venerdì 12 febbraio 2016

Il Libro dei Mutamenti

La nostra psiche è costruita in armonia 
con la struttura dell’universo,
e ciò che accade nel macrocosmo 
accade ugualmente negli infinitesimi 
e più soggettivi recessi dell’anima.
Carl Gustav Jung


L’I-Ching non è solamente una pratica divinatoria, anzi l’aspetto oracolare passa decisamente in secondo piano rispetto alle suggestioni e agli spunti che la sua consultazione ci può fornire. Quest’arte millenaria è uno strumento per raggiungere gli strati più profondi del nostro essere, per connettersi, attraverso la pratica della domanda posta all’oracolo, alle parti di noi che si celano sotto la superficie. È, a tutti gli effetti, una porta di accesso al nostro mondo interiore più vivo e vero. 


A proposito del mondo interiore, specchio interconnesso con il mondo esteriore, Jung ricorda: “Sì, è questo il mio mondo, pensai, il vero mondo, quello segreto dove non vi sono insegnanti e scuole e dove uno può essere senza dover chiedere nulla”, come potete sentire al minuto 6:27 della sua biografia ragionata. 


La stessa libertà, la stessa emozione, la stessa tensione verso il mistero così profondamente presenti nell'opera del grande psicologo svizzero, le ritroviamo intatte nell'I-Ching o Libro dei mutamenti.
In effetti, Jung ha trovato nella sincronicità l’anello di congiunzione che collega una pratica decisamente orientale come l’I-Ching ad una sensibilità tipicamente occidentale ed ha tracciato una strada che ci consente di percorrere confortevolmente il sentiero della scoperta di sé relazionandoci con l’universo e con gli altri.
La sincronicità teorizza che esiste un nesso a-causale fra due eventi che però risultano essere interconnessi e significativi pur in assenza di un vincolo di causa-effetto che li leghi. Esempi classici di sincronicità sono le cosiddette coincidenze fra due eventi che non si possono spiegare causalmente ma che indubbiamente risultano interconnessi. 


Chi si accosta alla lettura dell’I-Ching, il Libro dei mutamenti, viene innanzitutto colpito dalla sobrietà poetica del testo, essenziale ma elegante, misterioso ma accessibile, con un suo recondito fascino eppure mai sopra le righe.
Il lancio delle tre monete ripetuto per sei volte determina la progressiva formazione di un’esagramma, le cui eventuali linee mobili, ne definiscono un secondo, generato dal primo, indispensabile per completare l’analisi. È possibile formare sessantaquattro esagrammi. Ciascuno è costituito da due trigrammi, uno superiore e uno inferiore, la cui combinazione determina l’intima essenza dell’esagramma. Gli otto trigrammi sono: Li-il fuoco / Kun-la terra / Tui-il lago / Chien-il cielo / Kan-l’acqua / Ken-la montagna / Chen-il tuono / Sun-il vento.


L’intuizione di Jung nell’analizzare questa pratica antichissima sta nell’aver verificato che durante il lancio delle monete lo stato mentale soggettivo dell’individuo, espresso e formulato attraverso la domanda all’oracolo, sincronicamente trova una sua corrispondenza con un elemento oggettivo, l'esagramma. 
Dall’analisi e dallo studio dell’esagramma si possono inferire molte importanti informazioni, osservare parti prima occultate, notare aspetti che non avevamo mai considerato, desumere suggerimenti pratici. 
Ovviamente, molto dipenderà anche dalla domanda formulata e da come ci si pone nei confronti dell’oracolo: se si è spinti da un mero desiderio di squarciare per un attimo il velo del futuro, si avrà una risposta corrispondente; se invece si è mossi da un genuino impulso ad esplorare l’intricato ma affascinante labirinto del nostro essere, potremo contare su una splendida messe di risultati.
Con la giusta predisposizione d’animo, rivolgendoci all'I-Ching con la stessa umiltà e riverenza che si riserva alle cose belle, presi dall’incanto del mistero e dalla pregnanza delle risposte, possiamo tranquillamente accostarci all’oracolo certi di trovare un luogo e uno spazio magico nel quale trovare e ritrovare noi stessi e procedere più sereni lungo la strada dell’evoluzione.

Fabrizio

IN PRATICA...
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IMPARA A LEGGERE IL LIBRO DEI MUTAMENTI

"Persino all'occhio più prevenuto è chiaro che questo libro rappresenta una sola, lunga esortazione
a esaminare con cura il proprio carattere, il proprio comportamento e le proprie motivazioni."




lunedì 11 gennaio 2016

Luce solida

I diamanti non sono altro che pezzi di carbone
che hanno continuato a fare il loro lavoro.
Malcolm Forbes



Che cosa accomuna il diamante alla perla?
Cominciamo il 2016 riprendendo questa domanda aperta, che avevamo proposto nella newsletter come spunto di riflessione di fine anno. Riflettere a posteriori sui simboli di Vajra-Perleneltempo è di buon auspicio per orientarsi consapevolmente lungo il percorso che anche quest'anno tracceremo insieme, veterani e nuovi arrivati, sulla Via della condivisione.
Sin dagli inizi siamo stati chiari, la meta è il viaggio, come abbiamo raccontato in una delle nostre prime meditazioni in formato video, che ti invitiamo a rivedere subito.


Chi viaggia sa bene di poter incontrare diamanti, punti di luce guizzante, come le stelle del firmamento e le intuizioni che squarciano in un lampo il velo delle tenebre, ma anche perle, di saggezza e poetica bellezza o di dolore liquido come le lacrime che abbiamo già spiegato essere Gocce di luce. Certo, per via del suo evolvere luminoso, ciclico e avviluppante, la perla rappresenta la crescita spirituale (per approfondire leggi il post Perle nel tempo), ma è anche associata all'Acqua, l'elemento più ricettivo, quindi alla forza Yin, alla natura accogliente femminile, alla Luna e in generale al potere dell'inconscio.


D'altro canto, il diamante si associa all'elemento Fuoco, all'intuizione fulminea, all'energia attiva Yang, alla natura penetrante maschile, al Sole e, in generale, al potere del nume di coscienza. Pur avendo origine da sostanze siderali celesti, è l'immane pressione del pianeta a forgiare il diamante, e allo stesso modo, l'elemento terreno funge da indispensabile irritante nell'innescare la produzione della perla. Nelle viscere della Terra, quindi, in abissi di Fuoco o di Acqua sottoposti a condizioni estreme, si installano e vengono plasmati i simboli più preziosi delle due energie complementari della vita, Yin e Yang, azione e ricezione, diamanti e perle che si uniscono e completano idealmente a vicenda. Che cosa li accomuna, se non la luce, che in loro diventa un solido distillato di bellezza iridescente?


Dalla luce pulsante e tangibile alla forza che tutto attrae e fa girare, il passo è breve: l'amore fa muovere “il sole e l'altre stelle”, come si sa dacché Dante ci offrì la sua summa di conoscenza esoterica. È la forza del Cuore, rappresentata dall'elemento Aria e quindi dal Cielo, che unisce tutti gli elementi e nobilita ogni sentiero, lunare o solare, sotto il segno dell'anima. Il Cuore non è affatto irrazionale, come talvolta si crede, bensì utilizza le funzioni della mente superiore per percepire la verità al di là di ogni apparenza logica o razionale. In breve, il cuore sa, anche quando gli occhi, la mente o la memoria si confondono, distraendosi lungo il percorso dell'essere.
È altresì importante ricordare che, pur essendo in visita alla Terra, ci troviamo letteralmente immersi, dentro e fuori, nel Cielo: il Cielo ci abbraccia, entra in noi attraverso la respirazione e l'esposizione agli spazi aperti, immettendo aria e luce nel nostro organismo, e più gli daremo attenzione più ricaricherà la nostra energia vitale. Di fatto, siamo creature biofotoniche e l'anima, viaggiatrice avventurosa, di vita in vita ne fa esperienza con sempre maggiore perizia, raccogliendo perle e diamanti nel suo personale e unico percorso di consapevolezza evolutiva. Ricordarlo è importante, poiché in forza della Legge di Corrispondenza si trova quel che si cerca. E tu, quali tesori stai cercando sulla Via della condivisione?


Cercando di ritrovarsi, anche la nostra newsletter si rinnova e da oggi ospiterà la sezione LO SAPEVI CHE..., con un ampio corollario di curiosità e informazioni sui temi afferenti ad alcune mini-rubriche potenzialmente stimolanti:
  • Polvere di stelle: astronomia e osservazione del cielo, perché solo imparando a puntare in alto possiamo cominciare ad abbracciare nuovi orizzonti e riscoprire la meraviglia di vivere sulla Terra immersi nel Cielo. Non sognare la vita, vivi il tuo sogno!
  • Astri e civiltà: lo Zodiaco e le ricorrenze legate al computo del tempo, perché dare uno sguardo alla tradizione e ai consigli delle stelle rafforza la consapevolezza del potere del qui e ora. Ricorda il futuro!
  • Natura di stagione: prodotti della terra, rimedi e accorgimenti, il meglio in ogni stagione per il nostro benessere psicofisico olistico e 100% naturale. Valorizza l'armonia planetaria, tutto è uno!
  • Meglio eco: soluzioni rapide, economiche, ecologiche ed efficaci alle avvincenti piccole e grandi sfide della quotidianità. Sii consapevole che l'autentica evoluzione è necessariamente ecosostenibile!

Contribuisci anche tu, scrivendo nei commenti ai post le domande o gli argomenti di cui ti piacerebbe leggere nei prossimi mesi. Condividere accresce la conoscenza!

Stefano, Mariavittoria, Fabrizio


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ERRARE è UMANO E…MAGICO!
"Centratura è osservare e partecipare pienamente rimanendo interiormente fermi.
La centratura è l'atteggiamento interiore che rende possibile al mago errante sperimentare intensità, quell'intensità che l'essere brama sopra ogni altra cosa."


Il piccolo libro della centratura



lunedì 28 dicembre 2015

IO SONO

Sull'albero della vita ci sono due uccellini, amici fidati.
Uno mangia il dolce frutto dell'albero,
l'altro, senza mangiare, guarda e veglia.
gveda I, 164



L'inverno è la stagione del ritiro interiore e della riflessione, e con la fine dell'anno arriva il momento di ritrovare se stessi nel mistero del silenzio che accompagna il graduale ritiro della nostra forza vitale nei recessi del nostro spazio sacro: l'essere.


Svanisce l'impulso all'azione, l'energia Yang, e cresce il richiamo all'introspezione e alla ricettività tipico del periodo in cui predomina la forza Yin. È questo il momento più propizio per coltivare una magia potente e antica, l'azione senza azione, oggi meglio nota in Occidente come presenza.


Presenza è la condizione senza condizioni dell'essere puro e semplice, emancipato da qualsiasi attributo, è l'IO SONO, onnipervasivo e indescrivibile a parole, ma che è necessario riconoscere e percepire appieno affinché qualunque realizzazione possa avere un senso compiuto.
Ancor prima di lasciare andare l'attaccamento al passato e le aspettative per il futuro, che bloccano il presente in un circolo di comportamenti compulsivi per lo più controproducenti, sii presenza.
A questo fine, che in effetti non ha una fine, essendo di per sé viaggio e meta nella vita, ci viene in aiuto l'antichissimo mantra SO HAM, ovvero l'IO SONO sanscrito, che non a caso corrisponde al suono naturale emesso dalla nostra respirazione. Inizia subito a sperimentare consapevolmente questo mistero:

Inspira pronunciando SO
Espira pronunciando HAM

Ripeti l'esercizio per almeno sette cicli di respirazione, dopodiché continua a inspirare ed espirare in silenzio, ascoltando il suono naturale che si produce respirando:

Inspira SO
Espira HAM

Lo senti? È il canto del soffio vitale che anima il tuo corpo e quello di tutti gli esseri viventi. Sebbene ogni essere respiri, il suono che emette è unico, avendo una risonanza del tutto particolare. Riprova e avverti da te l'unicità del modo in cui il soffio vitale si diffonde nel tuo corpo:

Inspira SO
Espira HAM

Prenditi tutto il tempo necessario per esperire appieno il canto del soffio vitale che si esprime attraverso di te.
Se a questo mantra aggiungiamo OM, il suono primordiale dell'universo, otterremo una melodia ancestrale del Tutto che è Uno. Puoi ascoltarne il suono ritmato in questo video:


Lascia partire la traccia audio del video e poi partecipa al canto, l'autentico inno universale, sperimentando liberamente la benefica vibrazione che diffonde. Respira e vivi fluendo, come acqua che scorre per assecondare la corrente del grande fiume e solo così il suo movimento diventa danza e melodia.


Esercitati a riconoscere la coscienza universale OM SO HAM. È ovunque, luce e gioia per l'anima, ed è anche in te, così come in tutto ciò che è.
Questo inno universale celebra l'essenziale unità della vita e il risveglio della coscienza cosmica. È il miglior augurio da diffondere per propiziare un nuovo anno in armonia con i ritmi autentici dell'essere infinito.


Stefano, Mariavittoria, Fabrizio


IMPARA A DANZARE AL RITMO DELLA VITA

"Chi ha immaginazione automaticamente cerca conoscenza, ma chi cerca conoscenza non sempre raggiunge l'immaginazione. E l'Eroe sgombra la strada attraverso una nuova fenomenologia della percezione."







lunedì 14 dicembre 2015

Riconoscere la vita

Vivere è la cosa più rara al mondo
La maggior parte della gente esiste, 
ecco tutto.
Oscar Wilde


Quando ci ricordiamo della vita?

Nell’esistenza quotidiana siamo assorbiti dai problemi, lottiamo, ci agitiamo, non siamo certo interessati a contemplare la natura dell’esistenza. Esercitiamo l’autoconsapevolezza a corrente alternata con esiti titubanti. Eppure non serve essere sul punto di perdere la vita per vederla, come non è necessario uno shock, esemplificato dalla carta della Torre, il XVI Arcano dei Tarocchi, per farcene apprezzare l’importanza e la bellezza.


Questo periodo dell’anno è molto particolare: se da un lato la natura si addormenta, i semi giacciono al buio nel nudo terreno, le creature rallentano i ritmi vitali per far fronte all’inverno, dall’altro la frenetica esistenza umana a dicembre si divide fra le scadenze di fine anno, le festività, i pranzi aziendali, i cenoni e l’esasperazione della tendenza consumistica. Da una parte la natura si contrae, entra in uno stadio riflessivo, dall’altra noi guardiamo all’esterno e soffochiamo il silenzio con un coro di voci disarmoniche. 

Occorre trovare una sintesi verso un equilibrio più rispettoso delle nostre reali esigenze interiori, riconoscere la vita che ci circonda e provare ad entrare in contatto con essa.
Uno spunto interessante per trovare questo equilibrio consiste nel rivolgerci al regno degli alberi. Alcuni di essi, nonostante la stagione rigida, mantengono inalterato il manto sempreverde che li ricopre. Altri, pur nel loro scheletrico apparato di rami e tronchi, conservano intatta la magnificenza e la maestosità della loro presenza. Gli alberi sono creature straordinarie: la vita pulsa in essi indipendentemente dalla stagione e anche d’inverno, sotto la corteccia, c’è un essere vivente che può parlarci se solo sappiamo ascoltarlo.


Se abbiamo un giardino, probabilmente vi è un albero che ci è particolarmente caro, oppure conosciamo un luogo che ospita un albero a noi familiare. Proviamo coscientemente ad entrare in contatto con lui, facciamolo consapevolmente, senza aspettative, solamente con l’intento di connettere la vita che c’è in noi a quella di un altro essere vivente. Prima di stabilire una connessione con un albero, giungiamo a un metro dal suo tronco e fermiamoci, allunghiamo la mano ed entriamo in contatto con la sua energia, chiedendo mentalmente il permesso di avvicinarci ulteriormente. Un leggero pizzicore sul palmo della mano o qualsiasi altro segnale che la nostra sensibilità possa farci percepire, è sufficiente per farci capire che siamo ben accetti. Ora possiamo avanzare, toccare il tronco e sentire distintamente il flusso vitale che scorre in questa meravigliosa creatura. 



Da questa interrelazione traiamo il massimo dei benefici. Entriamo in relazione con la vita in maniera placida, intima, armonica. Siamo sulle soglie di un mondo che procede seguendo ritmi interiori e non dettati dalle convenzioni o da standard preconfezionati; ci affacciamo su energie più limpide, più pure, molto meno affaticate da sforzi compiuti per soddisfare le aspettative altrui. È un luogo di pace, riposante, rilassante, rinvigorente, ritemprante.

Come non può esserci uno scambio vitale importante con una scultura vivente, l’albero, che utilizza per il suo ciclo vitale il nostro prodotto di scarto, l’anidride carbonica, ed espelle l’elemento che ci garantisce la vita, l’ossigeno? 
Alla fine stacchiamoci con dolcezza e ringraziamo l’albero per la straordinaria lezione di vita appena appresa. 

Fabrizio






lunedì 30 novembre 2015

Ricominciare

Come possiamo fare qualcosa di impossibile?
Con entusiasmo.
Paulo Coelho

Ho tratto questa citazione da uno dei tanti intensi dialoghi che animano la trama di Monte Cinque; è il profeta Elia a rispondere all'ovvia domanda posta dagli sparuti superstiti di una città in macerie. Poco prima li aveva illuminati sul senso delle illusioni:

"Voi non avete mai avuto illusioni, ed è per questo che la vostra gioventù si è nascosta. Adesso è il momento di andarla a prendere, giacché abbiamo un sogno comune: ricostruire..."


Ricostruire una città nel deserto, con tutta la sua complessa architettura intrisa di funzionalità e bellezza a misura d'uomo, è un'ottima metafora di quello che comporta rifarsi una vita. Per quanto doloroso possa sembrare, ricostruire dalle macerie è molto più creativo dell'aggiungere o aggiustare ciò che c'è già.
In effetti, non potendo creare veramente nulla dal nulla, poiché anche le invenzioni sono semplicemente realizzazioni materiali di qualcosa che già esiste sul piano metafisico, le nostre “creazioni” saranno tanto più innovative quanto disporremo di materiali grezzi con i quali esprimere la nostra capacità ricreativa (in tutti i sensi di questa parola troppo a lungo sottovalutata).


Certo, non sempre, non ad ogni costo, bensì valutando di volta in volta quanto sia opportuno fare tabula rasa. Smantellare una casa per ricostruirla può sembrare più oneroso di ristrutturare le preesistenze, anche se nel secondo caso l'architetto dovrà affrontare delle limitazioni che potrebbero rivelarsi perfino più stimolanti di una completa libertà. D'altro canto, l'apparenza potrebbe ingannare: quanto può essere creativo un dolce preparato da noi seguendo scrupolosamente la ricetta di qualcun altro, rispetto a una torta preconfezionata che abbiamo decorato in modo molto originale? Probabilmente in entrambi i casi la sostanza non cambierà: mancanza di inventiva, ovvero scarsa autenticità. Tutto dipende dalla consapevolezza delle decisioni che guidano le nostre azioni. Lo stesso si potrebbe dire di un vestito o di una professione: quanto c'è di tuo in ciò che fai e quanto ti rispecchia veramente?


Sia che introduciamo piccoli cambiamenti graduali nella routine quotidiana o ci dedichiamo anima e corpo a una radicale rivoluzione esistenziale, mettersi costantemente in discussione è il modo più sano per rispondere costruttivamente all'impulso evolutivo che ci sprona verso il cambiamento. Scegliere coscientemente di evolvere si rivela un passo decisivo per ampliare gli orizzonti della propria consapevolezza, poiché nei ritmi vitali tutto scorre, tutto fluisce ciclicamente: cambiare per rimanere se stessi (coscienti), morire in vita (distruggere ciò che è vecchio in noi) per vivere in eterno (rinnovare lo spazio interiore). Sono queste alcune delle chiavi di volta nei riti di passaggio che si incontrano lungo il cammino.


Spesso le divinità distruttrici sono le più temute, ma è solo il nostro attaccamento al passato che cerca di evitarle ad ogni costo nel vano tentativo di ignorare l'evidenza della realtà: Shiva il Distruttore, ad esempio, è essenzialmente il dissipatore delle tenebre dell'ignoranza che incatena gli schiavi. In modo analogo, Gesù disse:

"La verità vi renderà liberi"

Ogni paura si affronta con coraggio, e quando la voce del cuore indica il cammino, tutto diventa possibile, l'entusiasmo (la luce del divino che è in ciascuno di noi) può smuovere montagne. Allora, sotto il cumulo di macerie delle illusioni perdute, scoprirai che un sogno attende di essere riportato alla luce della consapevolezza. Ed ecco che il percorso accidentato dell'esistenza diventerà un viaggio cosciente nell'anima del mondo. Oltre le illusioni troverai la tua vera realizzazione.

Mariavittoria 







lunedì 16 novembre 2015

Il tempo della Forza

Gli uomini che non hanno mai tempo 
sono quelli che fanno pochissimo.
Georg Lichtenberg


La giustificazione superba del mondo “moderno” è quella di non avere tempo. Non si ha tempo per leggere, non si ha tempo per cucinare cibi sani, non si ha tempo per fare le cose che piacciono davvero, non si ha tempo nemmeno per prendersi cura di se stessi, ma così qual è il reale messaggio che si sta trasmettendo all’universo? 


Questo atteggiamento equivale al gridare: “Non mi interessa, non è una mia priorità, non ho alcuna intenzione di dedicarmi ad alcuna di queste faccende”. Non avere tempo è uno degli autoinganni più frequenti e collaudati dietro ai quali l’uomo si nasconde per adagiarsi sulla pigrizia o per farsi trascinare dall’inerzia e, in ultima analisi, per stazionare in un’autoindulgenza che blocca l’evoluzione. Un’altra mistificazione globale è la nemesi della prima: non sapere come “ammazzare” il tempo. Si vive la propria vita mossi dall’obiettivo di “far passare qualche ora”, ammorbati dalla lentezza delle lancette e dalla noia esistenziale. Come se occorresse ossessivamente trovare un modo per impiegare il tempo e come se l’obiettivo della vita consistesse nel macinare un secondo dopo l’altro, solo per arrivare alla fine della giornata.


Entrambi gli atteggiamenti nascondono un rapporto alterato con il tempo, che diventa un nemico da affrontare per non farsi travolgere oppure si trasforma in un’entità letargica e amorfa davanti alla quale si cerca di non soccombere.
In realtà il tempo non è una macchina da guerra che ha ingaggiato un’eterna battaglia con gli uomini. Il tempo non è un tiranno, è malleabile, non ha un’esistenza a sé stante, ma è una proiezione indissolubilmente legata alla nostra percezione. Pertanto, occorre prestare attenzione al proprio rapporto con esso e trovare un buon equilibrio, che consta nel non pensare di averne a disposizione una quantità illimitata, onde non incorrere nell’errore di diluire i propri sforzi e le proprie intenzioni in una miriade di rivoli inconsistenti. D’altro canto, non bisogna farsi prendere nemmeno dalla frenesia di beffare il tempo, nel vano tentativo di fare quante più cose possibili, per non correre ossessivamente ed inutilmente avanti e indietro come un pendolo. Non è attraverso il controllo che si può colloquiare con il tempo. Occorre invece scendere a patti, e stipulare un accordo per provare meravigliose sensazioni.


Proviamo a fare questo esperimento.
Se ci troviamo a dover far fronte ad una situazione che implica il portare a termine un compito ingrato, che ci annoia, ed abbiamo la tremenda sensazione della lentezza esasperante con la quale le lancette dell’orologio avanzeranno in questa penosa incombenza, non scoraggiamoci.
Se dichiariamo di voler svolgere questa attività con coscienza e diligenza, cambiando la percezione relativa al nostro compito, dal nulla compare un flusso di energia, il tempo diviene docile e malleabile e la Forza si manifesta. Certo, occorre mettere l’anima, anzi accordare anima e ragione, in quello che si fa, per farlo al meglio e con totale dedizione. Non pensate che fare un lavoro male e investendo poche energie sia redditizio, anzi, tutte le poche energie impiegate saranno spese unicamente per contrastare la pigrizia. La Forza entra in gioco quando qualcuno, coscientemente ed intenzionalmente, consapevolmente e diligentemente, nell’unità di anima e ragione, cerca di fare qualcosa al meglio delle proprie possibilità e capacità. In questo caso, sarà il tempo a seguirci, donandoci tutte le sue benedizioni.
Fabrizio


OPERA IL RISVEGLIO


"Il lavoro di risveglio della coscienza è un'opera di trasmutazione alchemica che ognuno di noi deve compiere all'interno di se stesso, prendendo su di sè la responsabilità per il cammino intrapreso."






lunedì 2 novembre 2015

Affrontare la morte

La prima condizione dell'immortalità è la morte.
Stanislaw Jerzy Lec

Ogni anno in questa data ricorre la Commemorazione dei defunti, istituita dalla Chiesa cattolica attorno all'anno mille e probabilmente ispirata al rito bizantino con il quale si ricordavano tutti i morti, in un periodo coevo alle festività romane dedicate ai defunti, dette feralia perché era usanza “portare” (lat. fero) doni e offerte sulle tombe dei propri cari.
Osservando l'interminabile e composita processione di persone in visita ai cimiteri in questi giorni, con il loro carico di nostalgie, tristezze, rimpianti, ma anche rancori e risentimento, viene spontaneo interrogarsi sul rapporto che gli esseri umani hanno instaurato con la morte, specialmente in Occidente, e mi sovviene una celebre costatazione del Dalai Lama:

Gli uomini vivono come se non dovessero mai morire e muoiono come se non avessero mai vissuto.

Certamente, a questo mondo si arriva piuttosto impreparati: alla nascita non ci viene fornito un “manuale di istruzioni”, per vivere è necessario imparare o ricordare tutto da sé, e già questo dice molto del generale stato di inconsapevolezza in cui versa l'essere vivente, ma cosa ancor più notevole, la maggior parte delle persone si lascia cogliere di sorpresa anche al momento della morte, che diventa così l'ultimo ineluttabile shock di una lunga serie di traumi apparentemente inspiegabili. Eppure, una maggiore consapevolezza della morte può rivelarsi fondamentale nel percorso che porta a cogliere il senso della vita.


Non so dire se l'essere umano giungerà mai a comprendere cosa sia effettivamente la vita, tuttavia, una semplice scorsa al significato letterale dei principali lemmi escatologici offre preziosi spunti di riflessione. Consultando un qualunque dizionario possiamo leggere le seguenti definizioni:
  • ESISTENZA: il far parte delle cose vere e reali.
  • VITA: il tempo compreso tra la nascita e la morte.
  • NASCITA: venuta al mondo, inizio della vita.
  • MORTE: cessazione irreversibile di ogni attività vitale in un organismo umano, animale o vegetale.
Significativamente, la definizione più vaga riguarda il concetto di esistenza, evidentemente una condizione che include ma non si limita alla vita, che al contrario è circoscritta sia in termini temporali (il periodo tra la nascita e la morte) sia spaziali (l'esistere nel mondo in un organismo psicofisico). Dunque, anche se il percorso dell'esistenza di ciò che è vero e reale continua, la morte sancisce il capolinea del viaggio chiamato vita.
La consapevolezza della morte mette a nudo una verità inconfutabile: essere vivi significa avere ancora del tempo nel mondo e un corpo a disposizione. In questo senso, non vi è nulla di più democratico della morte per ricordarti, per tempo, di essere in vita e riportarti al vero Lavoro: risvegliare la macchina biologica e uscire dall'inganno del tempo tiranno.


A volte si sente dire che “il tempo è denaro” (un film del 2011, In Time, esplora questo paradosso della realtà fino alle sue estreme conseguenze sociali), ma potremmo anche affermare che la vita si misura in unità di tempo, la cui percezione è però totalmente soggettiva: cos'è l'immortalità se non un salto qualitativo tale da annullare ogni necessità di quantificare il tempo? Per ciò che è vero e reale, quindi immortale, il tempo è irrilevante, mentre ogni creatura vivente esiste all'interno di uno spazio e di un tempo limitato. Il tempo e l'organismo psicofisico sono le principali risorse, inestimabili e limitate, a disposizione dell'essere vivente, e il loro utilizzo è ciò che fa la differenza nella vita. In definitiva, la padronanza di Sé, anche in termini di consapevolezza nel continuum spaziotemporale, è l'unica possibilità per uscire dall'illusione ed accedere all'autentica libertà dell'essere.


Si narra che Salomone, il più saggio tra i re d'Israele, profondo conoscitore di angeli e demoni, nonché dell'animo umano, indossasse sempre un anello con incisa una scritta da consultare ogniqualvolta dovesse prendere una decisione. L'incisione riportava le seguenti parole: Anche questo passerà. L'equanimità e la retta predisposizione all'azione nascono dalla netta consapevolezza che tutto è transitorio nella vita.
Ancora più incisivo era il memento mori dell'antichità latina, ovvero Ricordati che devi morire, un eloquente monito che si soleva bisbigliare alle spalle dei grandi condottieri nel momento del loro massimo trionfo, per evitare che superbia e vanagloria ne offuscassero l'intelletto e la condotta.
Ed ora presta attenzione: ti propongo un esercizio per corroborare all'istante la tua consapevolezza.
Qualunque cosa accada dopo la morte, è certo che non avrai più tempo e non avrai più un corpo per interagire nel mondo fisico. Allora due domande riassumeranno la storia della tua vita:

Come hai speso il tuo tempo?

Come hai utilizzato il tuo veicolo corporeo nel mondo?

Le risposte potranno non piacerti, ma a quel punto sarà troppo tardi. Rendertene conto adesso è quindi essenziale, perché finché sei in vita hai ancora tempo e spazio per riscrivere la tua storia. Di fronte al dubbio o alle avversità, ricordati che devi morire!
  • Ricordati che devi morire! Cos'è davvero importante adesso? Cosa stai rimandando nell'illusione di avere tutto il tempo del mondo?
  • Ricordati che devi morire! Quanto valgono i tuoi pensieri fissi, le tue ansie e preoccupazioni alla luce di questa consapevolezza?
  • Ricordati che devi morire! A cosa e a chi intendi dare spazio e tempo adesso?
Tutto può accadere in un istante, se fosse l'ultimo giorno della tua vita cosa faresti? A quali cose e persone daresti davvero importanza? Scrivile subito su un foglio e ricordale sempre nei tuoi pensieri, nelle tue parole e nelle tue azioni.
Non sai quando morirai, non puoi saperlo esattamente, e nessuno può arrogarsi il diritto di stabilirlo, ma hai tutto il potere di decidere come vivere adesso e fino all'ultimo istante.
Ecco come la consapevolezza della morte all'improvviso può restituirti alla vita e portarti ad accorgerti di ciò che è vero e reale.
Mariavittoria


 IMPARA AD AFFRONTARE LA MORTE
E RISCOPRI IL SENSO DELLA VITA

"Ogni viaggio sciamanico è unico, e l'unicità di un viaggio sicamanco consiste nell'esser sempre lo stesso eppure diverso...Un viaggio sciamanico è un viaggio in discesa, non il salita, nei livelli organici, e poi avviene la risalita alla normale vita sciamanica."




"Proprio come i lobi del cervello umano periodicamente trasferiscono un'attività da uno all'altro, dall'emisfero sinistro al destro e dal destro al sinistro, allo stesso modo l'insegnamento, il dharma, si trasferisce da una parte all'altra del mondo...Così questo libro è il risultato della solita combinazione di insegnamento appreso e di esperienza su questi stati e sulle loro conseguenze. In realtà, ci sono davvero pochi individui in giro che conoscono queste cose, come scoprirete presto se cominciate a giornozlare sperimentado davvero questi stati e queste idee. Potrebbe anche accadere che mentre imparate a gestire la morte e la rinascita, intanto impariate a gestire la vita."