lunedì 23 febbraio 2015

Pulizia consapevole

Se sbrighi i lavori domestici costringi la tua mente a concentrarsi sul presente.
E vivere nel presente è la chiave per raggiungere la felicità e il successo 
nella vita e nel lavoro.
Shoukei Matsumoto


Nel Manuale di pulizie di un monaco buddhista Shoukei Matsumoto sottolinea l’importanza di prendersi cura dell’ambiente che abbiamo eletto come nostra dimora. Questa attività ha una duplice funzione: in primo luogo ha lo scopo di mantenere sana e pulita la nostra casa, in secondo luogo, attraverso una pratica che àncora al presente, consente di produrre dei benèfici e duraturi effetti in termini di pulizia anche al nostro interno. Ogni volta che ci predisponiamo a prenderci cura delle cose che ci circondano, nello stesso tempo facciamo spazio all’armonia dentro di noi.


Semplici gesti, come aprire la finestra al mattino per fare cambiare l’aria, possono essere rivestiti di consapevolezza e ricordarci del nostro rapporto con la natura, della scelta di costruire un riparo, la casa, con il quale ripararci dal freddo e dal caldo. Anche l’ordine è una forma di pulizia se lo intendiamo come attitudine a rimettere a posto o a ripristinare la fruibilità degli oggetti dopo averli utilizzati. Questo sia per una forma di rispetto e cortesia nei confronti nostri e di chi abita con noi, sia come attitudine a mantenere l’esterno, specchio della nostra interiorità, in perfette condizioni.
Fare ordine comporta saper osservare e compiere una serie di piccole scelte che con la pratica possono trasformarsi in ottime abitudini quotidiane. Ecco alcuni esempi: lavare e riporre tazze e bicchieri vuoti evitando di lasciarli in giro per la casa, chiudere le ante di armadi e pensili dopo averne prelevato il contenuto, non lasciare pentole e stoviglie sporche nel lavello, ricordarsi di spegnere la luce in un locale dal quale si è usciti, abbassare la tavoletta del wc dopo l’uso.


Ora soffermiamoci su alcuni aspetti pragmatici relativi alla pulizia della casa. Innanzitutto occorre abituarsi a pulire immediatamente dopo l’uso, un’operazione che richiede meno fatica rispetto a dover rimuovere lo sporco le incrostazioni di sporco. Inoltre agire tempestivamente consente di utilizzare con efficacia detergenti meno aggressivi.
Normalmente i prodotti industriali per la pulizia, contengono componenti inquinanti e spesso tossici. Per una scelta più consapevole, ecologica ed economica, possiamo privilegiare l’uso di sostanze naturali che pur detergendo in modo efficace non presentano alcun fattore di rischio per il nostro salute.


Un breve elenco di sostanze completamente naturali, economiche e di facile reperibilità che ci consente di dimenticare i detergenti convenzionali, potrebbe essere il seguente.
- Aceto di vino bianco, un anticalcare insuperabile per le superfici in ceramica. L’aroma pungente svanisce in dieci minuti.
- Succo di limone, disinfettante e sbiancante dall’aroma gradevole, ottimo componente per i detersivi fai da te per piatti e pavimenti. Evitare le superfici delicate come marmo o porose come il legno.
- Acqua bollente, di per sé sterilizza e scioglie lo sporco più di quanto ci si possa immaginare.
- Bicarbonato di sodio, disinfettante e sgrassante. Ad esempio una soluzione di acqua e bicarbonato è l’ideale per pulire la superficie interna di elettrodomestici come il frigorifero e il forno.
- Sapone di Marsiglia, ha il classico profumo di fresco e pulito ed è il componente universale come base per i detergenti naturali, in particolare quelli per il bucato.





lunedì 9 febbraio 2015

Bellezza? Naturalmente!

Non esistono persone brutte,
esistono solo persone trascurate.
Nancy Cooklin

Gli antichi lo sapevano bene: furono i Romani a diffondere il detto mens sana in corpore sano e a fare delle terme un rito sociale imprescindibile. Per i Greci bellezza e bontà erano aspetti inscindibili, duplice espressione, esteriore ed interiore, dell'armonia che costituisce il principio fondamentale del cosmo. Ama il prossimo tuo come te stesso è il comandamento universale e risolutivo d'ogni malessere.
Prendersi cura del proprio corpo non solo è un gesto d'amore verso noi stessi e un segno di rispetto per ciò che ci è stato donato dalla vita, ma costituisce anche una delle pratiche di buon senso più semplici per agevolare l'evoluzione spirituale: l'apparato psicofisico umano è il veicolo ideale per le opere dell'anima, pertanto è nel nostro interesse non solo materiale mantenerlo forte e sano.
La bellezza è salute, è benessere interiore che si manifesta naturalmente all'esterno.


Per comprendere il significato profondo di questa realtà, ti propongo un semplice esercizio da svolgere quando avrai qualche minuto di calma e la possibilità di specchiarti:
  1. Posizionati davanti allo specchio ad una certa distanza, in modo che esso contenga tutta o gran parte della tua figura.
  2. Fai qualche respiro lento e profondo e rilassa la muscolatura, mentre guardi l'immagine riflessa nello specchio e acquisisci familiarità con essa, osservandola come se la vedessi per la prima volta. Che aspetto ha? Quali impressioni ne ricevi? Quali dettagli catturano la tua attenzione?
  3. Quando lo ritieni opportuno, fissa lo sguardo sul punto tra le sopracciglia e continua ad osservare l'immagine intera riflessa nello specchio utilizzando la tua visione periferica.
  4. Rimani in ascolto dei messaggi che provengono dal tuo corpo.
  5. Avvicinati allo specchio e ripeti l'esercizio osservando solo l'immagine riflessa del tuo viso, anziché la tua figura intera.
Possiamo avere una misura di quanto ci amiamo veramente considerando l'entità e la qualità delle attenzioni che dedichiamo al nostro benessere psicofisico, piccoli gesti quotidiani che possono fare la differenza, con risultati visibili e duraturi.


Poiché al giorno d'oggi esistono migliaia di articoli, libri e corsi che trattano di salute e bellezza naturale, nel trattare questi argomenti mi concentrerò sulla condivisione di consigli pratici che soddisfano precisi criteri riguardo al benessere e alla cura del corpo:
  1. Natura senza compromessi: ingredienti totalmente di origine naturale e preferibilmente biologici. Ovviamente le materie prime ideali sono quelle autoprodotte, come la frutta e la verdura del proprio orto, per le quali si può esercitare un controllo pressoché totale sul sistema di produzione. Ciò detto, la certificazione biologica rappresenta una garanzia particolarmente utile nel caso di prodotti che provengono dall'estero, dove vi sono minori restrizioni sull'uso di additivi e composti chimici.
  2. Vantaggioso ed efficace: solo preparazioni semplici, davvero alla portata di tutti, e con materie prime facilmente reperibili. In questo modo, autoprodurre cosmetici e prodotti per il benessere e la cura del corpo non solo ci dà maggiori certezze riguardo alla loro genuinità, ma a ben vedere consente di risparmiare tempo e denaro.
  3. Saggezza millenaria e commestibilità: trarre il meglio dall'ayurveda, scienza della vita, e da altre discipline antiche, senza tralasciare i sempre validi “rimedi della nonna” per preparare prodotti efficaci e gustabili da tutti i sensi. In genere, un prodotto edibile è meglio tollerato e metabolizzato dall'organismo.
Infine, l'esperienza insegna che la pratica del fai da te del benessere naturale risulta più funzionale preparando al momento i prodotti da utilizzare subito, per avvantaggiarsi al massimo della freschezza degli ingredienti appena miscelati. Se però scegliamo di prepararne quantità maggiori è necessario conservarle in flaconi di vetro scuro, sterilizzati immergendoli per qualche minuto in acqua bollente. 

Mariavittoria



  

lunedì 26 gennaio 2015

Il suono del silenzio

Dall'albero del silenzio
pende il suo frutto,
la pace.
Arthur Schopenhauer


I luoghi di pace sono luoghi di silenzio. Perché siamo così attratti dalle loro vibrazioni che sembrano toccarci così nel profondo?
Risuonano in noi a tal punto perché ci ricordano la condizione ideale che potremmo sperimentare in ogni momento.


Saper fare silenzio è una delle condizioni preliminari per raggiungere uno stato di calma interiore. Che cosa significa fare silenzio?
Il silenzio non è mancanza di rumore, non è un vuoto da riempire; è esso stesso sostanza attiva, humus fertile per permettere alla nostra essenza di esprimersi. Il silenzio è una panacea per placare la fame della nostra mente che adora fagocitare parole e pensieri, con l’intento premeditato di distrarci da quello che è essenziale. Il silenzio prepara il terreno per costruire qualcosa di duraturo sulla via del cammino spirituale. Ma come possiamo far sì che la nostra essenza più profonda, i cui flebili sussurri cercano di contrapporsi alle imperanti proliferazioni acustiche, possa farsi strada in un muro di rumore?
Esercitandoci a percepire il silenzio.
Vi propongo alcuni semplici esercizi per iniziare subito a fare pratica.

- Nutrirsi di silenzio:
Ricordiamoci che assimiliamo ciò di cui ci nutriamo al punto da farlo diventare parte integrante di noi stessi. L’alimentazione è un atto sacro e, in quanto tale, merita la nostra più totale attenzione e dedizione. Cerchiamo di mangiare in un ambiente silenzioso, nel quale la televisione sia spenta e le fonti di rumore siano ridotte al minimo. A questo silenzio esteriore, facciamo corrispondere la quiete interiore affrancandoci dal continuo chiacchiericcio della mente.
Dopo esserci seduti a tavola, prima di incominciare a mangiare, chiudiamo gli occhi e rimaniamo qualche attimo in silenzio, quindi, toccando con le mani il piatto, ringraziamo mentalmente. Consumiamo poi il pasto assaporando ogni boccone e masticandolo lentamente. Come il cibo sostenta il nostro corpo, così il silenzio nutre e fortifica il nostro spirito.


- Meditazione sul silenzio:
Sediamoci in posizione comoda, appoggiamo le mani sulle gambe e chiudiamo gli occhi. Permettiamo al nostro respiro di divenire calmo e regolare. Continuiamo a concentrarci sul flusso del nostro respiro, osservando semplicemente l’aria che entra nel corpo vivificandolo e la stessa aria che ne esce purificandolo. Osserviamo tranquillamente ogni pensiero che giunge alla mente, lasciando che scompaia così come è arrivato. Quando ci sentiamo sufficientemente calmi e rilassati, ascoltiamo il suono del silenzio formarsi dentro di noi. All’inizio potrebbe assomigliare ad un costante rumore di sottofondo, come la radiazione cosmica primordiale. Poi si evolve. Seguiamo il silenzio dovunque ci voglia portare e, soprattutto, rimaniamo in ascolto dei suoi messaggi. Prendiamoci tutto il tempo necessario, poi, dolcemente, iniziamo a riprendere consapevolezza del nostro corpo ed infine apriamo gli occhi.

- Far parlare il silenzio:
In questo esercizio, riflettiamo sulle parole che pronunciamo, valutando accuratamente se rimanere in silenzio, piuttosto che parlare in modo avventato.
Prima di parlare poniamoci queste tre domande fondamentali:

Le mie parole sono vere?
Sono necessarie?
Sono gentili?

Se rispondiamo di no anche a una sola di queste domande, prendiamo seriamente in considerazione l’opportunità di tacere e mantenere un più consono silenzio. Restiamo vigili ed in ascolto di noi stessi, affinché le parole che decidiamo di pronunciare, passate al vaglio del discernimento, siano ricche di significato, abbiano una loro intrinseca utilità e siano portatrici di armonia.

Decidiamo di dare più spazio nella nostra vita al silenzio: una scelta saggia, lungimirante ed evolutiva.

Fabrizio






lunedì 12 gennaio 2015

Numeri vitali

Io ho il potere di guarirmi,
tu hai il potere di guarirti,
insieme abbiamo il potere
di guarire il mondo.
Zhi Gang Sha


Cominciamo il nuovo anno cercando di cogliere il messaggio della sua essenza: 2015, numerologicamente, ci porta nel ciclo dell'8, il numero dell'infinito (il cui simbolo matematico ∞, detto lemniscàta, è appunto un otto disteso) che a seguito del percorso di manifestazione nella materia, dall'uno al sette, ci offre doni sacri: rinnovamento, integrazione e rivelazione. Tutto sta nel saperli riconoscere.


Come il bagua nel Feng Shui e l'antico fonte battesimale cristiano, entrambi ottagonali, il numero dell'infinito ci invita a smussare gli angoli della personalità per elevarci verso le dimensioni dello spirito.
L'invito è a rinnovarsi quindi, ed è possibile continuamente, dicendo sì all'Adesso, al qui ed ora della vita che non necessita di pensieri, parole o azioni al di fuori di quelli ispirati dalla gioia dell'essere (ispirazione letteralmente significa “nello spirito”) .
Adesso è anche il momento della rivelazione essenziale: riconoscere e ringraziare di essere vivi e poter partecipare alla danza della creazione.
Relazioni di forme e colori in movimento: è questo l'universo. La vita è ritmo, guarire significa ristabilire l'armonia, il rapporto ideale tra macrocosmo e microcosmo. Ora, vi sono moltissimi modi per ricreare armonia, quello che segue è un esercizio semplice ed efficace ancora poco conosciuto in Italia:

3     3     9     6     8     1     5

Si tratta di un codice numerico individuato dal dottor Zhi Gang Sha come sequenza di guarigione universale. Impararlo è molto più facile di quel che si possa pensare: in genere è sufficiente osservare attentamente questa serie di cifre e leggerla alcune volte perché si iscriva nella memoria subconscia, mentre la sua ripetizione, possibilmente a voce udibile, opera attivamente il ripristino dell'armonia. La sequenza numerica ha moltissimi ambiti di applicazione, ad esempio:

  • Armonizzare l'ambiente: scrivi le cifre vitali in sequenza su un sasso levigato di medie dimensioni (almeno 12 cm di lunghezza) da collocare in bella vista nei luoghi in cui svolgi le tue attività di studio e lavoro.
  • Meditazione armonizzante: realizza un dipinto o un disegno che raffiguri il codice numerico e appendilo nel luogo in cui mediti. Questo mandala numerico contribuirà a mantenere l'ambiente in sintonia con le frequenze armoniche. Durante le tue meditazioni potrai osservarlo per interiorizzarne le cifre e visualizzarle in sequenza.
  • Acqua armonica: scrivi la sequenza numerica sopra un cartoncino arancione, sul quale poggiare una caraffa in vetro riempita d'acqua minerale, da bere nell'arco della giornata. Sii consapevole che bevendo ogni sorso di quest’acqua immetti nel tuo organismo il codice dell'armonia.

La pratica che preferisco è cantare l'armonia, forse perché si accorda naturalmente alle modalità della creazione: tutta la materia consiste nella modulazione di un impercettibile canto nel continuum spazio temporale a partire dalla frequenza dell'immanifesto. Dunque perché non unirsi a questa musica vitale rendendola manifesta? Con la pratica, cantare il codice dell'armonia diventa un atto spontaneo quasi come respirare. Vuoi ringraziare la tua casa o una persona speciale? Cantale l'armonia, un gesto d'amore universale. Sperimenti un momento di sconforto o di indecisione? Canta l'armonia e in te torneranno il sorriso e lo spazio interiore favorevoli alla vita. E così via. Può darsi che questo esercizio appaia bizzarro, ma come sempre è nella pratica che percepirai la bontà del metodo. I risultati non tarderanno ad arrivare e si intensificheranno alla luce della consapevolezza. Il dottor Sha suggerisce di modulare il codice dell'armonia in mandarino, lingua che possiede una vibrazione particolarmente efficace:

SAN    SAN    JIU    LIU    BA    YAO    WU

Ogni altra lingua funzionerà altrettanto bene, purché tu rimanga profondamente consapevole di stare cantando il codice dell'armonia e impari a visualizzare interiormente i numeri mentre li evochi. È infatti l'intenzione, o meglio il livello di consapevolezza, a risultare determinante per la guarigione, molto più del metodo scelto per manifestarla.
Qualunque sia la pratica che vorrai sperimentare per la tua guarigione quotidiana, infondi sempre consapevolezza in ciò che fai e l'armonia risplenderà attraverso di te.

Mariavittoria






lunedì 29 dicembre 2014

Lumi di pace


Quello che vi impedisce di vivere in pace con voi stessi 
è l'idea che vi siete fatti della pace,
che per voi è completamente scollegata 
dall'armonioso funzionamento del corpo.
La pace c'è già ed è una pace straordinaria.
Uppali Gopala Krishnamurti

L'anno del Cavallo di Legno, un anno per la pace, volge ormai al termine, ma il periodo delle vacanze invernali è ancora ricco di occasioni d'incontro con il prossimo: durante le feste abbiamo modo di rivedere persone care, amici, parenti e conoscenti, e se da un lato è sempre gradito presentarsi con un pensiero, un piccolo regalo simbolo del nostro desiderio di donare, regalare benessere si dimostra una scelta ancora più saggia.


Le possibilità sono moltissime, per accordare gusti, creatività e naturalezza, pertanto abbiamo optato per tre idee regalo in grado di accontentare tutti:

  1. Miele: in genere grandi e piccini amano questo dolcificante naturale dalle mille virtù. I mieli più indicati nella stagione fredda sono di castagno, agrumi, tiglio, eucalipto, timo, abete. Molto particolare e dai costi piuttosto elevati, è il miele di manuka, ricavato dai pollini di un arbusto che vive solo in Australia e Nuova Zelanda, da prendere in considerazione per chi è alla ricerca di un vero e proprio antibiotico naturale.
  2. Pomate e unguenti: alcuni prodotti fitoterapeutici, biologici e vegani, sono efficaci rimedi a moltissimi disturbi. Ad un prezzo ragionevole è possibile regalare un piccolo kit di pronto intervento da tenere in casa: pomata o olio all'arnica (contusioni, distorsioni, prevenzione di ematomi e gonfiori), pomata all'artiglio del diavolo (contratture muscolari, dolori articolari, contrasta i reumatismi causati da infreddature o invecchiamento), pomata o olio alla calendula (arrossamenti e irritazioni cutanee, allevia il prurito, idrata e protegge anche la pelle secca o sensibile). Infine, il classico unguento balsamico (a base di oli essenziali di eucalipto, issopo, lavanda, menta, mirto, pino, timo e camomilla) che decongestiona e libera le vie respiratorie.
  3. Oli essenziali: sono migliaia e dalle svariate proprietà. Per un regalo, l'ideale è optare per delle miscele mirate di oli essenziali biologici puri, da utilizzare nel diffusore, che non richiedono particolari precauzioni d'uso e profumano gradevolmente l'ambiente. Un mix balsamico (eucalipto e timo) e montano (abete, ginepro, pino e limone) purifica l'aria nella stagione fredda. Una miscela speziata (arancio e cannella) e rinvigorente (abete, bergamotto, canfora, mirto e pompelmo) dà calore all'atmosfera e aiuta il buonumore. Un mix rilassante (cedro, pino cembro, petit grain e sandalo) e rasserenante (canfora, iris, lavanda e neroli) è l'ideale per favorire un sonno tranquillo e sogni piacevoli.
Il miglior regalo rimangono il sorriso e la presenza, un gesto gentile o una parola di sincera attenzione nei confronti del prossimo. Impariamo a coltivare questi doni di Luce nel silenzio, in quello spazio interiore calmo e sereno dove l'anima danza alla melodia del Cuore. Per essere sempre più consapevoli delle meraviglie racchiuse nell'universo interiore, regaliamoci un momento quotidiano di raccoglimento, reso ancora più magico dallo spirito del Natale, cioè dalla Luce che rinasce e si intensifica.


Ecco ad esempio come effettuare una semplice contemplazione della luce:
  • Accendi una candela e posizionala in sicurezza, lontano da tessuti o altri oggetti infiammabili, sopra una superficie piana ignifuga;
  • Siediti a circa un metro dalla candela, in posizione comoda ma con la schiena ben eretta;
  • Chiudi gli occhi e respira lentamente e profondamente per alcuni minuti, portando l'attenzione ad ogni parte del tuo corpo, dalle punte dei piedi alla radice dei capelli, e rilassa le eventuali tensioni percepite; 
  • Quando il tuo corpo sarà completamente rilassato, focalizza l'attenzione sul plesso cardiaco, nella zona tra il cuore e il centro del torace, e rimani in quest'area fino a quando ne percepirai la piacevole sensazione di calore e luce colorata; 
  • Lentamente socchiudi gli occhi e focalizzati sulla fiamma della candela, osservane i movimenti ed ogni altro dettaglio;
  • Chiudi di nuovo gli occhi e torna a dimorare nell'area del Cuore, percepisci la luce e il calore benefico che da lì si irradia in tutto il tuo corpo e poi all'esterno, fondendosi con la luce e il calore della candela. Ripeti questo passaggio fino ad avere l'assoluta consapevolezza dell'espansione di questa luce calda e soffusa che si diffonde da te e attorno a te;
  • Socchiudi gli occhi e prova a visualizzare questa luce calda e soffusa che dall'ambiente in cui ti trovi si espande all'esterno come una nuvola o un'onda dorata, risplendendo sempre più diffusamente;
  • Mantieni la consapevolezza del tuo essere al centro del Cuore e continua a visualizzare la luce che si espande;
  • Lentamente, quando lo riterrai opportuno, apri completamente gli occhi e ringrazia tutti gli esseri luminosi che hanno partecipato all'incontro con la Luce.
Questa contemplazione è un esercizio piacevole da svolgere anche in compagnia, nelle lunghe sere d'inverno, per accompagnare il corso naturale della Luce che riposa e rinasce in ciascuno di noi, propiziando sonni tranquilli e in generale pace e serenità. Così, nel silenzio, alla luce della consapevolezza, si ritrova la dimora di pace dalla quale risplende la pura verità dell'Essere e ogni compagnia diviene comunione e incontro autentico di sé.

Stefano, Mariavittoria, Fabrizio





lunedì 15 dicembre 2014

Il giorno di San Giovanni Evangelista

Vi era un uomo, di quelli che sentono
che l'Io proviene da Dio,
e il suo nome era Giovanni.
(Vangelo di Giovanni)


Giovanni è un nome di derivazione ebraica che significa “dono del Signore” e viene associato all'oro, il metallo solare per eccellenza. Sebbene il calendario ricordi più di un santo con questo nome, due sono le figure carismatiche poste a memoria dei momenti luminari più significativi dell'anno: il Battista e l'Evangelista, araldi del Sole nell'importantissimo periodo solstiziale.
Al culmine dell'estate (massima energia Yang) il Battista, profeta dell'azione ispirata, ci esortava ad agire (vedi il mio post su La notte di San Giovanni), mentre ora, nel periodo di massimo Yin (energia interiorizzante), l'Evangelista, profeta della parola illuminata, invita a riflettere e a far tesoro di quanto esperito. Non si tratta solamente di un'immagine metafisica, questo è il momento di utilizzare i doni in precedenza raccolti e dispensati per preservare il proprio benessere psicofisico, tant'è che ogni profeta autentico è al contempo guaritore e maestro di se stesso.


Ricordiamo alcune semplici pratiche per vivere bene l'inverno, avvalendosi del raccolto di San Giovanni:
  • L'iperico racchiude in sé i doni del Sole: energia, forza vitale, luce. L'olio è ottimo per massaggi rinvigorenti, che alleviano reumatismi e dolori di varia natura (articolari, lombari, da distorsioni o ematomi...); è possibile aggiungere olio essenziale di rosmarino (2-3 gocce per cucchiaio di olio vegetale) che dona un profumo gradevole e aumenta l'effetto neurotonificante. Una tazza di infuso d'iperico al giorno aiuta il buonumore e garantisce sonni tranquilli pur senza compromettere la lucidità diurna; se ne bevono fino a 3 tazze per contrastare i malesseri invernali.
  • Il rosmarino come l'iperico è neurotonico, energizzante e aiuta la circolazione sanguigna, ma risulta particolarmente benefico anche per alleviare i disturbi digestivi. Un massimo di tre tazze al giorno di infuso (un cucchiaino di foglie tritate in una tazza di acqua bollente da filtrare dopo dieci minuti) allevia i crampi addominali di varia natura (difficoltà digestive, indisposizioni femminili). La domenica mattina è il momento ideale per un bagno tonificante e stimolante: in un litro di acqua bollire 60 gr. di foglie fresche, aggiungere un cucchiaio di olio d'oliva e lasciare in infusione per venti minuti, quindi filtrare e mescolare all'acqua calda del bagno.
  • La menta rinfresca l'alito, purifica la cute e schiarisce la mente, ma attenzione alle mucose perché un eccesso di mentolo potrebbe irritarle. In generale, l'infuso (due cucchiaini di foglie essiccate in una tazza di acqua bollente per 5-7 minuti) bevuto dopo pasto aiuta la digestione, combatte raffreddore, nausea, inappetenza, dolori mestruali. L'olio, ottenibile lasciando a macerare 6-10 cucchiai di foglie fresche in mezza tazza di olio vegetale per un mese, si friziona direttamente sulla pelle per dare sollievo a cefalee da tensione e gonfiori. Anche i suffumigi recano sollievo ai disturbi da raffreddamento: inalare i vapori dell'acqua calda versata sopra 2 o 3 cucchiaini di foglie essiccate.

Il mattino del 27 dicembre è il momento di completare il ciclo di divinazione annuale estraendo la seconda carta dell'anno:
  • Nelle ore comprese tra il sorgere del sole e il mezzodì, si mescolino le carte del mazzo di Tarocchi maggiori, concentrandosi sulla visualizzazione del proprio fuoco interiore (è appropriato chiedere assistenza al proprio angelo custode o spirito guardiano);
  • Si dispongano le carte coperte del mazzo a ventaglio;
  • Si formuli interiormente e con chiarezza l'intento di estrarre la propria carta dell'anno;
  • Si passi la mano non dominante (chi è avvezzo alla lettura delle Carte saprà regolarsi anche diversamente) lentamente sul ventaglio di carte, focalizzandosi sulle sensazioni percepite fino ad individuare una carta specifica;
  • Si estragga una carta con la certezza di avere scelto la propria carta dell'anno.
La carta estratta fornisce molteplici indicazioni: rappresenta il Lavoro che siamo chiamati a svolgere nei prossimi sei mesi e parimenti si interseca al Lavoro che, adeguatamente meditato nel semestre appena concluso, inizierà a svolgere su di noi la carta estratta durante la notte di San Giovanni Battista, fungendone altresì da commento. È infatti necessario riflettere approfonditamente sul significato delle due carte, da considerare in successione come specchio metaforico dell'evoluzione di cui siamo attualmente protagonisti. Cosa può significare, ad esempio, aver estratto la medesima carta? Oppure la carta numerologicamente corrispondente a quella estratta in precedenza, ma sul ciclo successivo? Naturalmente chi pratica da più anni potrà avvalersi di spunti di riflessione ancora maggiori, considerando le carte dell'anno in corso nel più ampio contesto di una progressione pluriennale di indicazioni tarologiche. In ogni caso, se interrogati opportunamente, l'angelo custode e gli spiriti guida sapranno fornire preziosi suggerimenti mirati per beneficiare appieno delle indicazioni offerte dal ciclo delle carte dell'anno. Lo scopo, dunque, è sempre quello di imparare a conoscersi e trarre il massimo insegnamento da ogni situazione vissuta e in costante divenire.
Mariavittoria


lunedì 1 dicembre 2014

L'arte di vivere

Ognuno di noi è artista della propria vita: 
che lo sappia o no, che lo voglia o no, 
che gli piaccia o no. 
(Z. Bauman)

Mi chiamo Fabrizio. Per anni questo nome mi è rimasto attaccato addosso senza che mi trasmettesse niente di particolare. Era un nome come un altro, non troppo comune, senza nulla di speciale. Non mi rendevo conto che i miei genitori, inconsciamente, avevano predisposto una sveglia che si sarebbe dovuta attivare ogni qual volta il mio nome fosse stato pronunciato. Fabrizio deriva dal latino faber, “fabbro, artefice”. Un costruttore, dunque, un forgiatore di cose concrete.
La domanda: che cosa deve forgiare ognuno di noi? 
La vita. La vita, in primo luogo, è quello che siamo chiamati a plasmare. Nessun verbo può essere meglio accostato al sostantivo vita. 
Ma come si fa a diventare artefici della propria vita? C’è un metodo? Ci sono delle regole da seguire?
La buona notizia è che, sebbene nessuno possa spiegarci in modo accurato come fare, prendere in mano le redini della nostra vita dipende unicamente da noi. 


In che modo? Vediamo alcuni semplici suggerimenti da prendere in considerazione per cominciare a plasmare la vita autenticamente a nostra immagine e somiglianza:

- Non demandare, non delegare, non affidare ad altri quel che è di tua competenza: la tua vita, il modo in cui vivi e tutte le motivazioni correlate. Dare ad altri la responsabilità di gestire la tua vita è come subaffittare una proprietà e, nella migliore delle ipotesi, vivere da estranei in casa propria, gli eventuali danni comunque ricadranno su di te. 

- Osserva il mondo esterno come una proiezione del tuo mondo interiore. Cosa ti dice quello che vedi, quello che vivi? Tutto ciò che ti circonda offre preziosi indizi sulla tua condizione attuale di essere cosciente incarnato.

- Rimani vigile mentre segui la tua corrente di vita. Un conto è fluire attraverso l’esistenza, un altro è farsi portare pigramente e passivamente dalla risacca.

- Impara a fare silenzio e ad ascoltare. Dal silenzio, dallo spazio del Cuore emerge la voce interiore, la guida per la tua autenticità. Impara anche ad ascoltare gli altri, cosa ti stanno dicendo veramente? Cosa comunicano dal profondo?

Inoltre, esercitiamoci nel quotidiano all'arte di forgiare e plasmare la materia: 

- Coloriamo la vita: che sia un foglio bianco o la parete di casa, abituiamoci a utilizzare i colori in modo creativo e personale. 

- Prendiamo un pezzo di legno grezzo e proviamo ad intagliarlo.

- Apriamo il frigorifero, possibilmente quando le cibarie scarseggiano, e utilizzando solo quel che troviamo al suo interno, cuciniamo un piatto originale.

- Facciamo qualcosa che pensiamo di non essere in grado di compiere. Qualcosa di utile, nel quale di solito non ci cimentiamo: una riparazione, fare il cemento ed aggiustare un muretto, inchiodare delle assi per fare un piccolo suppellettile, una mensola o una staccionata in legno...

Si tratta di piccole azioni che ci consentono di scoprire concretamente che siamo più di quanto pensiamo di essere: tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare dell'inconsapevolezza.


Forgiare la propria vita è un ritorno alle origini. È incominciare a vedere noi stessi come artefici della nostra esistenza e a disimparare abitudini da schiavo e prigionie interiori che ci sono state insegnate e a cui abbiamo aderito incondizionatamente: possiamo semplicemente sbarazzarcene come fossero un abito vecchio. E indossarne uno nuovo, interamente confezionato da noi.

Fabrizio