuro (i progetti dell'anima) e solo vivendo nell'eterno presente può aspirare a realizzarsi in modo cosciente. È così che cade la necessità del karma, un sistema autoregolante, basato sulla legge generica di causa ed effetto, in cui ricade l'individuo soggetto all'ignoranza dei principi dell'evoluzione e alle emozioni negative (perché sottraggono energia, all'opposto delle emozioni positive o meglio potenzianti) come paura e senso di colpa.


Il karma ontologicamente non esiste, perché di per sé non è necessario per vivere pienamente e responsabilmente, tuttavia sarebbe un'illusione ritenere che non esista per tutti, poiché ogni sistema di causa ed effetto ha una sua logica interna. Se alla luce di tutto ciò che sai, conosci e sperimenti, pensi di avere ancora bisogno di sentirti in colpa e che ogni errore vada punito, il karma è pronto a ripagarti con lo stesso tenore di conseguenze punitive o preventive in linea con le tue convinzioni ed emozioni autosabotanti.
Se invece puoi davvero lasciare andare l'idea di errore, inteso come colpa da scontare, e le impressioni di un passato e di un futuro illusorie, perché comunque si tratta di dimensioni altre e diverse dall'adesso, letteralmente non hai tempo per il karma (No Time for Karma), ma solo per vivere il presente e probabilmente l'unica cosa che vorrai ricordare sono le regole del gioco della vita. Qualunque sia la tua scelta, ti auguro di cuore buon viaggio nell'evoluzione della coscienza.
Mariavittoria

Se vuoi familiarizzare con un'idea evolutiva di karma e iniziare ad uscire dalla trappola dell'ignoranza in modo spontaneo e gioioso, ti consiglio di leggere No Time for Karma di Paxton Robey. 







lunedì 24 agosto 2015

Consapevolezza ed evoluzione


Non essere consapevoli 
vuol dire non esistere.
Marshall McLuhan


Negli anni sessanta gli psicologi Paul Fitts e Michael Posner individuarono i tre stadi che una persona attraversa quando impara una nuova tecnica. Si inizia con la “fase cognitiva” in cui si impara la procedura e si scoprono nuove strategie per eseguirla nel miglior modo possibile. 


Si passa poi attraverso lo “stadio associativo” nel quale il soggetto necessita di un grado inferiore di concentrazione, commette sempre meno errori e diviene più efficiente. Si giunge infine alla fase dello “stadio autonomo”, nel quale la persona ritiene di essersi allenata abbastanza, procede in modo abitudinario e vive di rendita. Questo modo di procedere, praticato dalla maggior parte delle persone, comporta come conseguenza che, nonostante un individuo svolga per anni una determinata mansione, da un certo punto in poi, il processo di miglioramento si interrompa. Pensiamo ad esempio all’attività di guidare: dopo aver appreso la tecnica, la maggior parte degli automobilisti smette di concentrarsi sul come guidare, per inserire “il pilota automatico”. Risultato: i miglioramenti del proprio stile di guida col passare degli anni sono nulli. 
Anche nel Lavoro, per poter evolvere e progredire occorre essere costantemente consapevoli di quello che stiamo facendo, riconoscere quando ci accontentiamo di quello che sappiamo e siamo, e puntare con decisione verso uno sviluppo reale, qualitativo e non solo quantitativo. Naturalmente questo tipo di consapevolezza di sé richiede un impegno concreto che va al di là della semplice presa di coscienza della necessità di superare l'inerzia. La soluzione si chiama “pratica intenzionale” e consente di elaborare strategie per non cadere nell’automatismo. Questi sono i passi principali da seguire: 

1) Ci concentriamo sulla tecnica, nel nostro caso sulle strategie per sviluppare l’aspetto di noi stessi sul quale vogliamo lavorare; 

2) Non perdiamo mai di vista l’obiettivo finale, cioè evolvere; 

3) Ci premuriamo di avere un riscontro immediato e costante dei nostri progressi (individuiamo dove abbiamo sbagliato, come correggere gli errori, come costruire strategie che più si adattino alle nostre caratteristiche...) 

La “pratica intenzionale” deve essere più difficoltosa, nel senso che deve spingerci a oltrepassare i nostri limiti (i quali, se visti ed identificati, sono virtualmente già superati) e ad alzare il nostro livello. Se diamo retta alle voci della società che costantemente ci blandiscono garantendoci che certi limiti non sono superabili, non riusciremo mai a spingerci oltre. Dicevano che nessun uomo avrebbe potuto correre il miglio in meno di 4 minuti. Da quando Roger Bannister ha infranto quel limite, il tempo sul miglio è stato migliorato per ben 19 volte e oggi il record mondiale è 3'43"13.


Per migliorare occorre essere disposti a correre dei rischi e fare degli errori.

Per migliorare occorre osservarsi e imparare dagli errori.

Per migliorare occorre riesaminare, ripensare, ricominciare da capo.

La pratica costante, così come il numero di anni passati a praticare, non sono una condizione necessaria e sufficiente per progredire. Gli esperti si esercitano su cose per loro sempre più difficili e che fanno più raramente, i dilettanti continuano a cimentarsi in quelle che conoscono già.


Ed ecco un esercizio che fa al caso nostro:
Individuiamo un settore della nostra vita nel quale vogliamo migliorare. Possiamo scegliere qualcosa di molto concreto come acquisire una nuova abilità o conoscenza, ad esempio imparare una nuova lingua, oppure più elaborato come risolvere un problema che ci attanaglia da lungo tempo, ad esempio la paura del vuoto. Ora applichiamo la tecnica della “pratica intenzionale”, cerchiamo di applicare le strategie migliori, proviamo, riproviamo, concediamoci il coraggio di sbagliare senza sensi di colpa, concentriamoci, aumentiamo la consapevolezza, ricerchiamo il limite, proviamo ad infrangerlo, ripensiamo, riesaminiamo e, quando necessario, ricominciamo da capo.

Fabrizio

ESCI DAL LABIRINTO

"A nostra insaputa, noi viaggiamo in un labirinto, un dedalo macrodimensionale di viva forza elettrica, rivestito dal sottile strato dell'ordinarietà della vita di tutti i giorni."




lunedì 10 agosto 2015

Non sono stelle cadenti

Il segnale è una lingua.
È l'alfabeto che sviluppi per parlare con l'anima del mondo,
o dell'universo, o con Dio, qualsiasi nome tu gli dia.
Paulo Coelho


La notte di San Lorenzo è tradizionalmente un momento magico per guardare il cielo, magari ringraziando i molti amici, angeli, e maestri che ci sostengono e meravigliandoci alla vista di migliaia di sistemi siderali, che rappresentano solo una minima parte di quelli presenti nel nostro universo in costante espansione, ospite di più di duemila civiltà solamente nella nostra Galassia.


Stabiliamo un collegamento empatico con questi mondi altri e altrove, sogniamo di loro come loro sognano di noi, in attesa di avvistare una delle centinaia di schegge della cometa Swift-Tattle che sfreccerà come un festone infuocato per un breve istante nel nostro campo visivo. Sappiamo che, per nostra fortuna, non è una stella cadente, bensì qualche particella di uno sciame meteorico che la Terra attraversa ogni anno in questo periodo. Quest'anno la massima frequenza e visibilità dello sciame delle Perseidi è previsto durante le notti del 12 e 13 agosto, uno spettacolo naturale scintillante e suggestivo, che come ogni altro evento vissuto con consapevolezza può diventare utile al Lavoro. A questo scopo, ti propongo un esercizio per partecipare attivamente all'appuntamento con il cielo stellato e trasformarlo in un'occasione di dialogo con il tuo Mondo.


Il Mondo di ciascuno è infatti una creazione unica, sempre pronto a comunicare con la sua creatura creante. Ognuno crea il proprio strato di realtà in modo più o meno consapevole, in uno scambio costante di informazioni tra coscienza, inconscio e superconscio. E i segni di questo dialogo sono dappertutto quando si è pronti a ricevere; l'ispirazione arriva nelle modalità più consone ad essere captate dalla nostra sensibilità. Accendo la radio ed ecco una frase significativa in una canzone mai ascoltata prima di un interprete a me sconosciuto, che più o meno dice così:

Sei ricco davvero solo quando hai tutto quello che non puoi comprare con il denaro

Si tratta di uno spunto molto significativo, perché la ricchezza è un desiderio tanto comune quanto travisato, e siamo nel periodo ideale per parlare di desideri.
L'esercizio della notte di San Lorenzo riguarda proprio l'affinamento della tecnica di espressione dei nostri desideri.
  1. Mettiamoci comodi, in una posizione favorevole all'osservazione del firmamento, e chiediamo al nostro Mondo di confermare la formulazione dei nostri desideri che va a nostro miglior vantaggio, quella davvero utile per il nostro benessere psicofisico e sviluppo spirituale.
  2. Una volta raggiunta la certezza che il nostro Mondo è ricettivo a questa nostra precisa richiesta di collaborazione (anche qui è possibile chiedere un segno di conferma, che arriverà in una forma per noi significativa), iniziamo ad elencare i nostri desideri, soffermandoci approfonditamente su ciascuno di essi.
  3. Il desiderio va dichiarato con pacata risolutezza, cercando di sintonizzarsi su ogni sfumatura di ciò che implica e contemporaneamente visualizzando la sua realizzazione nel modo più dettagliato possibile. La precisione è importante, unita alla certezza di volere davvero ciò che stiamo chiedendo.
  4. Continuiamo a definire e perfezionare la formulazione del nostro desiderio fino a quando avvisteremo una meteora, quella scia luminosa che squarcia il cielo sarà il segnale da parte del nostro Mondo di aver raggiunto l'espressione ottimale per quel desiderio.
  5. Una volta fissata la sua formulazione migliore, il desiderio ha tutte le potenzialità per avverarsi nelle modalità e nei tempi più opportuni, starà solo a noi rinnovare costantemente l'intenzione che si realizzi e quindi tener sempre presente dove il nostro Mondo ci sta accompagnando.
Una formulazione impeccabile dei desideri è la miglior garanzia per assicurarci un risultato felice nell'esercitare il nostro diritto a chiedere ed avere. In tal senso è bene rammentare che i principi per formulare un desiderio potente e onesto sono pochi ma indispensabili:
  • Responsabilità totale. Focalizzarsi solo su ciò che vogliamo davvero, evitando di evocare situazioni indesiderate;
  • Consapevolezza totale. Essere il più possibile precisi sotto ogni punto di vista, conferendo al desiderio tutte le potenzialità per diventare un obiettivo tangibile;
  • Emancipazione totale. Non cercare di influenzare attraverso il desiderio il destino o il comportamento altrui.
Ecco un esempio ipotetico di graduale perfezionamento della formulazione di un desiderio:
  1. Non voglio più vivere qui
  2. Voglio una casa nuova
  3. Voglio che mio marito si decida a cambiare casa
  4. Voglio una casa nuova di proprietà
  5. Sono intenzionata ad avere una casa nuova di proprietà
  6. Avrò una casa nuova di proprietà entro un anno
  7. Vivrò nella mia casa nuova entro un anno.
È probabile che in un caso simile il vostro Mondo lancerà scintille di entusiasmo ed approvazione verso la fine, visto che le prime formulazioni violano palesemente i principi sopra elencati. Notiamo tra l'altro l'evidente rischio di formulare il desiderio come è stato espresso al punto tre: potremmo ritrovarci nella stessa casa e per di più senza marito, il quale ha deciso di separarsi e andare a vivere per conto proprio anche se evidentemente le nostre intenzioni erano ben altre. I desideri espressi con costanza e convinzione si realizzano alla lettera, spesso non ci rendiamo conto della differenza tra ciò che vorremmo veramente e il modo in cui lo esprimiamo al nostro Mondo. In genere solo sbagliando si impara, ma farsi aiutare ad evolvere è sempre saggio e in questo caso non c'è miglior alleato del nostro Mondo, con il quale elaborare creativamente la miglior dichiarazione di intenzione e relativa manifestazione felicemente riuscita.


Infine, concediamoci anche una variante più tradizionale di questo esercizio di consapevolezza:
  1. Rilassiamoci completamente mentre osserviamo il firmamento senza aspettative;
  2. Quando una meteora verrà a salutarci, squarciando il buio con una scia d'oro e d'argento, dichiariamo il primo desiderio che emerge alla coscienza;
  3. Avendo pochissimi istanti è probabile che saremo molto sinceri e spontanei, sarà così un'occasione per scoprire le aspirazioni autentiche e forse da tempo sopite del nostro cuore.
Di solito un desiderio autentico lascia una sensazione di entusiasmo e meraviglia come se avessimo già ottenuto ciò che dichiariamo di volere, questo perché la sua realizzazione è in qualche modo già connaturata alla nostra esistenza, è, per così dire “nelle nostre corde”, insita nelle potenzialità della nostra energia. Si tratta di un'impressione molto simile a quella indotta dall'avvistamento inaspettato di una meteora. In effetti, tutto nel nostro Mondo ha le potenzialità per diventare una piacevole sorpresa di quel genere: transitoria e intensa, arricchente nella misura in cui impariamo a trarne il meglio per la nostra evoluzione.
Comunque vada, alla fine della serata potremo parlare con i maestri dei risultati del nostro piccolo esperimento siderale, chiedendoci ad esempio perché il nostro Mondo ha reagito prontamente a certi desideri piuttosto che ad altri.
Anche il tuo Mondo comunica con te, se vi presti attenzione questa interazione diventerà sempre più ricca ed entusiasmante. In che modo scegli di sintonizzarti sulle frequenze della tua manifestazione della realtà? Ecco una domanda che potrebbe fungere da spunto per una riflessione stellare.

Mariavittoria

VIVI UN'AVVENTURA INTERPLANETARIA

"I sentimenti devono essere illluminati dall'intelligenza, per convertirsi in vero amore, e l'intelligenza deve essere illuminata dai sentimenti, per convertirsi in saggezza."





lunedì 27 luglio 2015

Freschezza naturale


L'amicizia e l'amore
non si chiedono come l'acqua,
si offrono come il tè.
Detto Zen


Nel cuore dell'estate non è raro che le temperature superino giornalmente i 30° C: siamo alla fine di luglio, ed è appena iniziato il periodo che già i Romani chiamavano canicola, dal 25 di questo mese al 24 del successivo, quando Sirio, l'astro dominante del Cane Maggiore, sorge e tramonta all'unisono con il Sole, rafforzando il solleone, letteralmente “Sole nel segno zodiacale del Leone”, foriero di tutto il Fuoco della stagione calda.


Visti i tempi, i miei consigli sono molto semplici: spegnere la TV, che continua ad inondare le case di cattive notizie, occultamente più dannose e indigeste perfino di un gelato alla panna e cioccolato (i grassi e gli zuccheri per essere metabolizzati sottraggono acqua alle cellule, aumentando la percezione dell'afa), magari accompagnato da una birra ghiacciata (oltre a uccidere letteralmente le cellule cerebrali, l'alcool è un vaso dilatatore e non fa che surriscaldare l'atmosfera, in tutti i sensi poco piacevoli che ti vengono in mente), vale a dire delle immagini solo apparentemente refrigeranti offerte in continuazione dagli spot pubblicitari.
A ben vedere, tutto ciò che è freddo o ghiacciato, accentuando bruscamente l'escursione termica percepita dal corpo rispetto all'esterno e quindi costringendo l'organismo a compensare attraverso la sudorazione, non porta sollievo a lungo, ecco perché nel deserto si bevono tè e infusi bollenti, che innescano esattamente la reazione opposta. Ma visto che qui nel Bel Paese non ci stiamo desertificando quanto piuttosto intontendo a causa del caldo, vediamo alcune accortezze meno esotiche per evitarci il rischio di disidratazione latente, con conseguente calo di funzionalità ed evidenti ripercussioni sul livello energetico, sull'umore e sull'efficacia del Lavoro, che naturalmente non va mai in vacanza.


Bere molta acqua, possibilmente a temperatura ambiente, è un accorgimento tanto scontato quanto importante da ricordare, poiché spesso dimentichiamo che il corretto funzionamento dell'organismo dipende in larga misura da un sufficiente apporto di acqua alle cellule. È necessario assumere almeno 2 litri al giorno di acqua che entra subito in circolazione (con un residuo fisso inferiore a 50 mg/l) e alcalinizzante (con un ph di almeno 7,5), specialmente lontano dai pasti e dopo una qualsiasi attività fisica, anche se non ne avvertiamo il bisogno. Lo stimolo della sete, infatti, è un campanello d'allarme che andrebbe prevenuto, perché giunti in questa fase l'organismo patisce già le prime avvisaglie di disidratazione.


All'individuo mediamente assuefatto all'effetto di dolcificanti, aromi e altri additivi di sintesi (vale a dire a ciascuno di noi) bere molta acqua con regolarità risulta piuttosto inviso, mancando da tempo la giusta motivazione ad adottare questa buona abitudine. Comunque esistono molti modi naturali per rendere l'acqua più gradita, anche a bambini e anziani che soffrono maggiormente gli effetti indesiderati di un'idratazione insufficiente (e dell'ignoranza dilagante, come la disinformazione travestita da notizia...ma possiamo sempre incolpare il clima inclemente). Vediamone alcuni tra i più semplici.
  • Infusione a freddo: è sufficiente mettere in acqua a temperatura ambiente gli ingredienti più dissetanti e lasciarli in infusione per qualche ora. Quando le temperature superano stabilmente i 30 gradi centigradi è consigliabile far avvenire l'infusione direttamente in frigorifero, per almeno tre ore. Si otterrà così un'acqua delicatamente aromatizzata in modo del tutto naturale e piacevole al gusto. Perfetti per l'infusione a freddo sono il tè verde (anche al gelsomino o al lemongrass), il tè bianco e il matè, ma ottimi risultati danno anche qualche fetta di limone e una manciata di foglie di menta e il roibos, cui possiamo aggiungere una goccia di olio essenziale di mandarino ogni litro di liquido.
  • Sangria analcolica: sfruttando il medesimo principio dell'infusione a freddo, è possibile creare dei gustosi mangia e bevi di acqua e succo di ananas o di mela appena preparati e in proporzione variabile a piacere, nei quali immergere pezzetti di melone, di pesca, di albicocche e di altra frutta secondo i propri gusti.
  • Granita alla frutta: si frullano sei cubetti di ghiaccio con due fette di melone o mezza fetta d'anguria (eventualmente anche da mescolare a piacere) e si serve subito, magari con l'aggiunta di un paio di foglie di menta sminuzzate. Si otterrà così un'ottima granita naturale, più dissetante e meno “gelida” degli equivalenti congelati.
Sintomi quali irritabilità, sonnolenza o un calo della capacità di concentrazione potrebbero essere dovuti alla difficoltà da parte dell'organismo di mantenere l'equilibrio idrosalino a fronte di una maggiore sudorazione: via libera quindi a spuntini rimineralizzanti a base di semi di girasole, anguria o succhi appena preparati di sedano e carota. 
Un magnifico riequilibrante della sudorazione, specialmente femminile, è l'infuso di salvia e limone: lasciare dieci foglie di salvia fresca o un cucchiaio di salvia essiccata per dieci minuti in una tazza di acqua bollente, filtrare e appena il liquido è tiepido aggiungere il succo di mezzo limone, se abbiamo la fortuna di disporre di limoni non trattati e di provenienza certa (leggi “del tuo orto o balcone”) possiamo anche far bollire le scorze, solo la parte gialla, insieme all'acqua da versare sulle foglie, per ricavare dal frutto il massimo dei componenti essenziali.
Infine, ricordiamoci che anche un abbigliamento più consapevole può aiutare a ripararci meglio dal caldo eccessivo: prediligiamo indumenti di colore azzurro, rinfrescante, bianco, fotoriflettente, o verde, riequilibrante, in fibre naturali come cotone, lino e seta, traspiranti, schermanti e infinitamente più piacevoli a contatto con la pelle. A chi storce il naso al pensiero di dover stirare montagne di capi spiegazzati, in effetti una pratica di per sé poco gradevole anche togliendo la calura di questo periodo, mi piace ricordare che lo “stropicciato” è un vero e proprio effetto creato, talvolta artificialmente, nei filati di pregio: si chiama froissé ed è soggetto ad alti e bassi come tutte le mode, ma nulla vieta di farlo diventare quel tocco in più nel proprio personale stile di vestire consapevolmente.
Mariavittoria

SCOPRI I BENEFICI DELLA DOCCIA INTERNA

"Chi impara a ripulirsi internamente e a depurare l'organismo può scoprire i segreti della piena forma: in breve si percepisce un profondo stato di benessere e salute."



lunedì 13 luglio 2015

Più energia per il Lavoro


Se avessi saputo che stavo per vivere così a lungo, 
avrei avuto più cura di me stesso.
Leon Eldred

Nei post degli ultimi mesi abbiamo enfatizzato la necessità di concentrarsi maggiormente sul benessere dell’individuo, inteso in molte possibili declinazioni (cosmesi e pulizie naturali, alimurgia, tisane...).


Come più volte è stato detto, siamo esseri spirituali che agiscono nella materia, pertanto non si può né trascurare l’aspetto materiale dell’esistenza, né disinteressarsi delle pratiche spirituali. Quindi i due estremi, il materialismo sfrenato della società consumistica occidentale che crea costantemente nuovi bisogni indotti e l'esasperato misticismo orientale che rende indifferenti al mondo, sono ugualmente da guardare con diffidenza. In verità dobbiamo prenderci cura del corpo fisico, che è realmente il tempio che ci è stato affidato per poter operare in questo mondo nel modo migliore affinché l'anima possa compiere tutte le esperienze che le consentano di evolvere. 


Non sottovalutiamo l’impatto che un corpo sano ha sullo sviluppo spirituale dell’individuo. Tendiamo spesso a sottostimare la valenza che una buona alimentazione, un riposo adeguato, una vita sottratta ai ritmi frenetici hanno sul quantitativo di energia a cui possiamo attingere. La persona media pensa inconsciamente di avere a disposizione un quantitativo illimitato di energia, un serbatoio inesauribile al quale rifornirsi, ma non è così. Se intacchiamo la nostra riserva energetica quotidiana facendoci assalire dallo stress, dalle ansie e dalle preoccupazioni, se sottoponiamo il nostro stomaco ad un costante affaticamento dovuto a scelte e combinazioni alimentari discutibili, se trascuriamo l’attività fisica, che cosa ne resterà della nostra energia? Ben poco. E senza energia, possiamo forse illuderci di ottenere un qualche risultato spirituale? Certamente no. Il Lavoro necessita di un prerequisito, troppo spesso implicito, e cioè che il benessere psicofisico sia ormai consolidato. Altrimenti assistiamo ad un incedere zoppicante, puntellato di tentativi di arginare le problematiche che uno stile di vita inadeguato puntualmente presenta e ripresenta. È inutile lamentarsi che la coperta è troppo corta, che non c’è mai tempo e rimandare la cura della propria persona ad un tempo futuro ed indefinito nascondendo la polvere sotto il tappeto e correndo da un impegno ad un altro. Occorre agire con intelligenza e prestare la dovuta attenzione a tutti i segnali che il nostro corpo ci manda in continuazione. 


È tempo di dedicarsi con dedizione a se stessi, ritagliandosi sempre più spazi da consacrare alla cura della propria persona. Inoltre occorre vagliare e valutare i pensieri che affollano la nostra mente (e, se è il caso, sostituirli con altri più benefici) ed indirizzarci verso un ascolto più consapevole delle esigenze interiori, equilibrando e dando la giusta attenzione alla nostra persona, intesa in senso olistico. Solo così avremo delle solide basi e un bagaglio energetico adeguato per intraprendere il cammino spirituale ed il Lavoro con consapevolezza e con rinnovato slancio vitale.
Fabrizio



SCOPRI LA VERA GIOIA

"Ognuno ha una soglia individuale di sopportazione della felicità. L'entusiasmo aiuta a spostare questo limite verso l'alto."






lunedì 29 giugno 2015

Cambiare vita


Quando il potenziale energetico e la coscienza
raggiungono una massa critica
tutto il resto comincia a sistemarsi da solo.
Vadim Zeland


Un antico adagio ricorda che se non ti piace la tua vita puoi sempre cambiarla. Niente di più vero, e una conoscenza autentica della metafisica assicura risultati ottimali per la propria realizzazione.

La vita è energia in movimento: da un lato crescita ed evoluzione per raggiungere nuovi stadi di sviluppo, dall'altro atrofia e degrado che conducono ad una stagnazione mortale. Cambiare vita, nella prospettiva di un netto miglioramento su tutti i fronti della propria esistenza, significa cambiare atteggiamento e in definitiva cambiare abitudini. È piuttosto semplice, al punto che molti validi insegnamenti, per quanto appaiano differenti e utilizzino mezzi diversi, veicolano sostanzialmente lo stesso messaggio: metti in circolo la tua energia, tutto comincia da te. Anche il cambiamento è un moto interiore: non si tratta di convincere altri e nemmeno se stessi, bensì di esercitare il diritto di scegliersi la propria vita. Naturalmente la vita è adesso.


Quanti libri hai letto sul cambiamento? E poi cos'è cambiato nella tua vita? Certo, non è che un libro possa cambiarti la vita, ma la tua decisione di metterlo in pratica potrebbe fare la differenza! Dunque la domanda fondamentale diventa:

Dopo aver letto un libro sul cambiamento cos'è cambiato in te? 

Per rispondere prontamente a questo enigma abbiamo creato una nuova pagina del sito intitolata proprio Cambiare vita. In essa troverai la presentazione di letture utili da mettere in pratica. Forse sono libri che già conosci, tanto meglio, rileggendoli avrai l'occasione di comprendere cosa si cela tra le righe: scoprirai la tua occasione per cambiare.

Scegli un paio di queste letture e comincia a metterle in pratica. Verifica da te il potere del cambiamento nei fatti, nelle azioni quotidiane. Perfino i dubbi svaniscono quando si passa ad agire, il Lavoro su di sé è in qualche modo autorisolutivo. Il resto sono solo chiacchiere e intrattenimento.
Infine, introduciamo brevemente quelli che di certo costituiscono i due libri più sovversivi e controversi della nuova pagina Cambiare vita: Transurfing vivo e Scardinare il sistema tecnogeno, entrambi di Vadim Zeland.


Probabilmente avrai già sentito parlare del Transurfing come tecnica di gestione della realtà (trovi notizie sull'autore ed estratti dai suoi libri nel sito Russiainedita), ma è meno noto che si tratti di un vero e proprio sistema olistico, come sottolinea instancabilmente il suo divulgatore:

Sono ancora una volta costretto a ripetere che il Transurfing dev'essere considerato come un approccio olistico, una dottrina integrale, costituita da tre componenti principali: come pensiamo, come ci alimentiamo, come ci muoviamo. Cosa significa insegnamento olistico? Significa che se si eliminano uno o più dei suoi componenti, si ottiene qualcosa di «non finito» e la tecnica perde il suo pieno potenziale. Il pensiero è il vostro modo di relazionarvi allo specchio del mondo, cioè l'immagine che formate davanti a tale specchio e la reazione che avete rispetto all'immagine riflessa. L'alimentazione è ciò che entra in voi direttamente: il cibo e l'informazione. Il movimento include il vostro stile di vita: attivo o sedentario, e la vostra capacità di gestire il vostro corpo e il vostro potenziale energetico. (Vadim Zeland, Scardinare il sistema tecnogeno, Macro Edizioni 2013, trad. it. di Vera Giovanna Bani, pp. 117-118)

Nei libri precedenti, noti in Italia sotto la dicitura Reality-Transurfing, Zeland si è dilungato nella spiegazione dei presupposti metafisici di questo sistema olistico. In questi due volumi invece il suo discorso passa ad un altro livello, affrontando tutti gli aspetti fondamentali della pratica: 

Non conto sul fatto che chi leggerà questo libro verrà conquistato dalle mie idee. Credo si tratti di idee insolite e anche scomode rispetto a un modo abituale di immaginare la vita. Tuttavia chi già comincia a rendersi conto che nel nostro mondo sta succedendo qualcosa di strano, capirà tutto [...] Dovete rendervi conto che passare dal vecchio, sonnolento e bloccato modo di vivere a un modo di vivere nuovo, libero e consapevole, non è così semplice come sembra. Per questo motivo non abbiate fretta, non fatevi violenza e non cercate di seguire con fanatismo tutti i consigli riportati in questo libro. Il fanatismo, in qualsiasi forma esso si manifesti, anche se si tratta di cose buone e utili, è l'altra faccia dell'infantilismo, che addormenta e impedisce la comprensione di ciò che si sta facendo. Ricordatevi che tutto deve essere fatto con equilibrio, con armonia e con piacere, non per costrizione. (Vadim Zeland, Transurfing vivo, Macro Edizioni 2012, trad. it. di Vera Giovanna Bani, pp. 316-317)

Risulta evidente che questi libri nascono dall'intenzione di Zeland di rendere il Transurfing sempre più comprensibile. Sono proprio le domande dei lettori a fornire gli spunti per approfondire il modo in cui è possibile praticare il Transurfing e passare felicemente dall'immaginazione alla realtà, dal pensare di sapere al saper vivere.

Mariavittoria

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